No Report – Chilly Gonzales, il genio della musica postmoderna a Roma

È apparso sul palco quasi con un balzo, Jason Beck alias Chilly Gonzales in vestaglia di seta rossa, pantofole e calze in tinta… e colui che abbiamo davanti è senza alcun dubbio uno dei più interessanti musicisti contemporanei della scena mondiale.

Il primo brano in scaletta è suadente, inebriante, ma è solo un piccolo assaggio, un cenno allo spettacolo che da lí a poco ci vedrà fortunati spettatori. In un attimo l’impulso creativo totale del pianista canadese si dispiega estroso e travolgente, come in tutti i suoi live, forte di una follia creativa che Gonzales riesce a tradurre al cento per cento in altissima intelligenza compositiva.
Si susseguiranno brani di musica contemporanea postmoderna dalla sensibilità pop, realizzati intorno a un cantato rap e ai costrutti della musica elettronica: chi abbiamo davanti è un guru della “musica totale”.

Chilly Gonzales in musica fa esattamente tutto ciò che vuole.

Pianista, songwriter, rapper, compositore, ma anche produttore e brillante saggista, che tra concerti pirotecnici, dischi stupefacenti, libri, film ed esilaranti lezioni di piano, qualche tempo fa è riuscito anche a stabilire il Guinness di performance solista più lunga di sempre: 27 ore, 3 minuti e 44 secondi di musica suonata al piano in solo.

Sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma racconta di essersi molto divertito la volta in cui era stato a Roma sette anni prima e certamente mai avrebbe potuto deludere i nuovi ospiti del suo salotto.
Quindici i brani in scaletta tra cui spiccano Sample This, Prelude To a Feud (che introduce con dei versi reppati sul suono del suo metronomo, “strumento diabolico per tenere il tempo”), Be Natural (con i suoi tanti silenzi, che destreggia con grande ardore). E poi anche The Grudge (il ghigno) eh sì perché, ci confida, chi sta sulle scene in maniera autentica lo fa certamente anche perché qualche problema ce l’ha…  “Io suono certamente per l’amore per la musica ma anche perché odio la mia famiglia!” .

Ironico, eclettico, istrionico, è accompagnato in questo concerto dal Kaiser quartet, un quartetto d’archi dal quale al momento non pensa proprio di separarsi e che presenta come i “campionatori più costosi al mondo”, che si esibiranno anche in un pezzo con cassa dritta! su versi reppati dal nostro sorprendente e perfetto “Gonzo”, come spesso viene chiamato e ama lui stesso chiamarsi.
Dal piano si sollevano frequenze basse alte fino al cielo all’interno di una miriade di suoni polifonici disposti in costellazioni sconfinate. E poi costruzioni prog, accordi sospesi, tanti arpeggi, un brano romantico, il numero 13 della scaletta, totalmente suonato al buio, per riservarci quindi un finale sulle note della celebre melodia de Il Padrino, in una sua versione diamonica e piano, con cantato rigorosamente rap!

L’11 novembre 2017 la sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della musica di Roma, per una sera, diventa un Gonzervatory di cui a lungo si conserverà memoria e mai tanto come in casi come questo “parlare di musica è come ballare di architettura” (cit. F. Zappa), perché le parole non potranno mai raccontare ciò che lì è avvenuto, per tutti noi spettatori di un concerto dalla grande potenza eclettica in eclissi totale di definizioni pronunciabili dagli accademici della musica.

Autore dell'articolo: Simona Manuli

Simona Manuli

Artista e creativa, appassionata di arti, viaggi, continue scoperte. Proviene da studi umanistici e di legge, passa per le arti performative e da qualche tempo lavora nell’industria della musica. Al momento risiede a Roma.