No New – Al grido di “Eureka” ritorna La Scala Shepard

La Scala Shepard torna con il secondo lavoro in studio, Eureka. Sette brani che sono mondi a sé stanti, una sorta di incontro casuale tra sette persone, diverse l’una dall’altra, che scoprono con piacere di poter andare d’accordo; e magari si trovano pure un po’ simpatiche. Un album basato sull’onestà, in cui prevale la cura dell’individualità e delle storie personali. Lorenzo Berretti (basso, tastiere, percussioni, synth, glockenspiel, voce) ha risposto a qualche mia domanda…

E’ passato poco tempo (un anno circa) dal primo album, “Di Passaggio”. Un anno, però, ricco di attività live. Con che spirito avete iniziato a lavorare ad “Eureka”?

“Eureka” è stato un disco composto con ritmi molto serrati. Dopo l’uscita del primo album abbiamo cominciato a suonare ininterrottamente a Roma e in giro per l’Italia, in una maratona di live infinita; questo ha ovviamente tolto tempo alla composizione di materiale nuovo, per il quale ritagliavamo con fatica delle sporadiche prove. Allo stesso tempo però, già pochi mesi dopo la sua pubblicazione, sentivamo che “Di passaggio” non era più un prodotto che ci potesse rappresentare: avevamo quindi l’urgenza di uscire con nuove canzoni che delineassero meglio la nostra identità al pubblico.

Per riassumere la nostra discografia: il primo disco è stato fatto con poco tempo a disposizione e molta leggerezza, il secondo è stato fatto con poco tempo a disposizione, ma molta cura nei particolari. Il prossimo passo sarà fare il terzo lavoro con calma.

Sette brani, sette mondi a sé stanti. Quanto c’è di voi in questi mondi?

C’è tutto quello che abbiamo imparato di noi stessi in questo anno di attività live. Non so se questo processo si può chiamare crescita, ma senz’altro c’è un altro spirito rispetto al primo lavoro. C’è più lavoro di squadra, più comunione di intenti. Questo ha influenzato molto l’arrangiamento dei brani, che nonostante presentino ognuno stili molto diversi, risultano in qualche modo ben amalgamati tra loro.

La copertina rappresenta un burattino che cerca di liberarsi dai fili che lo tengono legato. E’ una metafora di evoluzione e presa di coscienza. Aspetti che si riflettono sulla vita di ognuno, ma anche in ambito musicale. Non è così?

L’arte ha sempre avuto il compito di far evolvere le persone, e lo fa con l’unico mezzo che ha a sua disposizione, ovvero dandoti dei dubbi. Perché il dubbio è democratico, il dubbio crea dialogo, mentre le certezze creano divisioni. Il dubbio crea un terreno adatto per crescere e maturare.

Tuttavia, oggi questo meccanismo rischia di non funzionare più. Il pubblico è sempre più disattento, e questo è dovuto soprattutto al bombardamento di informazioni a cui sono quotidianamente sottoposti. C’è una eccessiva offerta che non permette di far sedimentare i contenuti nella coscienza delle persone.

“Cattivo” parla del coraggio che ci vuole per esprimere se stessi senza nascondersi dietro luoghi comuni. Anche nel vostro lavoro, complici diversi fattori, non è sempre semplice mantenere una propria libertà espressiva. Qual è la vostra esperienza a riguardo?

Fortunatamente noi non abbiamo ancora incontrato problemi di questo tipo. O almeno, non per fattori esterni alla band. Complice di questa situazione è una forte intesa che c’è tra tutti i componenti del gruppo: questo legame ci rende molto indipendenti dal punto di vista creativo, quindi i testi, le musiche e le idee possono essere cambiate solo se ci troviamo tutti e quattro d’accordo e convinti delle modifiche.

Spesso le pressioni più pesanti dal punto di vista di libertà espressiva le riceviamo proprio da noi stessi. Suonerà assurdo, ma spesso sono gli artisti i peggiori censuratori di se stessi.

“Non ti fidare mai di un artista” è il primo videoclip estratto da “Eureka”. La figura principale, Topolino, viene presa di mira per scardinare quel finto buonismo che piace tanto. Raccontatecelo meglio.

Il video prende spunto da una storia di Andrea Pazienza, chiamata “Perché Pippo sembra uno sballato”. Il modo in cui però viene sviluppata la storia è totalmente diverso. Mentre nel fumetto il soggetto che viene preso di mira è Pippo, che viene fatto apparire nella sua vita reale come un tossico freak (una trovata adatta per i tempi in cui è uscito il fumetto) e la figura di Topolino viene presa solo di sponda per accentuare la surrealità della situazione, nel video accade esattamente il contrario.

Qui è Topolino al centro dell’attenzione. Qui non è la rivolta del ’77 ad essere protagonista; ciò che va scardinata, ora, è la figura che rappresenta Topolino, del personaggio ultra-positivo, che fa apparire al pubblico tutto bello, splendente e luminoso. Il video punta a stravolgere questa retorica, che ormai è sempre più presente nella vita moderna. 

Il 17 novembre si è svolto il Release Party di “Eureka” al Lanificio 59. Com’è andata?

Il risultato finale ha superato tutte le nostre aspettative. Abbiamo preparato uno spettacolo molto complesso da gestire, piuttosto ambizioso per l’esperienza e i mezzi che avevamo. C’erano un numero considerevole di ospiti, diverso materiale video, qualche esperimento di contaminazione con la musica elettronica… insomma, abbiamo azzardato molto, e per questo siamo arrivati terrorizzati alla data del Release. Era facile andasse storto qualcosa. Ma alla fine è andato tutto liscio, e questo grazie anche alle persone che ci hanno seguito e aiutato (in primis Luca Balsamo, che ha fatto miracoli alla fonia).

È stato un passo importante per il nostro percorso, e fortunatamente ci ha dato tante soddisfazioni, anche per la risposta entusiasta che abbiamo ricevuto dal pubblico.

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.