BehindTheScenes: Intervista a Gian Marco e Giuseppe di Sei tutto l’indie di cui ho bisogno

Dopo aver intervistato le band che suoneranno al Sei tutto l’indie fest di sabato 13 Maggio al Monk di Roma, è la volta di conoscere meglio Gian Marco Perrotta e Giuseppe Piccoli, ideatori della pagina Sei tutto l’indie di cui ho bisogno e organizzatori del festival.

 

Come è nata Sei tutto l’indie di cui ho bisogno?

G.M: Sei tutto l’indie di cui ho bisogno nasce nell’ottobre 2013 dall’incontro tra me, Gian Marco Perrotta, e Giuseppe Piccoli, per caso coinquilini. Ci siamo trovati in sintonia sin da subito sia dal punto di vista musicale in senso stretto, che critico nei confronti di ciò che stava accadendo nell’industria della musica in quel periodo. Una sera come tante durante una partita alla play, in particolare a PES 2010, banalmente pensammo bene di condividere con amici e conoscenti tramite Facebook ciò che più ci piaceva ascoltare. In quel periodo ci risuonava nelle orecchie Pornobisogno del Management del dolore post-operatorio e all’improvviso, tra i vari nomi più bizzarri, Gian Marco esclama: “Sei tutto l’indie di cui ho bisogno!”. In pochi giorni Giuseppe creò logo e pagina ed iniziammo la nostra avventura.

 

Qual è tutto l’indie di cui abbiamo bisogno? C’è un artista che più di altri soddisfa questo bisogno?

G.M: L’indie di cui abbiamo bisogno è un concetto che in realtà si evolve continuamente, non è altro che la voglia di ricerca, conquista e di soddisfazione nell’instaurare un rapporto diretto sia con l’artista che con la musica stessa.

Più che l’artista direi gli artisti. Sono tanti ed ogni giorno diversi. Entrambi abbiamo periodi in cui ci focalizziamo su un determinato album, EP che sia, ma ogni giorno siamo alla ricerca di cose nuove, realtà da condividere. Perché l’indie non è un genere, ma un approccio!

 

Vi aspettavate di avere tutta questa popolarità?

G.M: Assolutamente no, è nato tutto per gioco. Con il passare del tempo abbiamo riscontrato consensi positivi da parte dei followers che interagendo tra di loro ed imponendo il proprio pensiero hanno portato la community ad essere un vero e proprio punto di riferimento sulla musica indipendente italiana.

 

Da blog e pagina facebook siete diventati una community molto seguita, prima, e un’etichetta discografica dopo. Quando avete capito che potevate fare sul serio e offrire sostegno e supporto agli artisti?

G: Quando la community è cresciuta abbiamo afferrato le potenzialità a livello di capacità promozionale della nostra pagina. Se ne è accorta anche un’etichetta lucana, Diavoletto Netlabel, che ci ha proposto di collaborare al lancio di diversi progetti, offrendoci il management e la strategia di comunicazione di band da noi selezionate. Per noi è stata un’offerta molto entusiasmante, ne è nata una vera e propria joint venture, che ci ha permesso di sostenere progetti molto fighi come Portobello, La Ragazzina Dai Capelli Rossi e The Wanderer.

 

C’è un artista che vi siete pentiti di non aver prodotto? E uno che vorreste produrre?

G: A febbraio 2015, in tempi non sospetti, uno dei primi artisti che contattai per proporre un progetto con l’etichetta fu Calcutta, ma lui aveva già preso accordi con la sua attuale label. È stato un piccolo rimpianto ma direi che per Edoardo è andata più che bene e per questo sono contento per lui! Artisti che vorremmo produrre ce ne sono molti ma per il momento non ci sbilanciamo!

 

Com’è nata l’idea del festival e come avete scelto gli artisti?

G.M: L’idea del festival era in cantiere da parecchio tempo ma soltanto a febbraio abbiamo deciso di iniziare a lavorare su un qualcosa che poteva riunire sia le persone che ci seguono già, sia persone che magari vogliono conoscere questa realtà. La scelta degli artisti non è stata per nulla semplice, i nomi in ballo erano davvero tanti ma purtroppo le circostanze ci hanno portato a ridurci al minimo indispensabile per vari motivi. In ogni caso la line-up è di tutto rispetto e prevede sia artisti emergenti come Chiara Monaldi, Giuseppe Catanzaro, Portobello e Mòn, sia realtà già affermate in Italia: Mary in June e Pinguini Tattici Nucleari.

Abbiamo anche deciso di affiancare ai live un mercatino all’esterno dove saranno presenti illustratori ed espositori per rendere il tutto ancora più coinvolgente.

 

Ci raccontate cos’è e come è nata Loveground?

G: Nasce dagli isterismi delle chiacchierate Skype tra me e Gabriele Naddeo di Talassa. L’idea è quella di creare un network indipendente di pagine Facebook, webzine e web radio che segnalino ogni mese i migliori pezzi emergenti ed indipendenti del mese precedente, postando la stessa playlist contemporaneamente sulle proprie pagine Facebook. Attualmente ne fanno parte: E Q U I N D I E ?, Hipster Democratici HD, Indie Italy, Indieani Metropolitani, Il Dottor Divago, INDIEfferenti, Jolly Blu, Le Rane, Nonsense Mag, Qube Music, Sei tutto l’indie di cui ho bisogno, Strawboscopic, Talassa.

 

Quali sono le maggiori opportunità che può creare?

G: Sicuramente attirare l’attenzione per artisti emergenti attraverso il megafono di ben tredici pagine Facebook. Inoltre è un’ottima opportunità per le diverse realtà coinvolte di creare collaborazioni e partorire idee anticonvenzionali.

 

Autore dell'articolo: Giorgia Molinari

Giorgia Molinari
Nasce nello stesso paese di Martufello, dove cresce mangiando crostatine alle visciole. Scegliendo di seguire i sogni, si iscrive ad Archeologia innamorandosi della preistoria anatolica. La vita da pendolare non fa per lei: impacchetta la sua roba e approda a Rebibbia insieme al pappagallo Rio; a casa giù torna spesso, ché 90km son troppo pochi per fuggire davvero. Vorrebbe essere una bolla di sapone, crede di essere una volpe selvatica, in realtà cerca di fare tutto incastrando vita e accolli.