No New – ALLA RICERCA DEL RITMO (MAI) PERDUTO, INTERVISTA AI MALEDETTA DOPAMINA

Noi di NonSense siamo andati alla scoperta dei Maledetta Dopamina, trio composto da Lorenzo Novati (basso), Luca Novati (batteria e percussioni) e Luca Scattaretica (batteria e percussioni). La band ha fatto del ritmo una religione, come si evince dalla composizione stessa del gruppo, e ci ha raccontato come è nato questo progetto tutto da scoprire e ascoltare. La ritmica e la cornice strumentale sono al centro del primo omonimo album che è una vera bomba lanciata su tutto il panorama rock italiano.

La vostra è un’opera prima di una band che fa del ritmo una religione. Qual è il significato della vostra scelta in un panorama musicale che abusa di sintetizzatori e elettronica?

E’ difficile spiegare razionalmente qualcosa che ci viene tanto istintivo fare, non è una scelta nata per “contrapporci” alle band che utilizzano sinth o elettronica, è sempre una questione di come si fondono tra loro i vari elementi di un gruppo. Non c’è un vero “significato” dietro all’avere ridotto la struttura della band alla sola base ritmica, è una circostanza in cui ci siamo trovati e in cui ci siamo trovati bene; nella quale abbiamo cercato di dare del nostro meglio.

Ascoltando solamente il cd il vostro messaggio rimane complesso da decifrare. Quanto è importante per voi il live? Come vi aiuta l’esibizione dal vivo?

Il linguaggio musicale parla alle viscere, non al cervello. Per questo penso sia indecifrabile il nostro messaggio; ogni pezzo suscita un sentimento che ognuno ascoltando può sentire a suo modo. Detto questo, suonare davvero è ciò che più ci rappresenta perché è così che siamo nati come band e così sono nati i brani, quindi il live è fondamentale tanto per noi stessi quanto per chi vuole conoscerci, e poi è li che senti vibrare lo sterno.

Nell’attacco del pezzo “Messa a terra” personalmente mi avete riportato ai tempi delle medie in cui ascoltavo gli Slayer. Ma quali sono stati i vostri mostri sacri e come vi hanno indirizzato in questo genere?

Mostri sacri ne abbiamo avuti diversi, da musicista poi impari a esprimerti al di là degli ascolti che ti hanno influenzato, ognuno di noi ascolta molti generi e gruppi differenti; in questo caso abbiamo dato risalto alla nostra parte più cruda, più aggressiva perciò potremmo citare The Jesus Lizard, Melvins, Zu.. Ma il nostro obiettivo è sempre cercare di metterci qualcosa di nostro, di andare oltre uno schema.

Nonostante facciate una musica molto aggressiva, siete molto swing. Quanto conta l’improvvisazione musicale nel vostro lavoro?

Grazie, lo prendiamo come un complimento. Conta moltissimo, tutti i pezzi sono nati suonando in saletta prove tutti insieme, li abbiamo costruiti e modellati improvvisando e scegliendo le parti che ci piacevano di più.

Il ritmo è qualcosa che si ha o non si ha, ma quando lo avrete, avrete tutto”. Per voi quali sono gli elementi che ispirano questa continua ricerca del ritmo?

Essendo in due dietro le batterie, giocare con il ritmo è l’ elemento che ci ha stimolato e divertito di più durante la composizione dell’ album e quindi insomma quando hai il ritmo hai tutto, come dice la tua citazione di Elvis! Inoltre direi che la frenesia delle nostre vite si riversa nel nostro modo di suonare.

Cosa si aspettano i Maledetta Dopamina dal disco e dai futuri live? Quali sono i vostri obiettivi per il prossimo futuro?

Dal disco ci aspettiamo che ci faccia fare tantissimi concerti, l’obiettivo è quello di suonare tanto in giro e conoscere realtà nuove e diverse da quella in cui ci siamo sempre esibiti. Conoscere altri musicisti, scambiarci idee e, perchè no, magari fare entrare qualcun altro nel gruppo…
Gianluigi Marsibilio

 

Autore dell'articolo: Gianluigi Marsibilio