No Interview – Antonio Cicero e Luciano Troja presentano “An Italian Tale”

Mi sono imbattuto in una piacevolissima chiacchierata con Antonio Cicero e Luciano Troja, musicisti siciliani che lo scorso ottobre hanno pubblicato An Italian Tale, progetto artistico ispirato alle melodie di Giovanno D’Anzi degli anni ’30 e ’40 del 900 e al repertorio jazz americano.

 

 

An Italian Tale è il titolo del vostro progetto artistico uscito a fine ottobre: di che si tratta?

Antonino: Si tratta di un lavoro musicale in cui fagotto e pianoforte si sono incontrati, traendo ispirazione da un certo repertorio delle canzoni degli anni ‘30 e ’40, con particolare riferimento alle melodie di Giovanni D’Anzi. E’ stato anche un modo di riscrivere melodie cantabili per la voce del fagotto ispirandosi al gusto italiano della canzone di quel periodo che si univa alla nuova musicalità del jazz. A mio parere, Luciano ha avuto il merito, ispirato da D’Anzi e dalla cantabilità del fagotto, di scrivere musiche originali in cui si incontrano e si fondono la “storia italiana” di allora e anche la nostra nostra “storia italiana” di musicisti di oggi.

Luciano: E’ un lavoro sulla melodia e sui nostri cromosomi musicali tipicamente italiani, ineluttabilmente legati al melodramma, ma anche naturalmente attratti dallo swing e dalla canzone americana. E’ un lavoro sulla memoria e sul presente. Attingere alle melodie passate – la melodia come dato musicale più immediato della nostra memoria occidentale e siciliana –  e rivederle attraverso certe sonorità contemporanee. A noi due, entrambi siciliani, è sembrato bello e, per certi versi, naturale descrivere un mood italiano, attraverso un compositore così legato all’immagine di Milano.  Ma soprattutto, le musiche sono pensate per un cantante straordinario, cioè il fagotto di Antonino Cicero, o meglio la capacità di quest’ultimo di farlo cantare.

 

Quale è stato l’approccio  con cui avete rivisitato l’opera di Giovanni D’Anzi?

Antonino: L’approccio è stato libero, perché le musiche di D’Anzi hanno ispirato una riscrittura, nuove musiche in cui l’interpretazione del fagotto ricalca la vocalità dei cantanti di quel periodo.

Luciano: non è stata una rivisitazione, ma una ispirazione. L’approccio è stato dunque principalmente emotivo. Con l’obiettivo di emozionare, commuovere, far sospirare il cuore. Ho pensato un po’ anche a certe immagini dei film del periodo. E anche ai songwriters americani, soprattutto a come poteva essere recepito in Italia l’eco di quelle canzoni. E’ stato come scrivere una colonna sonora di un film, magari in bianco e nero.

 

Raccontateci qualcosa di voi: come vi siete conosciuti?

Antonino: Ci siamo conosciuti suonando, come capita ai musicisti. Luciano mi ha coinvolto a partecipare al laboratorio di Pannonica Jazz Workshop che tiene da anni. E per me che vengo dalla musica classica  è stata un’esperienza significativa perché ho avuto modo di confrontarmi con l’ approccio jazzistico, allargando i miei orizzonti musicali anche nelle possibilità interpretative del mio strumento.
Questo è stato l’inizio di un rapporto di amicizia e stima musicale tra me e Luciano che naturalmente ha portato alla voglia di suonare insieme.

Luciano: ho sempre avuto una grande stima di Antonino, e ne ho sempre apprezzato le sue straordinarie capacità musicali, ma mi ha colpito molto anche la sua voglia di cimentarsi in nuove esperienze con grande umiltà. Quindi è diventato molto naturale approfondire e confrontarsi. Peraltro, amando molto entrambi la melodia di certe epoche storiche, ci siamo trovati immediatamente in sintonia.


Se doveste utilizzare tre aggettivi per definire l’anima musicale di An Italian Tale quali sarebbero?

Antonino: Evocativa, elegante, italiana.

Luciano: Evocativa, commovente, romantica.

 
In che modo la vostra esperienza artistica si colloca all’interno dell’attuale panorama musicale italiano?

 

Antonino: E’ musica che si colloca naturalmente dove la ricezione la colloca. Si colloca dove il pubblico sceglie di collocarla.

Luciano: Parlando di An Italian Tale, credo che pur rivolgendosi a melodie che si ispirano a un periodo lontano, sia un prodotto  di collocazione veramente nuova. Parlando del nostro duo, pianoforte e fagotto, non credo anch’esso sia etichettabile.

Parlando della mia esperienza personale in generale, passo da situazioni in apparenza piuttosto diverse l’una dall’altra, pur all’interno del jazz: dalla melodia di An Italian Tale, alla improvvisazione radicale, alla ricostruzione degli standard, a lavori monografici. Unico obiettivo è sperimentare sempre, nel tentativo di potermi esprimere costantemente attraverso il mio personale linguaggio musicale.

 

Potremo sentire dal vivo An Italian Tale?

Antonino: Proprio a Gennaio abbiamo già cominciato un piccolo tour di concerti live per presentare il disco. Ne verranno altri sicuramente.

Luciano: Esattamente. E speriamo anche all’estero.

 

 

 

Fabrizio Angelis

 

Autore dell'articolo: Faber