No Interview – Un disco come terapia d’urto, è questo “Lingue” per Tommaso Di Giulio

A tre anni da “L’ora solare”, accolto positivamente da pubblico e critica, è uscito a fine marzo, per la Leave Music, Lingue, il nuovo disco di Tommaso Di Giulio, cantautore, musicista, autore e compositore romano. Dieci tracce elettriche accomunate dall’esigenza di imparare a esprimersi attraverso nuove lingue…

Si dice spesso che per un cantautore fare musica sia una sorta di autoanalisi. È così anche per te?

Assolutamente. In questo caso si è trattato proprio di terapia d’urto.

Affrontare in modo così diretto, e a volte anche brutale, determinati aspetti della propria vita può far molto male. Poi però, se la terapia riesce, ci si sente pieni di una nuova energia. Non azzardo a dire la parola “consapevolezza”, ma siamo da quelle parti.

I testi di “Lingue” sono scevri da qualunque sovrastruttura, sinceri da fare quasi male. Cantarli dal vivo come pensi che ti farà sentire?

Anche in questo caso ho dovuto compiere un percorso perché cantare una canzone dal vivo è ogni volta un atto performativo nuovo che può innescare cose diverse. Per ora riesco a cantarle tutte, al netto di qualche lacrima in più o in meno, tranne per l’appunto “Piangi Pure”, con cui sto facendo ancora i conti.

Questo disco nasce dalla necessità di imparare a comunicare in modo diverso con una persona a cui la malattia ha sottratto velocemente memoria e percezione della realtà. Si potrebbe pensare ad un lavoro permeato dalla tristezza e dal dolore, invece ciò che arriva è anche e soprattutto il coraggio, quello nel non arrendersi, quello nel ricercare la luce, quello nel non aver paura delle fragilità…

È un invito innanzitutto a non vergognarsi delle proprie imperfezioni, che rilancia alla possibilità per tutti di guardarsi allo specchio senza necessariamente volersi prendere a cazzotti una volta su due.
L’avere a che fare con una persona che ami che si ammala ti può portare davanti ad un bivio: o ci si lascia sconfiggere o si affilano le armi e si va in guerra. Una guerra con le istituzioni, con tutto quello che credevi certo e scontato fino al giorno prima, ma sopratutto con la tua emotività e con un altro “te”, che è anche possibile che venga modificato in un modo che non ti piace dagli eventi che ti si scagliano addosso. Io ho scelto di combattere. C’ho un sacco di lividi e cicatrici ma per ora vendo cara la pelle.

“Quello nello specchio” è il brano che chiude la tracklist: tante domande senza risposte…e in fondo direi che va bene così, ma se ti dico domani, qual è il primo pensiero che ti viene in mente?

Sono uno che fa progetti (poi magari falliscono tutti puntualmente), però tendo a considerare il concetto di “domani” come un tassello di qualcosa di più grande, che può anche cambiare in modo pazzesco in corso d’opera, ma che cerco di perseguire.

Poi, nello specifico, se ora mi chiedi di associare qualcosa a “domani” ti risponderei probabilmente: devo finire una canzone nuova, una di quelle importanti. O almeno credo.

Allontanandoci un attimo dal disco, ci racconti qualcosa del bel progetto che ti vede coinvolto già da due anni, “Il palcoscenico della legalità”?

Si tratta di un progetto meraviglioso di cui sono onorato di far parte.

Attraverso il teatro, la musica (e ultimamente anche il cinema) raccontiamo storie vere di persone che lottano e vincono quotidianamente contro le mafie di tutta Italia (e raccontiamo tante cose anche su come viene accolta la mafia al nord, fatto che spesso viene taciuto dai media).

Sono storie universali, non eroiche nel senso retorico del termine, che danno un senso al concetto di “sapere di stare dal lato giusto della barricata”. In un momento storico in cui si punta al disimpegno più totale in qualsiasi campo (musicalmente lasciamo proprio perdere…), questo spettacolo mi mette costantemente in contatto con persone (tante, per fortuna) che stanno davvero scrivendo una contro-storia del nostro Paese, un’altra storia fatta di impegno civile, di coraggio, di voglia di cambiare sul serio le cose.

Io nel mio piccolo ho scritto (e suono dal vivo) una colonna sonora molto rumorosa e “sonicyouthesca”. Abbiamo appena terminato un giro di un anno e mezzo in tutti i maggiori teatri stabili d’Italia e meglio di così non poteva andare.

Per il tour come ti stai preparando? Che tipo di live presenterai?

Un live tiratissimo, elettricissimo e “di pancia” come non mai. Un quintetto molto molto molto poco da cantautore.

Domanda Nonsense: un gesto gentile che apprezzi?

I grattini di una persona a cui vuoi bene su quel punto della scapola che non riesci mai a raggiungere.

Intervista a cura di Cinzia Canali

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.