No Interview – Finalmente qualcuno che rappresenta il nostro disagio: i Voina.

Grazie ad una campagna di successo su Music Raiser ed al contributo di INRI, il 3 marzo è uscito Alcol Schifo e Nostalgia, il nuovo album dei Voina.

La band di Lanciano, formata da Ivo Bucci, Domenico e Nicola Candeloro e Daniele Paolucci, premiata come Miglior Band Emergente nel 2016 dal MEI (Meeting Etichette Indipendenti), ha pubblicato un disco in cui vengono ben descritti il disagio, la crisi esistenziale e l’inadeguatezza dei ragazzi di oggi. Dopo essersi fatti conoscere e apprezzare con l’album d’esordio, Noi Non Siamo Infinito, questo nuovo lavoro consolida maggiormente l’appartenenza del gruppo alla scena indie rock nostrana arricchita da una notevole originalità.

 

“Alcol, Schifo e Nostalgia”, già il titolo rappresenta un vero e proprio manifesto del disagio dei giovani e meno giovani d’oggi. Come l’avete scelto?
In realtà la scelta è stata piuttosto facile. “Alcol, schifo e Nostalgia” erano le tre parole più usate in tutto il disco. Di conseguenza è stato fin troppo facile scegliere questo titolo. Comunque è vero, sono tre parole che descrivono piuttosto bene le sensazioni di questo particolare momento della nostra vita. Si beve, si sta da schifo e il giorno dopo ti prende la malinconia.
“Non cito Nietzsche per fare il figo, gli aperitivi mi fanno schifo, io non vado alle feste, io non sono un tipo, io non ho quel non so che”. Chi sono i Voina?
In generale ci rimane più facile rappresentarci con delle negazioni, sopratutto in un periodo in cui si tende ad affermare se stessi attraverso l’insensata e ingiustificata glorificazione di sé. I “mi piace” sono peggio della peste. Comunque, in generale, potrei risponderti che siamo quattro miseri stronzi terribilmente fieri della loro assoluta normalità.
Un disco registrato live, in presa diretta e senza ritocchi. Siete partiti da subito con l’idea di un album “senza filtri”?
Era un nostro preciso obiettivo.Volevamo che il disco suonasse il più crudo possibile, che assomigliasse il più possibile alla dimensione live. Siamo sempre stati contro l’idea di inserire violini, tastiere e cazzate simili, sopratutto se poi non sono riproducibili dal vivo. Noi facciamo dichiaratamente schifo ma almeno se ascolti il disco non pensi che siamo gli U2.
“Per realizzarci siamo ancora troppo distanti, nella gestione di questo disagio, siamo ancora dei dilettanti…”, cantate in “La Provincia”, come si può colmare questa distanza?
Non ne abbiamo la minima idea. Anche perché dobbiamo prima capire che cosa significa per noi “Realizzarsi”. Non credo che un buon lavoro e una casa in campagna possa fare al caso nostro. Magari fra qualche anno cambieremo idea.
“Alcol, Schifo e Nostalgia” arriva a distanza di due anni da “Noi Non Siamo Infinito” e dopo un lungo tour in giro per l’Italia. La dimensione live ha influenzato in un qualche modo la composizione di questo ultimo lavoro?
 Assolutamente sì. Il primo tour è il tour che ti fa capire quanto fa schifo questo mondo e quanto è facile innamorarsene. Vivi situazioni al limite dell’irreale, passi migliaia di ore in un furgoncino scassato, suoni in posti improbabili davanti a pubblici ancora più improbabili. E’ una cosa che ti fa capire davvero quanto ci tieni. E naturalmente ha influenzato tantissimo la scrittura di questo nuovo album.
Rimanendo sul tema “live”, il pubblico con che mood sta affrontando i nuovi brani?
Si menano e pogano come pazzi. Direi piuttosto bene.
 Intervista a cura di Cinzia Canali

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.