No Book – Taobuk 2017 – Isabel Allende si racconta a Catania

Nei prossimi giorni vi racconteremo alcuni degli appuntamenti di Taobuk, il Taormina Book Festival che si è appena concluso e che ha visto arrivare in Sicilia alcuni dei più grandi scrittori del mondo.

Quest’anno per l’anteprima della manifestazione c’è stata la sorpresa del Teatro Greco Romano di Catania, che ha ospitato una delle più grandi voci della letteratura cilena, Isabel Allende.

Vi confesso che quando ho letto la notizia della sua partecipazione al festival, quasi stentavo a crederci. Come immaginavo, affacciandomi sulle gradinate del teatro, ad attendermi c’era il pienone dei tanti appassionati accorsi per poterla incontrare.

Nei suoi libri intrisi di storia, magia, paesaggi spettacolari, la Allende ha sempre affrontato i nodi più profondi dei legami famigliari, la forza delle donne, la ribellione delle stesse alle dinamiche sociali. Sentirla quindi calarsi nel tema di questa edizione di TaoBuk, “Padri e figli”, è stato come andare a guardare nella vita dei suoi personaggi, andarne a scoprire la realtà che li ha ispirati.

La storia che ci racconta durante l’incontro è la sua storia: una vita in giro per il mondo; l’amore per la nonna, donna dotata di un temperamento molto particolare, che l’ha iniziata allo spiritismo e la cui memoria è presente in ogni sua opera; il rapporto speciale tra le donne della sua famiglia; il loro essere figlie e madri; la loro connessione spirituale; la comunicazione fatta di scambi epistolari, ma soprattutto il dolore enorme sofferto per la malattia e la successiva perdita della figlia Paula, sono stati gli elementi centrali del suo discorso al pubblico catanese, racconto che seppur doloroso in molti suoi punti, non ci ha negato qualche momento divertente grazie a qualche aneddoto usato per spezzare l’atmosfera intima e commovente che si era creata.

Eccezionale anche l’intervista che è seguita al racconto, durante la quale la scrittrice ha affrontato moltissimi argomenti caldi, come il rapporto con gli uomini ai quali non si deve concedere amore incondizionato, ma ai quali è anzi necessario concedere un amore “ben condizionato”, incitandoci però a rimanere aperti e a non aver paura dei sentimenti, nonostante stiamo attraversando un periodo in cui i giovani dedicano la propria vita ai social e dove nessuno vuole soffrire. “Ma com’è possibile amare senza soffrire?”, ci domanda. Riferendosi poi al suo ultimo romanzo, “L’amante giapponese”, che ci parla dell’amore a 80 anni, ci raccomanda di non tener conto di quello che vogliono farci credere i media, che esaltano una bellezza impossibile, perchè l’amore è per tutti: “Ci si innamora del cuore di una persona, non del suo corpo”.

Parlando della sua vita privata e del suo amore, ci racconta una storia nata dopo tanti anni di corrispondenza, strumento di comunicazione che ritiene fondamentale. “Dopo cinque mesi di lettere ho deciso di conoscerlo. Ci siamo visti in un club, scendevo da una scala e avevo 7 persone del mio ufficio con me. Ho detto loro di sparire, ma volevano fotografare quell’incontro. Avrei potuto pensare a qualsiasi cosa, tranne che lui avrebbe rinunciato a tutto per me. Ma in fondo le persone che hanno a che fare con me devono soffrire”.

Sul tema del ruolo della donna nella società contemporanea afferma che stiamo vivendo un femminismo incompiuto, che c’è ancora molto da fare, ma che già abbiamo raggiunto ampi traguardi. Tornando ai media e al loro concetto di bellezza, sottolinea come siamo circondati da immagini di corpi impossibili da ottenere, perché frutto di fotografie ritoccate.

Non dimentica di parlarci del tormento di sentirsi stranieri, dell’essere costretti a viaggiare per fuggire da qualcosa, tema a lei molto caro, perché vissuto in prima persona nella sua infanzia. “Non si diventa rifugiati per il solo piacere di esserlo. Il problema dell’immigrazione non si risolve costruendo muri, ma cercando di trovare una soluzione ai problemi del Paese dal quale si è costretti a fuggire”.

L’incontro si conclude parlando delle sue origini cilene e del suo trasferimento negli Stati Uniti. Nonostante si rechi costantemente in Cile, perché la madre vive lì, e si senta profondamente cilena, ha scelto gli Stati Uniti come casa. “Io odio Trump!”, ci spiega, perché, votandolo, gli americani hanno permesso che la misoginia, l’odio e il razzismo scoppiassero nel mondo. Conclude ricordandoci quanto il dolore sia importante, quanto sia importante viverlo, esprimerlo insieme ai nostri traumi, affrontandolo a modo nostro.

Che dire, se il buongiorno si vede dal mattino, si preannuncia un’edizione eccezionale di Taobuk.

Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d’Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!