No Review – Current Swell – When To Talk and When To Listen

I Current Swell hanno avuto la grande maestria di costruirsi una loro fan base all’esterno dei confini del freddo Canada in tempi brevi, considerando il loro esordio, poco più di una decade fa.

Il nuovo lavoro uscito da alcune settimane, dal titolo “When To Talk and When To Listen” però, presenta tutte le mancanze di cui il gruppo, che ha pur fatto qualche opera degna di nota, si è contornato nel corso della carriera.

Rimane comunque bello pensare ai quattro: Scott Stanton, Dave Lang, Ghosty Boy e Chris Petersen, che vagano nella loro musica, ma come scrive Andrew Sean sul pezzo di narrativa settimanale del New Yorker: “He loves it, but he feels that there is a trick. There’s always a trick”. I loro tuffi nel corso degli anni tra lo ska, il reggae, il blues, il rock e il pop non danno un’impronta eclettica, ma confusa, e rimane difficoltoso capire al meglio la collocazione di questo nuovo lavoro.

 

La mancanza principale è di autenticità, anche perché nei pezzi strutturalmente non c’è niente di male e ci sono buone chicche come “Marsha” o “Woman In White”. Si ha l’impressione di stare davanti ad un fuoco dove è proibito bruciare marshmellow, arrostire carne, buttare i rametti e ustionarsi responsabilmente. Il freno a mano è tirato, forse eccessivamente.

Realmente sono dispiaciuto per la riuscita, le premesse erano ottime e forse bisogna adattare questo disco alla frase di Irving: “(Album) is like a lawn where every roughness is smoothed, every bramble eradicated, and where the eye is delighted by the smiling verdure of a velvet surface”.

Il velluto ha una peculiarità, rimane liquido al tatto e seppur affascinate si perde tra le dita: forse è proprio questa la pecca del lavoro dei Current Swell, la liquidità, l’adattabilità. I pezzi sono degli ottimi intermezzi nelle proprie playlist, ma niente è eccessivamente incisivo: un disco da sufficienza, che rimane seduto sui suoi suoni senza osare troppo.

 

Autore dell'articolo: Gianluigi Marsibilio