No Interview – Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro: il motore di 19’40” sono curiosità e fiducia

1940In occasione della rassegna di musica classica e contemporanea Contemporarities, che si sta svolgendo in questo periodo presso il Santeria Social Club di Milano, abbiamo avuto l’opportunità di fare una lunga chiacchierata con Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro, produttori della rassegna e inventori, assieme al musicologo Francesco Fusaro, della collana discografica su abbonamento 19’40”.

In occasion of Contemporarities – contemporary classical music festival, taking place in this period at Santeria Social Club, we had the opportunity to have a long chat with Enrico Gabrielli and Sebastiano De Gennaro, producers of this festival and inventors, with the musicologist Francesco Fusaro, of the subscription-based recording series 19’40”. The English version of this interview is below. 

 

 

Intervista a cura di Eleonora Montesanti
Traduzione a cura di Eleonora Montesanti e Guido Baldoni

 

Iniziamo dal principio: qual è stato il momento in cui è nata l’idea di creare una collana discografica su abbonamento? Qual è stato il primo passo concreto per la sua realizzazione?

S: In realtà non c’è stato un momento preciso, si tratta di un’idea che Enrico ed io abbiamo maturato lentamente, a partire da almeno tre anni fa. L’idea di una collana su abbonamento è nata dopo una serie di esperienze con alcune piccole etichette italiane, tramite le quali abbiamo cercato di pubblicare una serie di dischi un po’ indefinibili come collocazione nella discografia italiana. Così abbiamo pensato di creare concretamente qualcosa ad hoc, coinvolgendo il musicologo Francesco Fusaro, che si occupa del lato organizzativo e, appunto, musicologico dei progetti. Abbiamo moltissimo materiale già pronto: piuttosto che dimenticarlo e disperderlo, preferiamo pubblicarlo noi.

E: E’ stato un investimento di energia. Ci siamo inventati la 19’40’’ per trovare il posto a una valanga di dischi che abbiamo, perché in Italia non siamo riusciti a trovare un interlocutore valido, poiché si tratta di un tipo di musica molto difficile da espandere e che vorremmo allontanare dalla ghettizzazione delle definizioni.

Prima della nascita di 19’40’’, è necessario passare dall’omonimo disco di Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro, uscito nel 2013, come un omaggio irriverente e amorevole a John Cage. Lo cito non solo per evidenziare l’omonimia, ma anche perché in questo disco è già evidente una sorta di dichiarazione d’intenti: la musica è dialogo, sperimentazione, trasversalità?

S: Esatto. 19’40’’, prima di essere il nome della collana, è il titolo di questo disco mio e di Enrico, un disco di due brani di John Cage, scritti nel 1940, e diviso in lato A e in lato B. Ognuno dei due lati dura 19 minuti e 40 secondi. Riguardo ai brani, il primo è Bacchanale per pianoforte – il primo pezzo preparato per pianoforte nella storia della musica del ‘900 – e l’altro è Dance Music for Elfride Ide, scritto per un piccolo ensemble di percussioni e un pianista. Questo brano è stato scoperto nel 2001, nelle cantine del college dove John Cage insegnava: è stato scritto per una tesi di laurea in danza.
Tornando alla tua domanda, la risposta è sì. Ad esempio, 19’40’’ è un disco in cui abbiamo “sabotato” John Cage. Per intenderci, sabotare è il nostro modo per dire interpretare la musica scritta, in modo affettuoso e creativo, mai distruttivo. Bacchanale, ad esempio, lo abbiamo suonato facendo una scissione: la mano destra la fa il pianoforte – non preparato – mentre la mano sinistra la suono io con le percussioni, usando dei bidoni di latta. L’originale è per un solo pianista che prepara il pianoforte mettendo viti e bulloni tra le corde. Dance Music for Elfride Ide, invece, ha una parte elettronica che non c’è nell’originale.
Nel disco ci sono le basi su cui, più in grande, si fonda anche la collana discografica: abbiamo deciso di farlo rivivere in qualcosa di più ampio.

Soffermiamoci un attimo sui numeri. 19’40’’ è una durata, un orario, un momento preciso, un appuntamento. Qual è il significato che avete deciso di dargli?

