No Interview – Ghemon: Le cose belle si guadagnano

Questo 2018 è certamente l’anno di Ghemon. Dopo il successo di “Mezzanotte”, il suo ultimo album uscito lo scorso settembre, ha da poco pubblicato il suo primo libro dal titolo “Io sono. Diario anticonformista di tutte le volte che ho cambiato pelle”. Il prossimo weekend sarà in Sicilia per tre date del suo tour: il 5 aprile ai Candelai di Palermo, il 6 al Retronouveau di Messina e il 7 al Ma di Catania.

Lo abbiamo incontrato per parlare del disco, del libro, delle sue ultime apparizioni in tv…e anche di sfogliatelle!

Intervista a cura di Egle Taccia

Mi parli di Mezzanotte? Che tappa rappresenta nel tuo percorso artistico?

Mezzanotte è un punto di snodo abbastanza importante e poi il titolo del disco rappresenta già di per sé un riferimento temporale, perché la mezzanotte è il passaggio tra il giorno vecchio e il giorno nuovo, quindi in realtà l’album rappresenta un approdo da un’altra parte e i concerti dal vivo lo stanno proprio dimostrando ed è la cosa che mi fa più felice.

Il tuo impegno in questo album, a livello compositivo, è stato maggiore rispetto ai precedenti. Ci spieghi come mai?

Perché sono un curioso, perché non mi bastava più solo la parte della scrittura delle parole, ma avevo assolutamente bisogno di confrontarmi anche con la musica, perché confrontandomi con la melodia come cantante, non solo con la scrittura delle parole, ho sentito l’esigenza di iniziare a mettere le mani sugli strumenti, mi sono incuriosito e c’ho preso gusto.

Qual è il tuo rapporto con la notte e quanto di lei c’è nel disco?

Il mio rapporto con la notte è un po’ particolare, perché sarei un animale notturno, ma ormai non so più ben distinguere qual è il giorno e la notte, perché ho un lavoro che mi porta a lavorare molte volte di sera e di notte e a scambiare un po’ i ritmi, perciò provo e tendo a tenere un po’ di regolarità, però la notte è una parte intrigante delle 24 ore, sicuramente si vive un’altra realtà.

È un album in cui ti esponi molto. La musica è stata la tua valvola di sfogo per superare dei momenti difficili?

Sì, sicuramente sì. Lo sfogo arriva nei concerti dal vivo, quando si condivide con il pubblico qualcosa e piano piano lì si trova lo sfogo. La musica consente più una fase di elaborazione, che è utile, perché crea ordine nelle cose che ti capitano, anche mettendole in maniera scritta. Inciderla è di grande utilità per me.

Gli artisti vicini alla black music e in particolare al rap cercano spesso di porsi come i cattivi, tu invece nei tuoi testi ti identifichi con i buoni, dicendoci anche che alla fine vincono. Vuoi lanciare un messaggio positivo con la tua musica?

Sì, diciamo che nello specifico della frase che tu hai citato, andando più a fondo, volevo dire che quelli che si trovano a soffrire per ottenere dei risultati, hanno la testa così dura che alla fine ce la fanno a vincere, perché le cose belle si guadagnano ed è questo il messaggio che ho sempre voluto mandare con i miei testi, cioè che, anche se spesso si attraversano cambi di pelle dolorosi, lo si fa per migliorare, quindi se ognuno di noi ha qualcosa di buono che vuole raggiungere sul serio, non deve mollare mai.

Da poco hai vestito i panni dello scrittore. Ci parli del tuo libro e di questo nuovo approccio artistico?

Il libro è stata una coincidenza fortunata. La richiesta è arrivata più o meno un anno fa. Poi per caso è uscito proprio in questo periodo, in cui ero spesso in giro per la promozione del disco, e posso dire che abbiamo avuto un tempismo niente male da questo punto di vista. Ho preso con gioia l’idea di scrivere, perché poi alla fine la scrittura originaria da cui vengo, che è quella del rap, è piena di parole, quindi ero abituato a cercare di sviluppare tutto in un testo che avesse un senso. Alla fine per me il libro è stato un’evoluzione di quel tipo di scrittura, non molto di più. Sono sicuramente soddisfatto del risultato e devo dire che quello che mi sta ritornando dalle persone che lo stanno leggendo è positivo, è una bella energia, vuol dire che mi sono messo in gioco su questa cosa, però sta portando i suoi frutti.

Ti abbiamo visto spesso in tv ultimamente, prima a Sanremo e poi ad Ossigeno, ospite di Manuel Agnelli. In quale delle due occasioni ti sei emozionato di più?

È difficile da dire. Forse di più ad Ossigeno, perché nella parte dell’intervista ho toccato argomenti delicati con Manuel, come quello della depressione, e affrontarli in una trasmissione televisiva è una cosa che va fatta con responsabilità, perché la guardano tantissime persone e c’è bisogno di mandare un messaggio corretto, condividere quello che è successo senza però passare per vittime, ma anzi far capire che le difficoltà con un buon impegno si superano. Sicuramente è stata emotivamente più impegnativa quell’esperienza, ma le ho vissute entrambe con molta gioia. L’emozione a livello di tensione non l’ho avuta in nessuno dei due casi ed anche quello è un bel risultato, vuol dire che tutto sommato ero abbastanza tranquillo.

È innegabile che in Italia sia in atto una rivoluzione musicale, che sta portando al grande pubblico tutti quegli artisti che vengono dalla gavetta e non dai talent. Pensi che sia una rivoluzione positiva?

Sì, è un buon momento. C’è sicuramente un ottimo fiorire in questo periodo musicale, che ha una strada davanti tutta sua, ma anche alle spalle. Sicuramente, almeno per me è così. C’è ancora tanto cammino da fare, però lo trovo un momento positivo dopo un po’ di anni dove alla ribalta si veniva fuori solo dai talent, che a volte magari ti schiacciavano un po’, perché quando si veniva fuori dal meccanismo dell’esposizione dei talent, gli artisti tendevano un po’ a scomparire. Ritengo giusto che oggi si offra anche un’alternativa.

Domanda Nonsense: Babà o sfogliatella?

Sfogliatella. Però contrariamente a molti campani, preferisco la frolla e non la riccia, perché c’è una bella differenza. La frolla è liscia, al forno, mentre la riccia ha una sfoglia tutta croccante. Io sono più per quella al forno.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!