No New -LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI – GLI EPHIMERA

 

Il 2017 è già, ad appena tre mesi dal suo inizio,  un anno di ottime opere prime, da Giorgio Poi a Cambogia ad un gruppo come gli Ephimera, che con Ora o Mai Più vogliono inserirsi in un contesto fatto di rock 2.0 e cantautorato pop dai testi immediati e abbastanza classici.

Noi li abbiamo incontrati per farci raccontare come è nato il loro primo disco e cosa si aspettano dal futuro.

La prima traccia del disco si chiama “Spara”. A chi vorreste metaforicamente sparare con questo lavoro e come sperate di colpire emotivamente l’ascoltatore?

Se a “Spara” si vuole dare il senso di colpire, senza dubbio speriamo di colpire, ovviamente piacevolmente, quanto più pubblico possibile. Ci siamo impegnati molto per portare a termine questo primo disco e per farlo nel migliore dei modi. Durante la composizione, la scrittura dei testi e soprattutto poi la fase di arrangiamento abbiamo provato a dare importanza ai dettagli; abbiamo provato a non essere mai troppo scontati o banali. Nel disco c’è la storia di ognuno di noi; tutti i nostri sentimenti, risentimenti, stati d’animo, vissuti, non vissuti e rimpianti e abbiamo lasciato che uscissero fuori, semplicemente. L’ascoltatore vorremmo percepisse tutto questo, perché un lavoro è ben riuscito quando si crea un legame tra band, canzoni e pubblico.

Il vostro stile è una commistione di generi, anche molto diversi tra loro. A cosa vi sentite legati principalmente? Come i vostri ascolti hanno influito sul sound del gruppo?

La domanda che ci viene posta più frequentemente, ed è normale, è “che genere fate?”. A questa domanda, ancora oggi, non sappiamo dare una risposta chiara. Facciamo fatica ad etichettarci in un genere proprio perché ognuno di noi viene da esperienze musicali ed ascolti completamente diversi ed inevitabilmente questo si riflette sull’apporto che ognuno di noi dà al sound degli Ephimera. Il filo conduttore è sicuramente il rock a cui si aggiunge qualche ascolto un po’ più “sperimentale” come ad esempio Bjork, The XX, Daughter, CocoRosie e così via.

Come vi sentite cambiati dal primo EP? In cosa siete, secondo la vostra opinione, migliorati?

Sicuramente a livello compositivo siamo molto cambiati; rispetto al nostro Ep, “Ora o mai più” è un lavoro molto più maturo. C’è da dire che non è stata una scelta ponderata, ma è avvenuto tutto molto naturalmente. Ci siamo evoluti perché siamo maturati sia sotto l’aspetto prettamente musicale che umano. In fase di arrangiamento proviamo mille soluzioni diverse e cerchiamo quella più funzionale per far sì che il pezzo sia più coerente possibile. Facciamo attenzione ai suoni e soprattutto abbiamo capito che bisogna essere disposti anche a “sacrificare” un pochino il proprio strumento se il sound di un brano lo richiede.

Come fa una band molto giovane a cercare i propri automatismi in studio e sul palco?

L’esperienza ed il duro lavoro aiutano. Bisogna suonare, tanto, ovunque. Le serate peggiori però sono quelle che aiutano sicuramente di più; sono quelle che formano di più. Si parte da quello che non va, ci si lavora e si raggiunge un equilibrio, che a sua volta porta ad una certa sicurezza. Questo principalmente sul palco, perché in studio tutto funziona diversamente e per quanto ci si arrivi più o meno preparati, metronomo, cuffie, e “rec” giocano spesso brutti tiri.

Qual è il vostro mantra come band?

In realtà non abbiamo nessun mantra, però, ora che ce lo avete fatto notare, a pensarci bene ci servirebbe.

Come avete vissuto il contatto con lo studio di registrazione per il vostro primo vero lavoro?

L’esperienza della registrazione per una band è sicuramente tra le più belle, al tempo stesso, come dicevamo prima, è anche una delle più dure. Prima di entrare in studio per registrare “Ora o mai più” abbiamo lavorato alle pre-produzioni. Abbiamo registrato tutti i brani, li abbiamo ascoltati e riascoltati, abbiamo scelto i brani da includere, quelli da “scartare”, abbiamo modificato le strutture di alcuni brani perché ci convincevano di più. Fatto ciò, ci siamo rintanati in sala e abbiamo provato e riprovato tutti i brani del disco per metabolizzare tutti i cambiamenti; ci siamo sentiti pronti, siamo entrati in studio e … l’ansia ha avuto senza dubbio la meglio. È stato psicologicamente difficile, anche perché mantenere la concentrazione per ore non è facilissimo, ma ci siamo molto divertiti e anche questo ha contribuito ad essere quello che siamo oggi e che diventeremo in futuro.

Autore dell'articolo: Gianluigi Marsibilio