S: Ognuno di noi tre potrebbe darti una risposta diversa. Per me è un momento sia preciso, sia astratto. Questi numeri, nella dicitura 19’40’’ rappresentano un attimo, mentre visti come anno sono un momento lontano nella storia, ma per me è più importante pensarli come a un luogo. Un luogo preciso, circoscritto, in cui cercheremo di far convogliare la nostra idea di musica e di interpretazione di quest’ultima con un pubblico, fatto di persone che magari non si sarebbero mai incontrate. Insomma, vorrei che 19’40’’ fosse un punto di riferimento spazio-temporale per l’incontro tra noi e un pubblico curioso di ascoltatori.

19’40’’ si pone sul mercato discografico con l’intento di stimolare due delle caratteristiche secondo me più importanti di un ascoltatore di musica: fiducia e curiosità nei confronti di chi la musica la crea e la produce. Qual è la differenza tra questo approccio e la pretesa dell’educazione all’ascolto?

S: Da parte nostra non c’è nessuna pretesa, ma un po’ di volontà di educazione all’ascolto, forse, l’abbiamo. Ti spiego. Ad esempio, il festival Contemporarities che si sta svolgendo ora a Milano in Santeria Social Club, ha un format particolare: i concerti sono alla domenica pomeriggio, ma ogni giovedì sera c’è un incontro gratuito che funziona come guida all’ascolto, a cui partecipano anche degli esperti. Allo stesso modo funziona la collana discografica: ogni disco ha una parte di critica musicale all’interno del booklet, affidata perlopiù a Francesco Fusaro.
Poi tu in realtà dici una cosa molto interessante, perché parli di fiducia, che è una cosa molto importante in una collana discografica. Mi metto nei panni di un utente: può essere sia divertente, sia un po’ spaventoso non sapere cosa gli capiterà tra le mani. Non esiste nulla che possa sapere prima, nel senso, non è che si può andare a cercare dei pezzi su YouTube… Dovrà dunque affidarsi e lasciarsi sorprendere. La fiducia è un tipo di rapporto interessante da ricreare tra chi fa musica e chi la ascolta, anche se forse adesso non è più richiesta, perché ognuno può trovare la musica che vuole, quando vuole.

C’è una cosa che mi ha stupito. Non so bene perché, ma avevo dato per scontato che tutte le pubblicazioni di questa collana uscissero in vinile. Invece avete scelto il cd e la distribuzione digitale. Come mai?

E: Noi non siamo affezionati al cd in quanto appassionati in senso stretto, ma al momento, per come stiamo cominciando e per dare un senso di chiarezza sulla nostra produzione, abbiamo deciso di fare un solo formato, che poi è cd + dvd, poiché ci saranno anche dei contenuti video. Lo facciamo anche per una questione estetica: se tutto ha lo stesso formato, si può impilare la collana in sequenza. Ma il vinile non lo escludiamo, avrebbe senso e probabilmente lo faremo. Non ci sono limitazioni, siamo soltanto all’inizio.

La prima pubblicazione, Progetto Generativo dell’ensemble Esecutori di metallo su carta uscirà il 1 dicembre e sarà una rivisitazione in chiave classico-contemporanea di pezzi strumentali noise e math-rock italiani. Vi va di raccontarci la genesi di questo progetto?

E: Questo progetto è stato dato in prima assoluta al Fuck Bloom? Alban Berg! al Bloom di Mezzago, che a onor del vero è un po’ la nostra casa, la nostra famiglia, essendo stato il primo club che ci ha accolti e stimolati a fare una rassegna di questo tipo. Questa musica qui non so mai come chiamarla, forse il binomio con cui possiamo definirla è colta e divertente. Insomma, in una delle edizioni passate di questo festival di musica colta-divertente abbiamo deciso di mettere in scena questo progetto con gli Esecutori di metallo su carta.
C’è un’idea ancora più profonda, però. Molti gruppi della scena massiva italiana, cioè che fanno math rock, noise o metal – soprattutto negli ultimi anni – hanno abbastanza intrinsecamente nella scrittura dei brani un approccio che è molto più raffinato di quel che vuole essere l’esito complessivo. Ciò che la rende molto efficace e coinvolgente è la potenza, la cattiveria, la crudeltà elettrica con cui viene espressa, ma se riporti questi brani alla pura composizione, e li trasli su un ensemble come gli Esecutori (ensemble di strumenti acustici in stile quasi contemporaneo), ne emerge la composizione, che, in tanti casi, è bastevole da sé, molto bella e ben concepita.
E’ stato davvero molto bello lavorare su questo progetto. [si abbracciano]

