No Interview – Colombre: Pulviscolo è leggerezza e profondità

Il 2017 è stato certamente l’anno di Colombre, che col suo “Pulviscolo” si è fatto molto apprezzare, raccogliendo consensi, data dopo data, in un lunghissimo tour che si concluderà il 23 febbraio al Magnolia di Milano. Il segreto dell’album sta nel suo dualismo, nell’utilizzare suoni retrò, sognanti e orecchiabili, attraverso i quali racconta gioie e dolori del quotidiano, parlando spesso di temi difficili e per nulla scontati.

L’abbiamo incontrato in una delle tante date del tour per conoscere meglio questi aspetti dell’album

Intervista a cura di Egle Taccia

Cosa che vorresti che restasse all’ascoltatore di Pulviscolo?

Vorrei che restasse qualcosa che non fosse innocua, magari un pensiero, una sensazione che un testo o una sonorità gli hanno fatto provare. Sarebbe una cosa bellissima se succedesse questo.

Il disco apparentemente sembra un disco leggero, ma in realtà tratta temi importanti, come nel caso di T.S.O., che secondo me è la sintesi dell’album, brano che ci parla di malattia mentale, un argomento abbastanza tabù nella musica…

Perché non è un argomento molto semplice di cui parlare. Hai colto proprio questa sorta di dualità. Mi piacciono molto le cose che apparentemente sembrano leggere e che in realtà nascondono qualcosa di più profondo, che magari ha una doppia lettura, mi piace molto quando le due cose si riescono ad unire. Se pensi alla musica brasiliana, spesso ha degli accordi in maggiore e delle melodie che invece viaggiano sul minore. Mi piace molto questa cosa. Per quanto riguarda T.S.O., ho scritto la canzone semplicemente, come tutte quelle che ho scritto, perché era qualcosa che volevo raccontare, che avevo intorno a me e comunque erano delle cose che chiaramente avevo da dire, che avevo nella testa, non so come dire, era un po’ per vuotare il sacco con me stesso, mi è servita. T.S.O. è una canzone a cui sono molto legato perché è una canzone che, come hai colto tu, parla di un certo tipo di problema, magari un po’ accantonato e messo un po’ da parte perché è appunto un argomento molto difficile; a volte si preferisce non vedere le cose, nasconderle, piuttosto che affrontarle, quindi c’è un po’ questo gioco in quel pezzo lì, ma anche in tutto il disco.

Sembra strano che nella musica non se ne parli, visto che l’ambiente musicale è spesso toccato da questo argomento. Si preferisce sempre mettere in risalto tutto il bello di questo lavoro, anche se poi la cronaca, anche molto recente, ci racconta il contrario…

Esistono i Pink Floyd per fortuna, loro certamente ne hanno parlato, dato il personaggio che suonava con loro. Che dirti, questa è una domanda a cui non so rispondere, perché non sono preparato, nel senso che non conosco tutti i dati di chi ha scritto cosa nella musica. Mi sono venuti in mente i Pink Floyd… Io l’ho scritta perché parla di un mio amico, quindi per me rappresenta quello.

Un’altra canzone che mi è piaciuta molto è “Bugiardo”, parla di quei rapporti che vanno avanti più per comodo che per amore?

Esatto, quella canzone parla di quando non vuoi affrontare le cose, lasci che diventino quasi marce e chiaramente dove c’è del marcio c’è anche qualcosa che ti porta a nascondere o a fare delle cose che magari non è carino fare, quindi sì, parla di cose che a volte preferisci non dire e invece occorrerebbe farlo.

Che bilancio fai di questo 2017 appena trascorso?

Un bilancio molto positivo, sono molto contento musicalmente di aver innanzitutto pubblicato un disco, cosa che da un po’ non facevo, e già quella è una bella cosa, poi sono molto contento della squadra che ho intorno, che mi ha aiutato a registrarlo, e della mia band, nella quale ho dei ragazzi splendidi che mi hanno accompagnato in queste tantissime date e non era assolutamente semplice, perché le date sono tante e a loro va un grande ringraziamento. Il bilancio è sicuramente positivo, il disco è piaciuto molto; sapevo di aver fatto un bel lavoro, perché sono un po’ rompipalle con me stesso, però non è mai scontato che questo venga recepito, seguito o ascoltato, perciò sono felice di come è stato recepito dal pubblico, che è stato sempre numeroso ai concerti. Ho avuto modo di conoscere persone nuove che non conoscevo e questa è la cosa che sicuramente mi porterò dentro, è una cosa per niente scontata e ne sono molto felice.

E per il 2018 che programmi hai?

Nella prima parte del 2018 finirò il tour che si concluderà a fine febbraio a Milano e poi vediamo, per adesso non so nulla.

Domanda Nonsense: Perché giugno è il mese più bello dell’anno?

Perché per me giugno è il mese più bello dell’anno (ride). Banalmente è un mese con una luce molto particolare, mi piace molto perché ha le giornate più lunghe dell’anno.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!