No New – Bombay e il suo nuovo “Numero 2”

Bombay è un giovane cantautore della periferia romana che canta senza saper cantare e suona senza sapere suonare, ma è sorprendente perchè il suo essere naturale e artista “crudo” catturano l’orecchio nonostante le stonature. Ho avuto il piacere di farci una spassosa chiacchierata in occasione dell’uscita del suo nuovo album “Numero 2”.

 

Sulla tua pagina Facebook c’è scritto: “la mia musica è fatta di chitarra e voce, semplici melodie da spiaggia al tramonto”. Nell’epoca del bel canto di stampo talent show e dell’impegno (un po’ negato) dei cantautori indie, una scelta proprio originale…

Ok, per la verità sono distante dai talent e dall’indie italico nel senso che non conosco nessuno, a parte piccole band più punk che indie. Io canto il disagio che mi assale nei momenti inaspettati e gli do sfogo per evitare di rimanerci sotto. il modo più semplice e minimalista è farlo chitarra e voce in maniera libera e incosciente. Non voglio mediazioni e se una cosa mi piace la faccio altrimenti evito, se mi chiamano a suonare e mi piace la cosa ci vado altrimenti se non posso, o non mi convince, non vado. È semplice: sono da solo e mi gestisco da solo. Non ho manager, etichette nada de nada. Si chiama DIY e io sono convinto che sia la scelta giusta per chiamarsi fuori dall’industria che ti prende e ti stritola per fare soldi. Io i soldi non glieli faccio fare ahahah, se mai li faccio io! Non ho velleità e non voglio arrivare da nessuna parte, non sono invidioso e cerco solo di suonare e crescere bene.

 

Il tuo secondo album, “Numero 2”, è composto di 9 canzoni tutte voce e chitarra, in cui le storie quotidiane, le più assurde, quasi insignificanti, escono “sputate” con scellerata sapienza e ti attirano. E ti coinvolgono. Sei consapevole del tuo potere?

Mmmmm….non lo so… sono assolutamente stupito dell’affetto che mi circonda, delle persone che mi scrivono per farmi i complimenti, dei locali che mi chiamano a suonare, delle etichette che si propongono… per me è tutto incredibile. Mi sembra assurdo che qualcuno paghi per sentirmi suonare. Dicono che devo provarci che ci devo credere, che devo fare il serio e comportarmi bene. A me già sembra troppo ricevere così tanta attenzione, io non so cantare e scrivo canzoni di getto che raccontano piccole cose quotidiane, le esperienze che mi capitano o che capitano ai miei amici. Non c’è niente di pazzesco è tutto molto semplice. Non ho nessuna voglia di essere professionale, voglio fare le cose come dico io, possibilmente senza dover scendere a compromessi proprio perché non voglio scalare classifiche di gradimento. A volte i concerti sono belli, a volte no, dipende se sono in forma o da fattori che ancora non controllo – ancora non ho capito che devo fare il sound check come si deve. Per fortuna un lavoro bello ce l’ho e mi dà i soldi per vivere, la musica per me è un’oasi zen, un momento di autocoscienza e di condivisione delle emozioni. Quando scrivo e suono sono onesto, fragile e il più diretto possibile perché voglio far capire a chi ascolta quello che vivo e le esperienze che faccio, perché credo che condividendo le esperienze, ci sentiamo meno soli.

 

Nel comunicato stampa scrivi, “Non ho una bella voce, sono stonato (quelli tecnici mi definiscono ‘afono’). Anche se le tue stonature non mi hanno stonato (ammettilo, molte sono volute, mai casuali), riconosco la difficoltà della maggior parte delle persone e degli addetti ai lavori, nel concepire il tuo modo di fare musica. Ci pensi un po’ a chi ti ascolta quando scrivi e poi registri una canzone?

Ahahaha ti assicuro che sono stonato, anzi sto prendendo lezioni di canto perché più di una volta mi hanno detto che senza tecnica finirò presto con le corde distrutte e io ci tengo alle corde vocali, come tengo a tutto il mio corpo. Però immagina che da bambino, al coro della scuola, mi dicevano di muovere la bocca senza cantare… o addirittura, più recentemente, ho partecipato ad un provino per entrare nel coro del dopolavoro e mi hanno cacciato al riscaldamento, neanche me l’hanno fatto fare il provino! Gli addetti ai lavori hanno reazioni diverse con me: a volte sono stupiti e divertiti, a volte mi dicono che devo cambiare nome, a volte mi dicono che devo registrare il disco con una band, a volte mi dicono che sono forte e a volte non mi si filano proprio, nel senso che mando il disco e non rispondono. Comunque io ascolto i consigli di tutti: gli amici, i professionisti del settore e i colleghi che ne sanno molto più di me e li ringrazio sempre, perché mi aiutano e mi vogliono bene, ma  poi faccio di testa mia e spesso si arrabbiano ahahah. Io voglio solo una cosa, fare la mia musica come dico io. Senza compromessi perché la musica è la mia oasi di pace non voglio che diventi un ambiente di lavoro. Certamente penso a chi mi ascolta ma non troppo altrimenti mi imbarazzo. Scrivere e suonare serve soprattutto a me, per capire meglio le mie emozioni e perché voglio far capire a chi ascolta quello che vivo e le esperienze che faccio, poiché condividendo le cose ci sentiamo meno soli. Poi c’è l’aspetto ludico: mi piace molto inventare melodie e incastrale con la metrica, tutto deve suonare bene al mio orecchio e su questo l’unico giudice sono io!


