No Art – Le Luci della Centrale Elettrica: l’art review di “Terra”

Un’allegra musica africana, rappresentata dai vivaci tamburi in primo piano, é la prima cosa che colpisce, arrivando fin dentro le vene. Ma a contrastarla il grigio malessere della società moderna: la solitudine. Ed ecco quindi un bambino, avvolto da una coperta termica, simbolo di un “viaggio disorganizzato”, completamente solo, circondato da bombe, armi, guerra.

Dietro di lui si innalzano 7 palazzi enormi. Il numero 7 fa riferimento alle ” seven magic mountains”, immagine della copertina dell’album, ma qui di magico non c’è nulla; infatti, sono palazzi senza colore,trasparenti, vuoti, così come lo è la società di oggi, diventata tale anche con l’ausilio del cattivo uso della tecnologia, rappresentata da antenne wi-fi sopra i grattacieli.

Il cielo grigio, squarciato dal fulmine, simbolo di tempesta, di rumore e di paura, lascia spazio a un angolo di cielo blu, sereno e stellato ed é qui che punta il palloncino a forma di razzo con il simbolo della pace. Una pace desiderata, sperata, la si vorrebbe vedere volare e raggiungere ogni parte del mondo ma un filo la ancora al polso del bambino e la rende incapace di decollare; una “pace che tornerá polvere”.

Infine, il vulcano con la lava, insieme alle pozze di acqua e al cielo, rappresentano gli elementi che danno vita e nome a questo album de Le Luci della Centrale Elettrica: “TERRA”.

Art Review ad opera di Valentina Wrzy

 

Autore dell'articolo: Redazione Nonsense

Redazione Nonsense
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