Per ora le uscite previste sono sei e avverranno ogni quattro mesi; tra queste c’è The Planets, opera che unisce musica sinfonica e scienza. La musica, qui, esonda dunque anche nelle immagini. Oltre all’annullamento dei confini tra generi e stili musicali, credete anche in quello tra le diverse discipline?

E: Lo scorso giovedì, presso la Santeria Social Club, abbiamo fatto un incontro di guida all’ascolto, per intimi, ma è stato una figata. C’erano il nostro Francesco Fusaro e Fabio Peri, che è la voce storica del Planetario di Milano, un grande ed entusiasta divulgatore scientifico, che lo fa da sempre a livello popolare. Insomma, è stato fantastico. The Planets di Gustav Holst si presta molto bene per fare un confronto tra musica e scienza, anche se l’originale era stato concepito con metodi astrologici, non astrofisici. E come sappiamo sono sue discipline che tra loro cozzano molto: prova a parlare con Fabio Peri di astrologia!
Questo è un brano che in Italia non è molto conosciuto, non come in Inghilterra, dove è uno dei più grandi massi sinfonici. La situazione del Regno Unito è particolare: è molto famoso per la popular music, ma dal punto di vista classico e sinfonico ha iniziato a farsi percepire in modo interessante solo nella seconda metà del Novecento. Negli anni in cui c’era Holst (The Planets è del 1916, n.d.r.) , nel resto d’Europa c’erano il sinfonismo tedesco e francese e poi l’opera italiana, che erano molto più importanti. Questo qui è uno dei primi grandi brani sinfonici di tradizione inglese del Novecento e per gli inglesi ha un significato molto forte. Farlo qua in Italia per certi versi è un esperimento divulgativo, perché non molta gente lo conosce e sa che questo è stato la base di una quantità di colonne sonore di film che non ci si può credere. Se ascolti questo brano ti viene immediatamente in mente Guerre Stellari, ad esempio.

La seconda pubblicazione sarà una rivisitazione dell’Historie du Soldat di Stravinskij. Quest’ultimo spiega, in una conversazione, come la musica gli è apparsa in sogno: “Fu durante la composizione dell’Histoire du soldat, e fui sorpreso e felice del risultato. Non solo la musica mi apparve ma anche la persona che la suonava era presente nel sogno. Una giovane zingara seduta sul ciglio della strada. Aveva in grembo un bambino e per intrattenerlo suonava il violino. […] Il bambino era molto entusiasta di quella musica e l’applaudiva con le manine.” A voi la musica è mai apparsa in sogno?

S: Io ho sognato un paio di volte nella vita la musica, e me lo ricordo bene, perché è stata un’esperienza molto strana. Nello specifico, mi ricordo che in uno di questi sogni c’era un albero nel giardino della casa dei miei genitori, che non c’è più da un sacco di tempo, e da questo albero anziché della resina scendevano dei suoni e delle note, ma era una cosa maligna: io mi ci sdraiavo sopra e iniziavo a sentirmi soffocare. Non era proprio un sogno felice o liberatorio. Inoltre sogno situazioni musicali, sì, tantissimo, tipo strumenti da montare che mi perseguitano perché sono in ritardo, o i tipici palchi all’italiana, un po’ in discesa, quelli li sogno spesso, e sono ripidissimi.