Puoi spiegarci meglio il tuo pensiero contrario al copyright?

Capperi, questo è un discorso molto complicato e cercherò di esprimerlo nella maniera più semplice possibile. C’è l’Artista che si crede meglio di tutti e vuole diventare ricco. Ci sono le Etichette discografiche, che si comprano gli artisti e li pompano per farli diventare popolari (con prodotti molto spesso scadenti). Ci sono i Manager, gli Editori e i Promoter,  che vogliono anche loro fare milioni sulle spalle del pubblico e degli artisti. Ci sono le Distribuzioni, che praticamente cliccano due volte sul mouse per mettere i dischi su spotify e ovviamente vogliono anche loro guadagnarci… Insomma una catena lunghissima di pseudo professionisti che cercano sempre di racimolare soldi. È tutto un susseguirsi di divisioni di percentuali che alla fine escludono l’autore dalla titolarità e il pieno godimento della sua opera. Esistono modi diversi per fare musica secondo me, ad esempio Steve Albini non prende punti percentuale sui dischi che lui produce perché secondo lui è sbagliato, viene pagato per le ore che lavora. Poi, se non bastasse, esistono gli uffici stampa la cui funzione è di mandare il disco, o le info relative agli artisti che li pagano, ai siti e giornali del settore (loro amici) per avere visibilità. Così ci sono le testate giornalistiche, che a loro volta lavorano associate con questi uffici stampa che ricevono il disco e ne parlano bene; in pratica paghi per il contatto giusto … a me sembra un po’ mafioso come sistema. L’industria musicale è un mega bluff: immagina Mengoni, Vasco, Noemi, tutti questi grossi nomi sono mossi da una macchina produttiva enorme che di fatto impone al pubblico le loro canzoni, che a me fanno schifo ad esempio. Per quanto riguarda il diritto d’autore penso sia un’altra aberrazione della società contemporanea, ultimamente si parla sempre di meritocrazia e poi permettiamo ad autori che hanno scritto due canzoni trenta anni fa di camparci alla grande. Io sono per la libera circolazione delle idee e della musica. Non deve esistere una disparità di compensi così alta, non è accettabile. Inoltre non condivido le politiche delle etichette discografiche e il loro accanirsi contro la pirateria, io credo che l’artista che crea debba essere pagato il giusto per quello che fa, che sono canzoni e concerti. Per me un’artista deve amare e rispettare il proprio pubblico che non è una vacca da mungere (imponendo per esempio prezzi dei concerti alti). Anche le persone più povere devono avere accesso alla cultura e alle opere dell’ingegno umano (in cui rientra la musica, ma anche la letteratura, il teatro etc). Se esiste la pirateria musicale, nonostante provino continuamente a fermarla, è perché il business non funziona e le persone non sono d’accordo, altrimenti non esisterebbe J.
Non mi piace questo business musicale e preferisco fare le cose a modo mio. Oramai i costi produttivi dei dischi sono bassi e alla portata di tutti, chiunque può auto prodursi il disco. A me piace fare musica in maniera artigianale e diversa, mi rifaccio alla filosofia del Do It Yourself, in questo modo gestisco tutto io e non devo rendere conto a nessuno. I miei dischi si scaricano dal mio bandcamp gratis o a offerta libera, i dischi fisici li masterizzo a casa e poi faccio le copertine a mano e li vendo a sottoscrizione ai concerti.

 

Bombay si ispira a qualcuno? Gli piacerebbe lavorare con altri artisti?

Ascolto da sempre tantissima musica: techno, house, punk, hard core, black metal, hip hop e alcune cose più pop italiane, ma non mi ispiro direttamente a nessuno, non so fare neanche una cover ad esempio. L’indie italiano non lo ascolto però poi ogni tanto scopro dei dischi bellissimi che tutti già conoscono perché sono usciti da un pezzo 😀
Non ho idoli ma sono fan di tanti, però non sono un nerd della musica e scopro i dischi solo anni dopo che sono usciti, ma sinceramente ne sono contento perché c’è tantissima musica buona da ascoltare e ci sono tantissime cose che succedono nel mondo da capire. Io sono curioso e cerco sempre di scoprire, capire e imparare cose nuove.
Mi piacerebbe collaborare con tanta gente ma ho poco tempo per farlo perché lavoro e socializzo e comunque ci penso poco, anche perché con le persone preferisco divertirmi e passarmela bene piuttosto che scrivere le canzoni. E’ da un po’ che sto pensando ad un disco di soli duetti con gli amici 😉


Fabrizio De Angelis

 

Autore dell'articolo: Faber