No Interview – Gli Ex-Otago ci raccontano la loro musica e mirabolanti avventure in tour

Gli Ex-Otago sono una di quelle formazioni che, dopo anni di gavetta a colpi di live, sono riuscite finalmente ad arrivate al tanto agognato successo. Grazie a “Marassi”, album che racconta di una Genova diversa da quella narrata dalla scuola genovese, di una città fatta di gente comune e di quartieri lontani dai riflettori, gli Ex-Otago hanno raggiunto i canali più importanti della musica, contribuendo a portare la scena alternativa all’attenzione del grande pubblico.

Ho incontrato Maurizio Carucci per scambiare quattro chiacchiere sui loro recenti successi.

Marassi è il vostro nuovo album. Perché avete scelto questo titolo?

Perché il disco concretamente è stato fatto lì. Marassi è un quartiere di Genova sul quale non sono mai stati posti i riflettori, dove non c’è questa grande movida, questo gran fermento culturale, ma nel quale la vita si spende sempre in maniera molto viva. Proprio per questo motivo è un quartiere molto semplice, dove ci sono le palestre di zumba, dove si fanno le impennate coi motorini, dove la gente va a comprare il pane e si incontra per le strade. Noi tornati da “In capo al mondo”, che era il nostro vecchio disco, avevamo bisogno di restare lì per raccontare proprio la contemporaneità, la società  come la vedevamo da quel posto, perché ci sembrava anche molto rappresentativo, così abbiamo detto: “Chiamiamolo Marassi, è la cosa più semplice che possiamo fare!”

Ho notato un cambiamento nei suoni. Cosa vi ha spinto verso questa evoluzione?

Noi crediamo molto nelle svolte, quando svolti significa che hai un’idea e vuoi andare ad avvicinarti a lei. In questo caso avevamo l’idea di riabbracciare con forza i synth, che maneggiamo da tanti anni, ma che nell’ultimo disco avevamo un po’ abbandonato. Con Marassi avevamo voglia di ritrovarli, di raccontare un po’ il presente con questi strumenti che sono molto legati alla contemporaneità.

Vi aspettavate questa grande attenzione, anche sui canali mainstream?

Mah, un po’ sì, lo speravamo, poi è arrivata e ne siamo molto felici; cerchiamo di soddisfare un po’ tutti, di essere all’altezza delle aspettative.

Di quali giovani d’oggi ci parlate nell’album?

Guarda, esattamente non lo sappiamo neanche noi. Sono quei giovincelli, quindicenni, o ventenni, che stanno cercando ancora di capire cosa fare e che hanno tutto il diritto di  sbagliare, di fare e di dire cose, che soprattutto non hanno nessuna colpa, anche se spesso si tende ad additarli, a dire che non valgono un cazzo, le solite cose… E’ una messa triste, che si ripete di decennio in decennio, a cui noi vorremmo porre fine.

C’è un brano che vi sta particolarmente a cuore?

Forse il brano che più rappresenta “Marassi” è “Cinghiali Incazzati,  però io sono molto legato a “La nostra pelle” e a “Mare”… diciamo che ora come ora il disco è fresco e ci sentiamo legati tantissimo a tante canzoni.

Mi racconti la cosa più assurda capitata in tour?

In questo tour?

In generale…

La data più assurda è stata in un centro sociale di Genova, dove c’era un impianto veramente incredibile, delle casse dell’Aiwa, sai quelle che si vedevano una volta, ti parlo di una cosa successa dieci anni fa, e per salire sul palco c’era una porta normale, che però per metà era occupata dall’altezza del palco, per cui c’era uno spiraglio molto piccolo. Io entrai con una certa energia e tirai subito una testata. Fondamentalmente c’era il palco dove non potevi muoverti, se no faceva un casino elettrico mostruoso, un ronzio incredibile. Io sanguinavo dalla testa mentre cantavo. E’ successo di tutto. Simone poi aveva limonato con una ragazza, detta anche donna sboccona, perché aveva appena vomitato. Cose veramente assurde… e quella sera è sicuramente la data più hardcore.

Vuoi aggiungere qualcosa alla nostra chiacchierata?

Che dire! Siamo molto felici di essere arrivati in Sicilia, che è una terra bellissima. Non abbiamo mai mangiato il pesce come ieri, anche se mi aspettavo un po’ di più dai vini. Sono molto esigente, mi rendo conto. Per la parte cibo tutto fantastico, per la parte vino meno, anche perché io abito in Piemonte e sono ben abituato. Abbiamo incontrato gente molto interessante, poi Catania è bellissima.

Intervista a cura di Egle Taccia

 

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!