E: I musicisti che, come noi, hanno una frequentazione col live quasi compulsiva ormai, tendono a sognare le situazioni in cui suonano, nella versione più distorta e bizzarra possibile. Chessò, sogni che sei in mutande davanti a duemila persone, quelle classiche cose lì. Ma quando ero bambino, mi ricordo che un sogno su questa roba qua l’avevo fatto: una strana premonizione. In classe c’era l’insegnante di religione e si sentiva una musica in stile Bernard Herrmann, un pezzo basato su parti per clavicembali, molto inquietante. L’insegnante mi diceva che un giorno l’avrei scritta io, intanto fuori si vedeva un cielo carico di nuvole.

Proprio in questo periodo, alla domenica pomeriggio presso la Santeria Social Club di Milano sta avendo luogo la rassegna Contemporarities, la quale dà un senso di concretezza a tutto il lavoro che sta dietro a 19’40’’. Vi va di parlarcene?

S: Si tratta di una rassegna di musica classica contemporanea che si sviluppa in quattro domeniche pomeriggio in Santeria Social Club (la quale è la prima volta che ospita una rassegna di questo tipo). Oltre ai concerti, al giovedì sera ci sono quattro incontri preparatori, dedicati alla guida all’ascolto di questi concerti.
Abbiamo suonato l’Historie du Soldat di Stravinskij e The Planets di Gustav Holst, quest’ultima in una trascrizione di tredici elementi a opera di Enrico Gabrielli, molto interessante per gli inserti elettronici (molto distanti dal sinfonismo di quegli anni). La terza domenica, il 4 dicembre, sarà dedicata al Progetto Generativo di cui parlavamo prima. Nello stesso concerto ci sarà poi l’esecuzione di All my robots, il mio disco uscito un anno fa che eseguiremo sempre con gli Esecutori di metallo su carta.  L’ultimo appuntamento è un concerto su Pictures at an Exhibition, in una versione che unisce il lavoro fatto da Mussorgsky (l’originale), alcuni elementi di orchestrazione presi da Ravel e una parte dedicata agli Emerson, Lake & Palmer. Ci saranno anche i The Winstons e una parte di Esecutori di metallo su carta.

E: Quel giorno, il tutto sarà accompagnato dall’arte visual di Andrew Quinn, che c’era anche per The Planets. In generale, in questa sequenza di concerti la parte visual è piuttosto importante: oltre ad Andrew Quinn, c’è stata Olimpia Zagnoli per l’Historie du Soldat e ci sarà Pietro Puccio che lavorerà con Sebastiano su All my robots. Si tratta a tutti gli effetti di spettacoli multimediali, di musica classica esposta nel modo meno formale possibile.

19’40’’ è un progetto a lungo termine. Tant’è che già con queste prime sei uscite sarete impegnati fino al 2018 inoltrato. Pensate ci saranno altre iniziative di musica dal vivo ad accompagnare questo percorso?

S: A dire il vero abbiamo uscite pianificate fino al 2023! L’idea, comunque, è sicuramente di portare avanti questi due festival già esistenti: Contemporarities e Fuck Bloom? Alban Berg!. A tal proposito, segnalo che quest’ultimo si terrà in due date a dicembre. Il 2 ci sarà Simone Beneventi, un percussionista giovane ma molto affermato e quotato nell’ambiente della musica contemporanea, che non vedeva l’ora di suonare in un club. Poi, il 23 dicembre, sempre al Bloom, ci sarà la proiezione di UpM (Unità di produzione musicale).
In generale, l’idea è quella di presentare i dischi che finiranno su 19’40’’ in questi festival e farli funzionare come uno specchio dal vivo di quel che succederà nei prossimi anni. Ovvio che ci piace l’idea di suonarli, ma ci piace anche avere l’opportunità di creare un contesto un po’ più articolato e protetto per portare in giro questo tipo di musica.

E: Abbiamo bisogno di creare dei cortocircuiti che ci portino a un pubblico – speriamo il più mischiato possibile! – e che ci allontani da ogni sorta di ghettizzazione. Individuata una bolla di relazioni e affetti, poi, il gioco è fatto. Non si tratta semplicemente di una band che fa dei dischi e lavora con quel meccanismo, la collana discografica deve essere un po’ di tutti. Alla fine suoniamo quasi tutti brani di compositori esistenti o defunti; certo, facciamo anche cose nostre, ma il gioco è più che altro interpretativo e, per certi versi, è come se ci mettessimo anche al servizio di questa musica. Speriamo di costruire delle reti anche fuori dall’Italia, poiché si sta iniziando a convogliare verso una musica classica alternativa, una musica indie-classica. Il termine è orrendo, lo so, ma è identificativo. Quel che succede nella popular music sta accadendo anche nella musica scritta, ma con risultati più interessanti, perché dietro c’è molta sostanza. Insomma, non possiamo far altro che continuare a investire energie e augurarci il meglio!

