No New – Intervista a Ian Fisher: il musicista giramondo ci presenta “Koffer”

Musicista americano con una caratteristica che lo rende particolare: è sempre in viaggio.

E questo suo perenne girovagare da un posto all’altro lo rende molto interessante. La sua musica folk di matrice americana si mescola alle storie dei posti che visita, influenzandola.

È uscito da poco più di un mese il suo nuovo album “Koffer”, pubblicato da Rocketta Records, anticipato dal singolo “If you wanna stay”, e siamo andati ad intervistarlo per saperne di più…

Che tipo di musica ha ispirato “If you wanna stay”?
Ho un piccolo cottage nella mia città d’origine, Ste. Genevieve in Missouri. Lì ho uno stereo con un lettore cd che può contenere tre dischi al suo interno. Si è rotto anni fa e da allora suona sempre e solo gli stessi tre cd, rimasti lì dentro. Quei cd sono il “Greatest Hits” di Hank Williams, una raccolta di vecchie demo di Willie Nelso, e “Harrov and the Harvest” di Gillian Welch. Il mio brano “If you wanna stay” è stato influenzato da quei tre album.

“Koffer” è il tuo nuovo album. Cosa ci puoi dire a proposito?
“Koffer” è più un mixtape, una raccolta di singoli che ho registrato nel corso degli ultimi cinque anni, che volevo tantissimo pubblicare, riuscendoci finalmente. Se ci fosse un qualche tema di fondo a legare i brani, sarebbe non intenzionale e probabilmente avrebbe poco a che fare con l’album in sé e più con il mio lavoro in generale, fatto di viaggi, di sensazioni di nomadismo culturale e di nostalgia. Se vuoi trovare tu un tema di base di “Koffer”, fai pure.

So che ti sposti sempre da un posto all’altro, cosa ti ha spinto a vivere così?
Sono cresciuto in un piccolo paese, dal quale volevo andare via. Quando ne ho finalmente avuto l’occasione, non volevo mai smettere di “partire”. La mia vita da musicista itinerante si sposa bene con queste sensazioni d’irrequietezza. Col passare del tempo però i ritmi si rallentano e più si viaggia, più i vari luoghi si confondono insieme in un solo amalgama. Non ho davvero scelto questo stile di vita. È semplicemente capitato e continua ad andare così.

È difficile per un musicista essere costantemente “on the road”, e non solo per i tour?
È una cosa bellissima a volte, ma può essere parecchio difficile per quanto riguarda le relazioni personali. E può essere pensate anche per l’anima, a dirla tutta. Può generare un sacco di caos e rendere la vita, i pensieri e i sentimenti piuttosto instabili, se non si è molto forti o, come nel mio caso, testardi.

Chi sono i tuoi artisti preferiti?
Ho ascoltato un sacco di merdosa musica country-pop anni Novanta quando ero un ragazzino. Mi ha presto stancato e ho iniziato ad ascoltare il rock classico, come i Led Zeppelin e i Pink Floyd. Poi verso i 17 anni mi sono messo ad ascoltare più artisti folk come Bob Dylan o Simon & Garfunkel. Mi sono trasferito in Europa a 21 anni ed è stato lì che mi sono effettivamente interessato alla musica country. Trovarmi così lontano dall’America mi ha fato idealizzare di più le mie radici. Ho iniziato ad ascoltare molto Gillian Welch, Hank Williams e Wilie Nelson. Ho imparato molto sulla composizione ascoltando la loro musica. E li ascolto ancora, anche se ultimamente mi sono orientato molto su Songs: Ohia di Jason Molina e Father John Misty.

Con che artisti vorresti collaborare?
Con Charles Mingus, se fosse ancora vivo. Sarebbe anche bello scrivere qualcosa con Jackson Browne. E morirei per poter cantare con Joni Mitchell.

English version:

What kind of music inspired you for “If you wanna stay”?
I have a little cabin back in my hometown of Ste. Genevieve, Missouri, USA.  I have a stereo there with a CD player that holds three CDs at a time.  It broke years ago and the same three CDs have been playing in that cabin ever since.  Those CDs are Hank Williams’ Greatest Hits, a collection of old demos from Willie Nelson, and Gillian Welch’s “Harrow and the Harvest”.  “If You Wanna Stay” was influenced by those albums.

“Koffer” is your new album. What can you tell us about it?
Koffer” is more of a mixtape.  It’s a collection of singles that I’ve recorded over the last five years that I’ve been dying to release and finally have.  If it has any theme, then it was unintentional and probably has less to do with the album itself and more to do with my overall work in general, which often deals with traveling, feelings of cultural homelessness, and longing.  If you want to give it a theme though, then go ahead.

I know you’re always travelling from a place to another, why did you choose this lifestyle?
I was raised in a small town and always wanted to leave. When I finally got the chance, I never really stopped “leaving”. My life as a touring musician goes well with those restless feelings. Time slows you down though and the more you travel, the more the places blur together into one place. I didn’t really choose this lifestyle. It just happened and it’s still happening.

Is it complicated for a musician to be constantly on the road, and not only for tours?
It’s a beautiful thing at times, but it can be pretty hard on your personal relationships.  It can be hard on your soul too, to be honest.  It just creates a lot of chaos and makes your life, thoughts, and feelings pretty unstable, unless you’re very strong or, in my case, stubborn.

What are your favorite artists?
I listened to a lot of shitty 1990’s American Pop-Country music when I was a kid.  I eventually got sick of that though and started listening to classic rock, like Led Zeppelin and Pink Floyd.  When I was 17, I started listening to more folk artists like Bob Dylan and Simon & Garfunkel.  I moved to Europe when I was 21 and that is actually when I got into country music.  Being far away from America made me romanticize my roots more.  I started listening a lot to Gillian Welch, Hank Williams, and Willie Nelson.  I learned a lot about songwriting by listening to them.  I still listen to that stuff now-a-days, however, lately I’ve been listening a lot to Songs: Ohia and Father John Misty.

With which artists would you like to collaborate in the future?
Charles Mingus if he were still alive.  It’d be nice to write with Jackson Browne too.  I’d die if I could sing with Joni Mitchel.

 

Autore dell'articolo: Kalle

Kalle
Musicista, chitarrista e cofondatore dei Mescaline Babies, coi quali ha condiviso alcuni dei più importanti palchi europei. Appassionato di musica, cinema e di qualsiasi forma d'arte. Vive a Londra.