No Interview – Statuto: una chiacchierata tra “Ritmi di metropoli”, tifo sfrenato e musica moderna

Mod non si nasce, non si diventa: Mod si scopre di esserlo.” (Statuto).

Ho incontrato gli Statuto per parlare del loro nuovo singolo e del tour invernale da poco partito. È online il video interattivo di “RITMI DI METROPOLI”, nuovo singolo estratto dall’album di inediti “AMORE DI CLASSE” (Universal), da domani disponibile anche in vinile. Il videoclip, registrato “buono alla prima”, ha una particolarità: ci sono 5 bottoni su cui potete cliccare per visualizzare lo stesso live da 5 prospettive diverse.

Scopriamo insieme cosa mi hanno raccontato.

Che storia volete raccontarci in “Amore di classe”?

Una storia d’amore tra due ragazzi adolescenti, lui di estrazione sociale bassa, proletaria, lei invece di buona famiglia. Sono due studenti di un liceo di Torino, si conoscono ad una manifestazione in favore della scuola pubblica, scatta la scintilla dell’amore, che poi diventa importante e li coinvolge moltissimo, ma questo amore verrà osteggiato dalla famiglia di lei, perché non gradisce la frequentazione con un ragazzo di estrazione sociale bassa e quindi alla fine questa storia finirà. A fare da contorno ci sono aspetti della vita metropolitana che noi trattiamo regolarmente, come la disoccupazione, la lotta al razzismo, il diritto alla scuola pubblica e così via, che emergono però in questa forma di racconto.

Il vostro nuovo singolo è “Ritmi di Metropoli” brano dedicato alla vita di città e alle nuove generazioni. Me ne parli?

Ritmi di metropoli riassume già nel ritornello quella che è proprio la filosofia “Mod”, cioè ritmi di metropoli, suoni multietnici, abiti impeccabili. È un approccio alla città molto presente, essere sempre parte del tessuto metropolitano, quindi partecipare alle iniziative culturali, alle manifestazioni, andare nei club, proporre la propria musica, ballare la propria musica e avere sempre un’immagine precisa ed elegante che permette di distinguersi dagli altri e avere sempre un’impronta di ricerca, di cercare il meglio dal punto di vista estetico, anche in questo caso prima degli altri. Questo è il riassunto del brano che musicalmente ha una ritmica ska giamaicana, però è pieno anche di suoni elettrici molto power pop che vanno a rendere il suono più originale, più particolare.

Il video è stato realizzato con una tecnica particolare…

Ci sono cinque punti di osservazione e di ripresa, cliccando sopra ai cinque bottoni con la stella che ci sono nella schermata del video si può vedere il punto di vista diverso dei vari strumenti, noi quattro più quello nella ripresa centrale; pensiamo che nessuno l’abbia mai fatto prima di noi e quindi ci possiamo fregiare di questa originalità.

Siete ripartiti in tour, in base a quali criteri scegliete i brani della scaletta?

Cerchiamo di presentare intanto il nuovo disco scegliendo le canzoni che ci pare siano più fruibili dal vivo, anche se più o meno lo sono tutte quante, e poi inseriamo qualche canzone presa dai tanti nostri tanti dischi precedenti, perché sono tanti anni che suoniamo, purtroppo o meno male, abbiamo un repertorio sicuramente molto nutrito e poi ovviamente le nostre canzoni un po’ più conosciute come “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”, “Piera”, “Qui non c’è il mare”, “Ragazzo ultrà” e così via, che non mancano mai per fare il gran finale.

Voi siete da sempre legati a filo doppio col mondo del calcio. Cosa pensate del calcio di oggi e delle varie violenze che spesso vengono perpetrate all’interno delle tifoserie?

Il discorso riguardo il calcio di oggi mette in luce che sicuramente non è bello e interessante come quello di una volta, dove chi indossava i colori era sicuramente molto più parte integrante della squadra, c’erano i calciatori bandiera, c’erano i numeri che andavano da 1 a 11, non c’erano gli sponsor, era un calcio romantico che poi era quello che noi preferivamo; riguardo il discorso della violenza bisogna stare molto attenti a fare un’analisi non superficiale, perché a nostro parere la repressione nei confronti dei tifosi organizzati è veramente esagerata e fuori luogo e va a colpire invece i veri tifosi, quelli che vogliono seguire la propria squadra in trasferta, vogliono sostenerla, e andando avanti di questo passo si finirà a guardare le partite a casa in poltrona, cosa che sembra essere un po’ quello a cui vogliono portare i padroni del calcio moderno, quindi a fare abbonamenti alla pay tv, a non seguire la squadra allo stadio e a rendere tutto molto più freddo e poco credibile.

E invece della musica italiana di oggi cosa pensate?

È una domanda molto ad ampio spettro, troppo ampio perché si possa dare una risposta completa, soprattutto non siamo così importanti da poter esprimere un parere che abbia un valore definitivo. Sicuramente la musica attuale, soprattutto per i giovani, è troppo condizionata dai locali che chiedono delle tribute band e i giovani che fanno la propria musica vengono sempre penalizzati, cosa che capita purtroppo anche a causa di questi programmi televisivi che sono la parte portante, più esposta, della nuova musica, questi talent, in cui i giovani fanno principalmente delle cover e viene premiato prima il personaggio del musicista e soprattutto non si esprimono. I giovani hanno pochissimo spazio per esprimere la loro musica e la loro creatività e quello che ci preme è di invitare i ragazzi giovani a suonare quello in cui loro credono, quello che loro sentono, quello in cui si identificano, perché se non si suona quello che si sente e non si suona per comunicare, per avere un rapporto con il pubblico e altre persone, si finisce per uccidere veramente la musica.

Intervista a cura di Egle Taccia

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!