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English version:

Let’s start from the beginning: when was the idea of a subscription-based recording series born? What was the first step you did for its realization?

S: Actually there wasn’t a precise moment, Enrico and I have developed this idea slowly, starting from at least three years ago. The idea of a subscription-based recording series was born after a series of experiences with some small Italian labels, through which we tried to publish a series of quite undefinable projects, at least in the Italian scene. So, we decided to actually create something ad hoc, involving musicologist Francesco Fusaro, who takes care of the projects from an organizational and, er, musicological point of view. We have a lot of material that’s already ready: rather than forgetting and dispersing it, we prefer to publish it on our own.

E: It was an energy investment. We invented 19’40’’ to find a place to an avalanche of records that we already have, because in Italy we couldn’t find a suitable publisher: this is a genre that is hard to expand and we want to move it away from the ghettoization of definitions.

Before the birth of 19’40’’, it’s important to go through Enrico Gabrielli and Sebastiano De Gennaro’s record by the same name, published in 2013 as an irreverent and loving tribute to John Cage. I’m citing it not only to highlight the homonymy, but also because in this work there is a kind of declaration of intent: is music dialogue, experimentation, transversality?

S: Exactly. 19’40’’, before being the name of the recording series, is the title of this work, made up of two John Cage pieces composed in 1940. The album is divided into side A and side B, and each of them lasts 19 minutes and 40 seconds. About the pieces, the first is Bacchanale for piano – the first prepared piano piece in the history of twentieth century music – and the second one is Dance Music for Elfride Ide, written for a small ensemble of percussions and a pianist. This piece has been discovered in 2001 in the college cellars where John Cage taught: it was written for a dance dissertation.
Back to your question, the answer is yes. For example, 19’40’’ is an album where we “sabotaged” John Cage. To be clear, to “sabotage” is our way to say to “interpret” music, in a loving and creative (never destructive) way. For example, we played Bacchanale doing a split: the right hand plays a non-prepared piano, whereas I play the left hand with percussions made of tin cans. The original one is made for one pianist who plays putting screws and bolts in the piano strings. Dance Music for Elfride Ide, by contrast, has an electronic part that isn’t in the original version.
In this record there are the basics on which, in a bigger way, the recording series is based: we decided to revive it in something larger.

Let’s dwell for a moment on numbers. 19’40’’ is a duration, a time, a moment, a date. What is its meaning for you?

S: Each of the three of us could give you a different answer. For me it is a moment, both accurate, both abstract. This numbers in the form of 19’40’’ represent a moment, whereas if we see them as a year, it’s only moment away in history. For me is more important to think about them as a place. A precise and finite place made for people who perhaps would never have met. In conclusion, I wish that 19’40’’ was a space-time reference point for us and a curious audience of listeners.

19’40’’ arises on music market with the intention of stimulating two of the most important features of a music listener: confidence and curiosity towards those who make and produce music. What is the difference between this approach and the education claim to listening?

On our part there is any claim, but perhaps we have the desire to educate to listening. Let me explain.  For example, there’s the festival Contemporarities right now at Santeria Social Club (Milan) and it has a particular format:  concerts are on Sunday afternoons, but every Thursday night there is a free meeting that works as a listening guide and which includes some experts. The recording series works at the same way: you can read a part of music critic in the cd-booklet written by our Francesco Fusaro.
Moreover, you said something really interesting, because you talk about trust, that is fundamental in a subscription-based recording series. I put myself in the shoes of a user: not knowing what he’ll came across can be both funny, both scary. There is anything you can know in advance, you cannot even find the songs on YouTube… You need to trust and let being surprised. It’s interesting to recreate a trust-based relationship between music producers and listeners, although in this period it is no longer required: everybody can find music wherever and whenever he wants.

