No New – Marcondiro si racconta

 

Marco Borrelli, in arte Marcondiro, vanta un curriculum di tutto rispetto: cosentino di nascita, studia jazz, contrappunto e composizione classica in gioventù per poi laurearsi al DAMS dell’Università della Calabria (con specializzazione in Etnomusicologia). Nel progetto Marcondiro, Borrelli mette in mostra tutto il suo talento musicale (nato in tenera età, come si legge dalla sua bio), ma anche un bagaglio tecnico e teorico di tutto rispetto. Marco ha scambiato gentilmente due parole con noi di Nonsense Mag, dove ci racconta un po’ di sé e un po’ del suo ultimo full length OMO L’Evo-Mediatico In-Forma-Canzone:

 Da cosa nasce il nome Marcondiro e come è nato questo interessante progetto musicale?

Il nome è tratto da una canzone che definirei “Guerrafondaia”, o quanto meno “non adatta ai bambini” ma, probabilmente scritta da bambini cresciuti!Una canzoncina o filastrocca, che in genere veniva eseguita da due o più bambini in forma responsoriale, ovvero “botta e risposta”. Il messaggio che trapela è facilmente intuibile, basta leggerne il testo:

Oh che bel castello
Il mio è ancora più bello
E noi lo ruberemo
E noi lo rifaremo
E noi lo bruceremo
E noi lo spegneremo
Sparerem cannoni
Spareremo i razzi

Mi ha sempre colpito la dietrologia che si nasconde nelle informazioni che ci arrivano dai Mass-Media fin dall’età più inconsapevole. Quelle che dietro l’apparente innocenza del gesto e della parola, celano una moltitudine di significati e significanti, che rimangono impressi e formano le società nel tempo. Questo è ciò che accade nell’ EVO-MEDIATICO (o Medio-Evo-Mediatico) che stiamo vivendo. Il progetto è nato dunque da una esigenza espressiva ed in qualche modo “Sociale”. Questa necessità si è tradotta, inevitabilmente, nella ricerca sia musicale che testuale.

Il tuo ultimo full length presenta una cura certosina per i dettagli e per gli arrangiamenti. In studio hai adottato qualche tecnica di registrazione particolare? Ti sei servito di qualche collaborazione speciale?

OMO “L’Evo-Mediatico In-Forma-Canzone” è secondo disco del progetto MARCONDIRO. Preoccupato dalla “Maledizione del secondo album”, che pare sia “sempre il più difficile nella carriera di un artista” (citando Caparezza), ho impiegato molto tempo (quasi 3 anni) a confezionarlo.

Ho curato personalmente gli arrangiamenti, le orchestrazioni negli studi della nostra etichetta (PARODOI) mescolando macchine ed apparecchiature elettroniche analogiche e digitali (come MiniMoog, Eco a nastro, Shermann filterbank, etc.) con l’utilizzo di strumenti della tradizione (Lira calabrese, tamburelli, chitarra battente etc.) per ottenere un suono omogeneo e caratterizzante.

Con le preziose collaborazioni di Angelo Cioffi, Gianluca Vaccaro, Massimo Aluzzi, nelle registrazioni e Marco Tagliola (uno dei più bravi ed innovativi produttori italiani) nei missaggi.

I testi sono ben costruiti e d’impatto. Da cosa ti lasci ispirare maggiormente durante la stesura di un testo?

Come per la musica, anche per i testi mi lascio trasportare da un suono legato ad un concetto.

OMO è un “pastiche” musicale omogeneo e ben amalgamato. Ci sono artisti o band in particolare dai quali prendi spunto, magari anche diversi tra loro?

Sono un fagocitatore di musica di ogni genere. Sono molto selettivo, seppur diversi compositori, artisti e band, hanno catturato il mio interesse. Ho una personale predilezione (o perversione uditiva) per il Canto Gregoriano, ma anche per la musica greca antica, i madrigali e la musica rinascimentale e classica. Verdi e Monteverdi tra i miei compositori prediletti. Amo il jazz (Duke Ellington, Gil Evans, Wayne Shorter, Miles Davis, Petrucciani, tra i tanti studiati ed apprezzati), seguo le sperimentazioni e ricerche della musica contemporanea, da Cage a Stockhausen, Berio ad Arvo Part. Mentre tra i gruppi del rock-pop internazionale, Radiohead, Led Zeppelin, Beatles ed ultimamente (dopo aver conosciuto Marco Tagliola che me li fece ascoltare nel corso dei missaggi poiché rintracciava alcune reminescenze musicali a lui familiari… ma che io non avevo mai sentito prima) i Flaming Lips.

Tra gli artisti, senza dubbio Peter Gabriel, David Bowie , Bjork , Demetrio Stratos, Frank Zappa, sono stati un punto di riferimento in tutto il mio percorso fino ad oggi, senza dimenticare i grandi cantautori italiani, soprattutto Paolo Conte, De Andrè, Battiato, Battisti e Piero Ciampi.

Nel complesso, cosa ti soddisfa di più del tuo lavoro?

La Sfida quotidiana che fa sentire vivi.

Sul tuo sito si può vedere un’agenda di impegni molto fitta; quali esperienze ti hanno colpito di più o ricordi con più piacere? 
Nel tour di questa estate, dopo la presentazione del disco in uno dei più coraggiosi locali della capitale (il pasoliniano “Na Cosetta”), per le telecamere di RAI5, abbiamo girato da nord a sud ed incontrato diverse realtà molto interessanti. C’è tanta imprenditoria giovanile che tenta di elevarsi rispetto alle difficoltà economiche e sociali, che rendono davvero complicato il mestiere dell’ organizzatore di eventi.

Hai già nuovi progetti in cantiere? Nuovi inediti, nuove collaborazioni?

Stiamo continuando a suonare dal vivo, perché incontrare il nostro pubblico è fondamentale anche per le scelte artistiche verso le quali ci stiamo spingendo. Nel frattempo però, ti confido in anteprima, che insieme alla Band ElettriCombo, con cui abbiamo affrontato il tour invernale ed estivo, stiamo lavorando ad un nuovo disco. Magari prossimamente ve ne daremo un assaggio.

 

 

Autore dell'articolo: Gilberto Giannacchi

Gilberto Giannacchi
Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d'Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d'annata.