No Interview – Gianluca De Rubertis ci parla di “UN TOUR À LA NOTRE”

Quando due cari amici, con una smodata cultura musicale alle spalle, sostenuta da una passione profonda per le sette note, si incontrano e decidono di portare in tour i propri repertori, non può che venirne fuori un successo. Dellera e De Rubertis hanno emozionato nel loro viaggio in duo, catturando completamente coloro che hanno avuto la fortuna di averli nelle proprie città, regalando uno spettacolo originale, pieno di suoni, di brani dei loro repertori e di tributi ad artisti spesso dimenticati.

Ho incontrato Gianluca De Rubertis, proprio sul finire del tour, per farmi raccontare questa esperienza. Quando si incontra un artista così versatile e preparato, che stimo immensamente, è impossibile non divagare e ne è venuta fuori una chiacchierata che è partita dal tour, ma che ha toccato tantissimi temi.

Prima di lasciarvi all’intervista vi ricordo che il 6 dicembre si esibiranno al Planet di Roma, per un’ultima, speriamo per ora, imperdibile data del tour!

Intervista a cura di Egle Taccia

Vi conoscete da molto…ricordate il vostro primo incontro?

Mah, la primissima volta era forse a LA CASA 139, che era un po’ il posto di ritrovo a Milano per tutti i musicisti. Era un posto storico, che raccoglieva tanti musicisti, appunto; penso che sia stato lì, credo nel 2008, nei primi anni in cui ero a Milano.

Com’è nata l’idea di questo tour insieme?

Sai, non lo so com’è nata, tante cose coincidevano, usciva il suo lp, usciva il mio lp, e abbiamo la stessa casa discografica, abbiamo fatto tante cose insieme nelle rispettive carriere, siamo amici, ci troviamo bene insieme, in più questa formula di fare un pezzo a testa era stata provata una volta a dicembre l’anno scorso ed aveva funzionato, poi visto che eravamo liberi e coincideva l’uscita del vinile, sia mio che suo, abbiamo pensato di portarla per un mesetto in giro.

Qual è il brano che preferisci del suo repertorio?

Mah, forse tra gli ultimi “Siamo Argento”, perché è veramente una canzone speciale, poi lo avevo anche aiutato a scrivere il testo di quella canzone, per cui mi sento legato maggiormente per questo motivo; mi sento legato perché ci sono entrato dentro, non perché abbia scritto io delle cose, ma perché la canzone è straordinaria a prescindere dal mio contributo. Però appunto l’ho conosciuta bene dall’interno anche durante la sua costruzione, quindi forse è per quello che la preferisco.

Sai invece qual è il brano che Roberto preferisce del tuo repertorio?

Ah no, assolutamente non lo so.

Che ne pensi di questo recente successo dell’indie pop?

Cos’è l’indie pop? Io non lo conosco. Non lo ascolto, non è neanche un genere, cos’è l’indie pop? Non esiste neanche il genere catalogabile. Indie non è stato mai un genere, anche se è una parola che si è sempre usata per esprimere un certo tipo di musica, ma indie in realtà tutto può indicare tranne che un genere musicale. Io ho dato una definizione, qualche tempo fa su facebook, parlando della stessa ondata, dello stesso fenomeno di cui parli, l’ho chiamato click pop, che mi sembra più azzeccato. E’ un pop da cliccare, non da ascoltare.

Pensi che questo fenomeno sia un riflesso della crisi dei talent e che per questa ragione le major stiano andando a pescare dal mondo alternativo?

Ma no, guarda, questa cosa hanno cominciato a farla anni fa; col Genio siamo stati i primi ad inaugurare questo fenomeno. Quando Universal è arrivata e ha licenziato il primo album del Genio sembrava una cosa impossibile. Chi mai ci avrebbe scommesso? Le major lo fanno perchè il mercato per loro è crollato, la mole di vendita e di stampa dei dischi, che una volta era la prima risorsa, è crollata in maniera così terrificante che hanno capito che a un certo punto va bene anche vendere un po’ meno alcune cose, che ne venderebbero ancora di meno se non intervenissero loro con una fortissima promozione.

Nel caso tu ti stessi riferendo invece a Manuel Agnelli,  in questo caso non so quanto c’entrino le major, credo che sia una sua scelta personale, in risposta a un invito da parte di una redazione televisiva. E’ stato probabilmente chi sta dietro alla trasmissione che è andato a cercare un personaggio giusto, alternativo, ficcante, che potesse in qualche modo sostituire Morgan per quello che un po’ rappresentava.

Tu a cosa ti riferivi?

Mi riferivo un po’ a tutto, sia alla presenza di Manuel Agnelli a X Factor, sia al recente successo radiofonico e televisivo della scena pop alternativa, ad artisti come Calcutta, Thegiornalisti, ecc. che stanno avendo anche un’attenzione da parte del mainstream…

Siamo stati i primi con il Genio a fare queste cose; noi non abbiamo mai voluto partecipare alle trasmissioni televisive, o diventare dei personaggi televisivi, ma non c’è nulla di male se qualcuno cavalca quell’onda e ci guadagna un po’ di fan.

Qual è stato secondo te il miglior periodo della nostra musica?

Sicuramente non soltanto della musica… ci sono periodi in cui una nazione vive un minimo di fioritura in tutti i campi. Se parliamo della nostra recente Italietta, cioè della democrazia della Repubblica italiana, che c’è da pochissimo ma è già stanca, il periodo migliore in assoluto è il Rinascimento, il Cinquecento (ride), e per la musica, l’Ottocento, con Rossini e Puccini, ma anche nel Novecento ci sono stati dei momenti fulgidi. Negli anni ’60 invece il cinema ha dato una spinta notevole anche alla musica e moltissimi compositori straordinari hanno fatto delle cose pazzesche. La punta dell’iceberg è certamente Ennio Morricone, ma sotto ci sono Trovajoli, Nino Rota, Piero Umiliani, Piero Piccioni, Pregadio, Martelli, cioè tutta una serie di musicisti, con due palle proprio tridimensionali, in confronto ai quali tutti coloro che strimpellano la chitarra oggi, compreso anche il sottoscritto, siamo un po’ dei mezzi deficienti.

Ti ho fatto questa domanda perchè portate sul palco anche molte cover di artisti importanti per la nostra musica, penso a Battisti, Branduardi, Tenco e mi chiedevo in base a quali motivazioni avete scelto i brani?

Gusti personali e basta, non c’è nessuna motivazione dietro.

Questo tour potrebbe essere il preludio di un progetto insieme?

Mah, no, guarda non c’è assolutamente questa intenzione, però chi lo sa che non si faccia qualcosa insieme, come registrare un paio di cover che ci sono riuscite particolarmente bene… ma no, diciamo che la risposta ufficiale è no.

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!