There’s one thing that intrigued me. I really don’t know why, but I was sure that all 19’40’’’s projects would be published in vinyl. Instead you chose cd and digital distribution. Why?

E: We are not fond of CD in the strictest sense, but we are at the beginning of this project and we need to give a sense of clarity to our production. So, we decided to print a single format that actually is cd + dvd, because there will also be some video content. We are doing it also for aesthetics: if everything has the same format, you can stack the series in sequence. However, we don’t exclude the vynil; it would make sense and we’ll probably do it. There are no restrictions, we are just at the beginning.

Esecutori di metallo su carta’s “Project Generative” is your first publication and it will be released on December 1st. It’s a contemporary-classical revisiting of noise and math-rock instrumental songs. Would you like to tell us about the genesis of this project?

E: This project has premiered at Fuck Bloom? Alban Berg! in the Bloom in Mezzago, which to be honest is a bit ‘our home, our family, it was the first club that welcomed us and encouraged to make a festival of this sort. This music here I never know what to call it, perhaps we can define it as cultured and fun. In short, in one of the past editions of this cultured-and-fun music festival we decided to create this project with the Esecutori di metallo su carta.
There is an even deeper idea, though. Many groups of the Italian massive scene, that is, math rock, noise or metal – especially in recent years – have in writing their songs an approach that is much more refined than it would appear by the overall outcome. What makes it very effective and engaging is the power, the wickedness, the electric cruelty with which it is expressed, but if you bring these songs back to pure composition, and translate them on an ensemble like the Esecutori (an ensemble of acoustic instruments with an almost contemporary style), the compositions really emerge, and that in many cases is sufficient by itself, very nice and well designed.
It was really really nice to work on this project. [They hug]

For now, the expected installments are six and they’ll take place every four months; among these is The Planets, a work that combines symphonic music and science. The music here overflows in the images. In addition to canceling the boundaries between musical genres and styles, do you also want to do the same with different disciplines?

E: Last Thursday, at the Santeria Social Club, we did a listening guide meeting, there weren’t many people in the audience but it was pretty cool. There was our Francesco Fusaro and Fabio Peri, which is the historical voice of the Milan Planetarium, a big and enthusiastic science writer, which he’s always done at the popular level. In short, it was great. Gustav Holst’s The Planets lends itself very well to make comparisons between music and science, even if the original was conceived with astrological and not astronomical methods. And as we know those are two disciplines that clash with each other a lot: try to talk astrology with Fabio Peri!
This piece is not well known in Italy, unlike in England, where it’s one of the greatest symphonic boulders. The situation in the UK is special: it is very famous for popular music, but from the point of view of classical and symphonic it began to be perceived as interesting only in the second half of the twentieth century. In the Holst years (The Planets came out in 1916 -editor’s note), in the rest of Europe there were German and French symphonic music and then Italian opera, and they all were much more important. This here is one of the first great symphonic pieces of the English tradition of the twentieth century and it has a very strong meaning to the British. Doing it here in Italy in some ways is a didactic experiment, because not many people know it, nor do they know this was the basis of a quantity of soundtracks for movies that you could not believe. If you listen to this piece you immediately think of Star Wars, for example.

The second publication will be a revisiting of Stravinsky’s Historie du Soldat. The composer himself explained, in a conversation, that the music appeared to him in a dream: “It was during the composition of l’Histoire du soldat, and I was surprised and happy with the result. Not just that, but the person who played, too, was present in the dream. A young Gypsy girl sitting by the roadside. In her lap there was child and she would entertain him playing the violin. […] The child was very excited about the music and clapped his hands.” Did music ever appear to you in a dream?

S: I have dreamed music a couple of times, and I remember it well, because it was a very strange experience. Specifically, I remember that in one of these dreams there was a tree in the garden of my parents’ house, and it hadn’t been there for a lot of time, and from this tree, instead of resin, sounds and notes descended, but it was an evil thing: I laid on it and I began to suffocate. It was not a happy or liberating dream. I also dream of musical situations, yes, very much, like instruments to assemble that persecute me because they are late, or the typical italian theatre stages, with a downward slope, those I dream often, and they are very steep.

