No New – Caffè dei Treni Persi – Quando un accento fa la differenza

Dopo Un collasso del tutto indisturbato, pubblicato nel 2013, è uscito a dicembre il secondo album del Caffè dei Treni Persi, la band formatasi ufficialmente nel 2007 riunendo differenti musicisti e percorsi musicali. Reincarnati male è un disco che ti permette di scegliere la modalità di ascolto spostando un semplice accento.

Facciamoci raccontare meglio da loro questa curiosa caratteristica.

 

“Reincarnati male” lo si può leggere in due modi spostando l’accento da una a all’altra. Come è nato questo titolo?

Il titolo dell’album è nato dalla risposta ad un commento razzista e xenofobo postato sui social da un rinomato musicista e professore italiano. La nostra risposta gli augurava di reincarnarsi in uno di quelli contro cui stava scagliando la sua ira, ovvero di “reincarnarsi male”. Ci siamo quindi interrogati su chi fosse in realtà per noi il “reincarnato male” se l’accusato o l’accusatore, l’oppresso o l’oppressore, sul senso di felicità e sul senso stesso della vita. Ecco che il titolo è stato volutamente lasciato senza accento, ovvero aperto a due interpretazioni con l’accento sulla seconda a “reincarnàti male”, e in questo senso il disco va visto come un insieme di racconti che parlano di esclusi, di sfruttati, di illusi e delusi dalla società, oppure con l’accento sulla prima a “reincàrnati male” e in questo caso invece il disco è il loro grido di protesta e la loro rivincita, l’urlo imperativo degli schiavi che augurano ai loro padroni di rinascere nelle loro stesse condizioni.  

 

Il primo singolo estratto è “Mani in pasta”, di cosa parla?

Mani in pasta è un racconto fantastico in cui la realtà viene stravolta da un evento paradossale: chi  si è sporcato le mani per fare affari ora si ritrova due guanti da cucina al posto delle mani. Il banchiere non potrà quindi più contare i soldi, il militare non riuscirà più a sparare, il poliziotto non riuscirà più a picchiare…gli altri invece, quelli a cui non è stato concesso nulla, quelli che le mani non potevano neanche mangiarsele, ora stringono arrabbiati il loro pugno.

 

 

Nella vostra musica si avverte un forte richiamo alla tradizione cantautorale italiana. Quali sono le vostre influenze?

Sicuramente amiamo tutti De Andrè, sia per quanto riguarda la ricerca nelle parole e nel linguaggio che per quanto riguarda le tematiche narrative, anche se, va detto, abbiamo sempre preferito gli arrangiamenti della PFM dei sui brani e questo rivela la nostra indole più “rock” che ci fa affiancare talvolta ad altri cantautori italiani quali potrebbero essere ad esempio Ivan Graziani o Edoardo Bennato. Dobbiamo poi sicuramente citare gli Area, un gruppo che sperimentava una ricerca totale e continua sulla musica (linguaggio, arrangiamenti, voce,…). Nel nuovo disco questa voglia di ricercare qualcosa di diverso anche dal punto di vista musicale e linguistico, nonché la nostra vena rock/prog è bene evidente.

 

Ci sono situazioni particolari in cui trovate più ispirazione per la stesura dei nuovi brani?

I nostri brani parlano di quello che ci circonda, di quello che ci fa arrabbiare (ultimamente parecchie cose…) ma anche delle gioie e dei motivi per cui dobbiamo resistere e combattere per cambiare le cose Sono racconti in cui trovano posto personaggi che sono lo stereotipo dei nostri difetti, dei mali della società, della grettezza umana, storie in cui l’elemento fantastico è trattato come fosse la normalità esattamente come fa l’uomo di fronte alla sua disumanità: è proprio in questo paradosso che risiede l’ironia che lega i brani di questo disco.

 

Siete di Bologna, una città di grande fermento musicale…cosa ne pensate?

Bologna ha sicuramente il merito di averci fatto incontrare: sei elementi che vengono da varie parti d’Italia che si incontrano attraverso amicizie in comune ancora prima di “conoscersi” musicalmente. E questa è sempre stata la forza di Bologna, quella di unire: Bologna è sempre stata storicamente, e sempre sarà, un punto di incontro tra idee, storie e culture diverse.

 

Vi siete formati nel 2007. Due EP, due album e tanti live. Musicalmente parlando, quanto vi trovate cambiati a distanza di quasi dieci anni?

Siamo cambiati tanto grazie sicuramente anche ai numerosi live, ma anche grazie alle esperienze musicali personali di ognuno di noi. Mentre nei primi lavori si avvertiva una grande voglia di dimostrare (e anche un po’ di inesperienza), nel nuovo disco abbiamo dosato, con calma e pazienza, gli ingredienti che avevamo acquisito in questi anni e li abbiamo mescolati in modo accurato per ottenere un lavoro più completo possibile. Rispetto al precedente questo è un disco sicuramente più “cattivo” in cui abbiamo osato di più sia dal punto di vista stilistico-narrativo e del linguaggio, sia dal punto di vista musicale, cercando di svincolarci sia da quelle che erano le nostre influenze musicali sia da tutti i nostri precedenti lavori e tirando fuori quello che era veramente il caffè dei treni persi.

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.