No New – Conosciamo insieme i Purple Got Me Slow Mo

Prendete tre ragazzi che abitano a 500 metri l’uno dall’altro e con una comune passione per il post-rock vecchia scuola. Aggiungeteci che ognuno di loro ha una formazione musicale autonoma e diversa dagli altri compononenti della band. Cosa otteniamo? I Purple Got Me Slow Mo e i loro primo full length Life Suits You Well, Huh?
Ma questo non basta, vogliamo sapere qualcosa di più e per questo ho deciso di fare loro qualche domanda.


Una domanda sorge spontanea: come nasce il vostro nome?
E’ una lunga storia. “Purple Got Me Slow Mo” è una frase pronunciata da Homer Simpson nell’episodio “Flaming Moe’s”. Pronuncia quelle parole dopo aver assaggiato un cocktail da lui creato che contiene sciroppo per la tosse. Dopodiché Moe, il barista di fiducia di Homer, speculerà cinicamente su quell’intruglio. Abbiamo scelto questo nome per vari motivi. In primo luogo siamo fan sfegatati dei Simpson e dei Codeine (la codeina è l’ingrediente base dello sciroppo per la tosse). In secondo luogo, il drink creato da Homer si riferisce implicitamente al “Purple Drunk”, una bevanda molto in voga negli USA a base di codeina appunto. L’effetto collaterale di questo beverone è rallentare i riflessi e la reattività; pensavamo che questo legasse molto con la nostra musica che, nella maggior parte dei casi, è piuttosto lenta ed evocativa.

Quanto è importante il testo nelle vostre canzoni? Cosa volete trasmettere?
I nostri primi inediti (non inclusi nell’album) erano caratterizzati da arrangiamenti musicali semplici e così lo erano anche i testi. Eravamo in una fase embrionale e dovevamo prendere le misure. Più l’idea di fondo ha iniziato a diventare più nitida di pezzo in pezzo, più i testi hanno iniziato ad assumere delle determinate connotazioni e ad essere ragionati ad hoc. Ognuno può leggere, nei nostri testi, ciò che vuole. Di sicuro, grande ispirazione per i nostri testi sono stati i personaggi del locale quotidiano a cui abbiamo cercato di dare un tocco di poeticità in più, che non guasta mai.

Qual è il vostro pensiero sulla musica indipendente?
La musica indipendente è un calderone vasto dove l’ascoltatore può trovare un sacco di generi e possibilità diversi. Oggigiorno c’è chi strizza più l’occhio al mainstream (ad esempio il cantautorato, che sta coinvolgendo sempre più persone) e altri generi più di nicchia ed introspettivi. In tutto questo, la croce e la delizia della nostra generazione è il web. Da un lato, è più facile fare uscire un prodotto e contattare direttamente sia webzine, che etichette; dall’altro rende i dischi e i progetti più inflazionati ed è difficile scorgere veri talenti in tutto questo pool di band diverse. Emergere non è facile per nulla: è una situazione molto, ma molto complessa che vede in gioco un sacco di variabili diverse e soprattutto difficili da analizzare.

C’è qualche artista a cui siete particolarmente legati e che ancora oggi influisce sulla realizzazione dei vostri brani?
Diciamo che abbiamo una sacra triade composta da Slint (principalmente loro!), Codeine e The Van Pelt. Abbiamo costruito l’ossatura della nostra estetica musicale basandoci su questi tre mostri sacri dell’alternative statunitense. Sempre nel contesto della band, traiamo spunto leggermente dal dream pop alla Slowdive, dall’emo (American Football) e da altri gruppi slowcore e post-hardcore come Low, June of 44 e Gastr del Sol. La cosa divertente è che fuori dai confini della band, ascoltiamo tutt’altro. Luca è un grandissimo fan di elettronica sperimentale ed hip-hop
(vedere alla voce Wu Tang Clan), Davide è un conoscitore maniacale di soul e funk (colleziona anche rari 45 giri), Gilberto è un appassionato di prog e post-hardcore violento (Botch, Converge, e i nostrani Stormo).

E al di fuori dell’ambito musicale? Ci sono influenze legate al cinema o alla letteratura?
Abbiamo inserito un sample de Il Grande Lebowski nella canzone Parking Lot Anatomy Teacher; è un film che piace molto a tutti e tre. Ribadiamo la nostra fissazione per le citazioni oscure dei Simpson. Al di fuori dell’ottica musicale, ci piace la poeticità della vita di provincia, ricca di situazioni surreali, personaggi circondati da un alone di mito e leggenda e di luoghi a noi cari dove abbiamo potuto conoscere, verificare ed ammirare questo stile di vita. Veniamo da Magenta, in provincia di Milano e possiamo osservare, senza pagare il prezzo del biglietto, questo affresco vernacolare ogni giorno. Siamo anche lettori e fruitori d’arte, senza però avere dei gusti definiti.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Suonare, comporre nuovi brani, cercare nuove influenze, suonare dal vivo e farci conoscere un po’ di più. Siamo persone semplici!


 

Autore dell'articolo: Paola Venturetti

Paola Venturetti
Datemi vagonate di cibo e rotolerò nel mondo (semi-cit). Oltre che per il cibo, provo un profondo amore per la filosofia e per qualsiasi forma d'arte. E per il trash, manifestazione incompresa dei lati più oscuri dell'anima.