E: The musicians who, like us, have an almost compulsive rapport with live music, tend to dream about the situations in which they play, in the most distorted and bizarre versions possible. For example, you dream you’re in your underwear in front of two thousand people, all the classics. But I remember a specific one from when I was I child: a strange premonition. At school there was the religion teacher and you could hear a Bernard Herrmann-y music, a piece based on parts for harpsichords, very disturbing. The teacher told me that one day I would write it, while outside you could see a sky full of clouds.

In this period, on Sunday afternoons at the Santeria Social Club in Milan, the Contemporarities exhibition is taking place, and it gives a sense of substance to all the work behind 19’40 ”. Would you like to tell us about it?

S: It’s a contemporary classical music festival made up of four Sunday afternoons in Santeria Social Club (which is the first time it’s hosting an exhibition of this kind). In addition to the concerts, on Thursday nights there will be four preparatory meetings, a listening guide for the concerts. We played Stravinsky’s Historie du Soldat and Gustav Holst’s The Planets, the latter in a transcript for thirteen elements by Enrico Gabrielli, very interesting for the electronic inserts (very distant from the symphonism of those years). The third Sunday, December 4th, will be dedicated to the Generative Project mentioned earlier. In the same concert there will be All my robots, my one year old record that we’ll perform with the Esecutori di metallo su carta ensemble. The last meeting will be for Pictures at an Exhibition, in a version that combines the work done by Mussorgsky (the original), some elements taken from the Ravel orchestration and a part devoted to Emerson, Lake and Palmer. There will also be The Winstons and some of the Esecutori di metallo su carta.

E: That day, everything will go along the visual art of Andrew Queen, which was also there for The Planets. In general, in this sequence of concerts the visual part is rather important: in addition to Andrew Queen, there was Olimpia Zagnoli for l’Historie du Soldat and there will Pietro Puccio who will work with Sebastiano on All my robots. They all are, in effect, multi-media shows, classical music on display with as little formality as possible.

19’40 ” is a long-term project, so much so that, even with these first six outputs, you’ll be busy until 2018. Do you think there will be other live music events to go along this path?

S: Actually we planned outputs up to 2023! The idea, however, is definitely to carry on these two already existing festivals: Contemporarities and Fuck Bloom? Alban Berg!. In this regard, let me point out that the latter will be held on two days in December. On the 2nd we’ll have Simone Beneventi, a percussionist that is young but accomplished and esteemed in the contemporary music environment, and who couldn’t wait to play in a club. Then, on December 23rd, again at the Bloom, there will be a screening of UpM (Unità di produzione musicale).
In general, the idea is to present records that will end up on 19’40″ in these festivals and make them work as a live mirror of what is gonna happen in the coming years. Obviously we like the idea of playing them, but we also like to have the opportunity to create a more articulated and protected environment to take this kind of music around.

 E: We need to create short circuits that lead us to a public – hopefully as varied as possible! – And that separates us from every sort of ghettoization. If we’ll get through to a bubble of relationships and emotions, then we’ll have made it. We’re not just a band that makes records and works with that mechanism, the recording series should be a bit ‘of all. Eventually we play almost entirely pieces by composers, living or dead; Of course, we also do our own things, but the game is in essence interpretive and, in some ways, it is as if we were put in service of that music. And we also hope to build networks outside Italy, because people are beginning to migrate to an alternative style of classical music, an indie-classical music. The term is horrible, I know, but it’s precise. What’s happening in pop music is also happening in the written music, but with more interesting results, because there’s a lot of substance behind it. In short, we can’t help but continue to invest energy and hope for the best!

Autore dell'articolo: Eleonora Montesanti

Eleonora Montesanti

Nasce nel 1988 e rinasce il giorno in cui si imbatte, per caso, in un concerto degli Afterhours. Ci mette poco a capire che la musica è la sua vita: dopo la laurea in lingue e letterature straniere, Eleonora inizia a scrivere di musica per gioco e, da allora, sono passati 5 anni. L’altra sua passione, infinita e vitale, sono i cani.