No Interview – I Miqrà ci raccontano l’amore non convenzionale

 

Vi avevamo già parlato dei Miqrà in occasione del concerto di presentazione dell’album Ultimo Piano Senza Ascensore, che ci aveva colpito per una proposta personale e convincente. Non potevamo dunque esimerci dal contattare Giovanni Timpanaro mente, penna e voce della band catanese – per chiarire alcuni punti circa la propria produzione musicale e lirica, lasciandoci anche andare a considerazioni sulla scena musicale siciliana e italiana.

Benvenuti sulle pagine di Nonsense Mag. “Miqrà” è un lemma ebraico, che rapporti ha il suo significato con il vostro progetto?

Nei secoli il termine “miqrà” ha assunto il significato di “seduzione della parola” e noi non facciamo altro che provare a narrare qualcosa, l’esigenza primaria di questo progetto al momento della sua nascita era nello specifico quella di raccontare storie. Direi che il nome risulta quindi essere azzeccato.

Miqrà nasce nel 2012, ma l’album d’esordio Ultimo Piano Senza Ascensore arriva solo nel 2017. Cosa è successo in questo lasso di tempo?

Stavamo facendo pausa in sala prove, una birra tira l’altra ed abbiamo così dimenticato di registrare il disco negli anni. Scherzi a parte, abbiamo suonato molto dal vivo e lavorato parecchio ai brani, arrivando più volte sul punto di registrarlo ma ogni volta una catastrofe generazionale finiva per stravolgere la formazione della band e così si ripartiva da zero ogni volta, non è stato facile, molti musicisti eccezionali con cui ho collaborato negli anni sono adesso all’estero per lavoro.

Il vostro suono è indubbiamente cantautorale, ma contiene diversi spunti che, di solito, in questo ambito non sono presenti. Come siete arrivati a delinearlo?

Questo è un merito che bisogna dare per intero a Gaetano Santagati e Mario Giuffrida, gli scheletri delle canzoni sono con un’impostazione che deriva dal cantautorato, però non volevamo adagiarci su qualcosa di già sentito e che “funziona”. La parte più divertente della composizione musicale è legata alla possibilità di sperimentare ed in questo i miei compagni di viaggio hanno fatto un gran lavoro, indubbiamente anche il contributo di Carlo Barbagallo in studio di registrazione è stato prezioso.

I testi sembrano riferirsi a vicende amorose, spesso rivolgendosi in prima persona a un interlocutore. Riscontri delle difficoltà nell’affrontare un tema su cui si è già detto moltissimo?

No, bisogna stare attenti a non scadere nella banalità questo è ovvio, ma credo che i grandi scrittori abbiano insegnato alla nostra generazione la bellezza di poter parlare d’amore senza necessariamente nominarlo, proprio per questo mi piace raccontare di amori ritenuti spesso “non convenzionali”. Non tutte le vicende del disco trattano questo argomento, magari alcune sembra che lo trattino ma si riferiscono ad altro, adoro quando in un nostro brano persone differenti riescano a vederci storie differenti, ho scritto quelle parole ma buona parte del lavoro lo fa poi chi ascolta.

Il tuo ruolo di frontman, autore e cantante, con una voce decisamente riconoscibile, potrebbe lasciar pensare ad un’ottica da cantautore solista. Questa definizione vi trova d’accordo, o vi considerate più una vera e propria band?

Non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di fare il solista, sono cresciuto leggendo le biografie di tutte le più grandi band e non ho mai immaginato nulla di diverso per me. Il piacere condiviso è un piacere sempre maggiore, se ci pensi funziona così un po’ in tutti i campi. Poi per quanto possa rispettare il mio punto di vista sul mondo credo sempre che sia troppo poco, necessito quindi del confronto (e dello scontro) con altri musicisti, i quali diventano poi a tutti gli effetti la tua famiglia, per dar luce alle migliori creazioni.

Proporre musica inedita oggi, specialmente in Sicilia, suona come una sfida. Quali difficoltà riscontrate nel portare avanti il progetto?

In queste settimane che stiamo passando a suonare in giro per la Sicilia il nostro disco ci hanno affibbiato due termini: “eroi” e “folli”. Propendo vivacemente per la seconda, gli spazi per la musica inedita sono pochi e quelli che restano aperti nonostante la logica del “più forte” sono i veri eroi a cui va il mio sincero ringraziamento. Siamo alle prese con un dramma culturale che riguarda un po’ tutta la nuova generazione artistica (non solo i musicisti) e credo che l’unico modo per uscirne vivi sia quello di fare rete tra realtà che vogliono promuovere cultura. Non è facile, non lo si può negare, ma siamo sicuri di ciò che abbiamo creato e non prendiamo in considerazione l’idea di mollare.

Ci sono artisti conterranei che sentite particolarmente vicini?

La Sicilia è sempre stata una fucina di talenti in tutti i campi, ti faccio i nomi di alcuni artisti che vado sempre ad ascoltare volentieri dal vivo e di cui tengo i dischi in macchina: Carmelo Amenta che è appena uscito con un nuovo disco spettacolare, i Veivecura che considero una delle migliori band live sul territorio italiano, Carlo Barbagallo e la sua genialità.

Come vi ponete, invece, nei confronti della scena italiana indipendente, o “alternativa”, più recente, in senso ampio?

Credo ci sia una gran confusione a riguardo, l’industria musicale sta creando un calderone grande ed unico che non serve a nessuno, le differenze sono un bene e vanno esaltate. Per intenderci credo che vengano considerati all’interno del panorama “alternativo o indipendente” musicisti che potrebbero fare un concerto così come, allo stesso modo, potrebbero animare una serata danzante in discoteca. Insomma la musica indipendente italiana ha una storia di un certo tipo, dai CCCP a Gigi Restagno, fatta di musica dal vivo e dischi pieni di cose da raccontare, la deriva da “influencer” o “fashion blogger” era per me inaspettata e non ne vedo onestamente il nesso con la musica. Ovviamente ci sono anche artisti immensi in questo panorama che, ogni qual volta posso, vado ad ascoltare volentieri dal vivo.

Il tour di presentazione di Ultimo Piano Senza Ascensore, partito da Catania lo scorso 28 febbraio, ha già toccato alcune città siciliane. Avete in programma di oltrepassare lo stretto?

Certamente, il periodo che precede l’estate lo trascorreremo tra le tre punte della nostra Terra e subito dopo il caldo, quando potremo risparmiare sull’utilizzo dell’aria condizionata e le foglie inizieranno a cadere dagli alberi, passeremo lo stretto per suonare il nostro disco nel resto della penisola.

Domanda Nonsense: si rimorchia davvero ai concerti indie?

Credo, in proporzione, molto meno che a quelli neomelodici.

Autore dell'articolo: Francesco Paladino