Nonsense – La realtà virtuale e le simulazioni digitali nella musica, intervista con Lisa Aufegger

Entrare nella testa di un musicista non è semplice: cercare di aiutare un violinista, un batterista, un chitarrista durante una prestazione live è difficile, ma Lisa Aufegger, dell’Imperial College di Londra, insieme ad altri ricercatori, ha messo a punto una simulazione in realtà virtuale di vari ambienti scenici. L’idea è quella di temprare il musicista che delle volte è incredibilmente preparato dal punto di vista tecnico, ma molto poco nel suo approccio con il pubblico. La scienziata ci ha raccontato a 360 gradi, in pieno stile della loro simulazione, l’idea dell’esperimento.

Prima curiosità, come avete costruito il vostro set per i musicisti?

Abbiamo cercato di creare un set che fosse convincente per i musicisti, generando un ambiente di back-stage e on-stage, abbiamo utilizzato un’astrazione selettiva di funzioni chiave che sono coerenti in una vasta gamma di locali classici in cui si fanno performance nel mondo occidentale. La selezione di queste caratteristiche è stata fatta tramite delle interviste con musicisti avanzati, sulle loro esperienze e percezioni di esecuzione e su ulteriori interventi incentrati su ambienti di performance. Questo ci ha aiutato a identificare e ricreare caratteristiche comuni come l’interazione con un gestore di backstage, il rituale di camminare sul palco, l’illuminazione appropriata, le indicazioni sonore e fornire un pubblico virtuale realistico, interattivo e il pannello di audizione virtuale.

Quale categoria di musicisti era più scettica e insensibile all’esperimento?

Abbiamo eseguito principalmente i nostri esperimenti con i violinisti, il che significa che non abbiamo informazioni sui livelli dello scetticismo tra i vari strumentisti. Tuttavia, in base al nostro studio qualitativo, sappiamo che i musicisti hanno interpretato la simulazione con un grado di scetticismo, ma anche di curiosità. I musicisti hanno espresso scetticismo in termini di efficacia delle simulazioni, in particolare su quanto realistica l’esperienza di esecuzione sarebbe stata se confrontata con una reale performance e come potrebbe, mentalmente e fisicamente, influenzarli come esecutori: ciononostante, i musicisti hanno anche espresso curiosità sia in termini di ambiente, di prestazione o di effetto, che le simulazioni possono suscitare.

Come pensi di poter applicare VR e le simulazioni nella musica e nella formazione del musicista?

Un momento critico nello sviluppo di un musicista è quando lui sta sviluppando le sue abilità nel corso del tempo al conservatorio, dove ci si prepara per una professione in questo campo. In questo clima i musicisti, dietro ore di pratica, riescono a sviluppare perfettamente le loro competenze. Tuttavia anche se la pratica riceve molta attenzione, meno sviluppata è la ricerca per i musicisti nel riuscire a sviluppare confidenza e attitudine positiva alla preparazione e alla revisione delle loro prestazioni. A differenza della pratica deliberata, dove i musicisti hanno il pieno controllo sul loro comportamento nelle singole sessioni di esercizio, lo sviluppo di un atteggiamento positivo e di fiducia è esposto maggiormente alle singole circostanze durante un live, incluso lo stato dei musicisti (ad esempio auto effettività), il supporto del pubblico (ad esempio applausi) o le caratteristiche dell’ascoltatore (ad esempio l’umore e la familiarità con il repertorio). Un promettente approccio formativo che fornisce ai musicisti un’impostazione di meno variabilità situazionale, meno rischi e “nessuna conseguenza” è dato da ambienti di prestazioni simulate o applicazioni di realtà virtuale. Entrambe queste applicazioni forniscono feedback in tempo reale e consentono all’utente di suonare in un ambiente che “sembra reale, agisce in maniera reale con suoni veri”. Le applicazioni vanno dai display VR agli ambienti digitali complessi: scopo principale è di sviluppare, valorizzare e sostenere le competenze relative alle prestazioni riguardanti il settore d’interesse. Credo che le simulazioni e le applicazioni VR abbiano un grande potenziale come strumento di formazione, per diversi strumentisti e livelli di competenza.

Quali emozioni vengono provate durante questo tipo di esperimenti?

Nei miei studi dimostro che i musicisti sperimentano sentimenti simili a quelli di una reale prestazione (fisicamente e mentalmente), portandoli ad una maggiore percezione dell’autenticità. Tuttavia, un’analisi dettagliata su come l’interazione (comportamento dei musicisti) cambia durante la simulazione è ancora da condurre.

Cosa è venuto fuori dalla simulazione, dal punto di vista ambientale, per i musicisti?

Considerando la ricerca eseguita nel dominio musicale, la formazione della simulazione è stata convalidata solo con protocolli di riduzione dell’ansia anziché con strategie di miglioramento delle prestazioni. I risultati di questi studi sono misti (alcuni musicisti hanno sperimentato una diminuzione dell’ansia delle prestazioni, altri non lo hanno fatto). Nei miei studi ho dimostrato che i musicisti hanno sperimentato la simulazione come un’opportunità per rafforzare gli atteggiamenti positivi verso la preparazione, la realizzazione e la revisione delle performance, segnalando un interesse per la formazione di simulazione come un intervento per facilitare una più profonda conoscenza dei processi fisici e psicologici in atto durante i live.

Come migliorare l’esperienza di simulazione per il prossimo esperimento?

L’allenamento nella simulazione e le applicazioni VR per i musicisti possono essere migliorate fornendo un feedback reale delle loro risposte fisiche e psicologiche: ad esempio frequenza cardiaca e respirazione, prima, durante e dopo le loro prestazioni. Questo sarà utile per facilitare una maggiore consapevolezza nelle prestazioni mentre si sta facendo un live in un ambiente relativamente sicuro e in condizioni di esposizione ridotta.

 

Autore dell'articolo: Gianluigi Marsibilio