No Interview – /handlogic – La band che suona l’elettronica

Abbiamo incontrato gli /handlogic, band fiorentina molto promettente, che presenta un’elettronica molto sofisticata e “suonata”. Li abbiamo scoperti sul palco del Mi Ami e ci avevano conquistati già dal primo ascolto. Hanno da poco pubblicato una loro reinterpretazione di “Blackbird” dei Beatles, scardinando completamente il brano, e adesso si preparano a conquistare il mondo con la loro musica.

Egle Taccia li ha intervistati per noi!

Ci raccontate la storia del gruppo?

Molto tempo fa, in una galassia lontana…Scherzo! La storia del gruppo è la storia di un tizio che scrive canzoni, che è Lorenzo, e che dalle ceneri di un progetto precedente ha salvato alcuni brani, esordendo con un: “mi piacerebbe che questi brani avessero una veste nuova, insieme ad altre cose che sto scrivendo”. C’è stato un primo momento in cui lui ci ha portato questi brani, li abbiamo arrangiati a casa, fondamentalmente, in origine in tre; abbiamo lavorato per buona parte del 2016 su quello, in casa, al computer, e poi abbiamo dato forma definitiva a questi 4 pezzi dell’EP che è uscito e ci siamo resi conto che, affinché questi brani potessero essere portati fuori dalla stanzina di casa, c’era bisogno di ciccia in più, di più cose, di sostanza, e quindi sono entrati nel gruppo i due “Cianferoni” che sono basso e batteria, Alessandro e Daniele, e da lì in poi siamo usciti per la prima volta fuori di casa dal vivo, a dicembre, e da quel momento stiamo girando un bel po’.

Quali artisti hanno influenzato il vostro percorso musicale?

Faccio una carrellata. C’è un po’ di tutto: dall’elettronica più cantautoriale come quella di James Blake, a roba puramente elettronica come Aphex Twin, Four Tet, Caribou, al folk americano come quello di Joni Mithcell, James Taylor, un po’ di hip pop per le sonorità, per il groove, per il flow. Siamo tutti abbastanza intrigati dal mondo hip hop, ma anche dal jazz, quello più che per le sonorità e per le strutture o per il risultato estetico, per l’impostazione che cerca di raccogliere più influenze possibili, magari un po’ anche per le armonie, per le melodie, anche se questo potrebbe essere più ascrivibile all’r’n’b o al soul. C’è tutto! Anche il metal, visto che due di noi vengono da quel mondo.

Avete da poco pubblicato un nuovo video live, la vostra rivisitazione di “Blackbird” dei Beatles. Cosa vi lega a questo pezzo?

In generale ai Beatles ci lega un amore storico. Ho scoperto la musica coi Beatles, insieme ai Green Day, ma questo non lo dire a nessuno (ridono), a livello di importanza sono lì “più o meno”. A parte gli scherzi, ho imparato la musica coi Beatles, sapevo a memoria tutti i brani, ho imparato a suonare la chitarra coi loro brani. Più che altro sono sempre rimasti un riferimento per quanto riguarda lo scrivere e arrangiare un pezzo, o il fare le armonie vocali su una melodia. Sono proprio nel nostro cuore. “Blackbird” è un pezzo tra i miei preferiti, è un pezzo che tutti conoscono e al quale sono tutti affezionati e ci piaceva l’idea di stravolgere completamente una cosa che è nell’immaginario collettivo, come il pezzo chitarra e voce che tutti cantano e tutti sanno, mantenere solo la melodia e disintegrare il resto, nel senso del cambiare armonia, cambiare i suoni, cambiare l’arrangiamento, la struttura. Questo secondo noi è il modo più stimolante di fare una cover. Prendere l’essenza della cover, che è la melodia, e poi il resto realizzarlo a seconda dei propri gusti. “Blackbird” è uscita fuori così.

Adesso devi dirci qual è il brano preferito dei Green Day, se no ci restano male…

“Basket Case”, pietra miliare, però anche “Wake me up when september ends” (ridono tutti). Qua si scoprono le carte. Quel disco è pazzesco, quando ero alle medie era il disco preferito (nel frattempo qualcuno dichiara di voler uscire dal gruppo). Alle medie i Green Day li avevo a palla, “American Idiot” lo so a memoria!

Da dicembre 2016, data di uscita del vostro ep, non vi siete più fermati, ottenendo anche palchi importanti, come quello del Mi Ami. Cosa pensate che abbia attirato la gente verso di voi?

Non lo sappiamo, è un miracolo, se lo sapessi sarei ricco. Secondo noi è perché non si vede tanto spesso in giro un gruppo che può assomigliare a una band rock come impostazione, ma che fa questo tipo di musica elettronica, un po’ raffinata; spesso si vedono tanti artisti che mandano basi…ovviamente prende tutta un’altra forma, anche visivamente, il vedere un gruppo che suona tutto quello che senti, questo forse fa la differenza. Per quanto riguarda il live, ha un impatto forte, nel senso che c’è differenza tra il sentire una cassa dritta che va e vedere un artista che batte e suda sullo strumento; è diverso a livello di energia. Per il disco, chi non ha idea di cosa stia ascoltando, di chi c’è dietro, qualcosa che forse può destare curiosità potrebbe essere questo miscuglio di influenze, nel senso che non riesci a dire che genere è quando lo senti, perché ci sono diverse cose dentro, non puoi dire che è elettronica dura e pura, non puoi dire che è pop, perché ha delle strutture un po’ più stranette, non puoi dire che è rock, perché ha qualcosa di rock progressive, ma non ha la chitarra distorta o la batteria acustica… La caratteristica, secondo me, esattamente come tutti i gruppi che mi piacciono e tutti i gruppi che destano la mia curiosità, è proprio questa…poi magari c’è altro.

Qual è il vostro sogno nel cassetto?

Questa è una bella domanda. È passare la vita come nelle ultime due settimane di luglio; siamo stati in giro nel sul Italia, abbiamo mangiato e siamo stati in vacanza con la scusa di lavorare e per me va benissimo fare questo sempre. Il sogno razionale e pratico, invece, è riuscire a fare questo e basta, magari fuori dall’Italia. Riuscire a farsi sentire dalle persone e farle venire ai concerti, far in modo che comprino i dischi e che tu possa avere il tempo per concentrare tutte le tue energie in questo. Poi certo, ci piacerebbe suonare al Primavera…Se ci pagano da mangiare, possiamo fare tutto!

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!