No New – Il debutto degli Okland

Okland è un progetto elettronico nato a Torino grazie all’incontro di tre musicisti: Andrea De Carlo, Luca Vergano e Jacopo Angeleri. Il loro Ep d’esordio, autoprodotto, è uscito ad aprile. Attraverso i quattro brani che lo compongono, il trio ha cercato di descrivere la fusione tra l’elemento umano e quello artificiale.

 

Quanto è importante per voi la ricerca del suono?

Fondamentale. Talvolta è il suono stesso ad essere l’impulso creativo che dà il via alla scrittura di un brano. Si può dire che, nella musica elettronica, la ricerca e la scelta dei suoni non siano solamente un elemento formale, ma sono ciò che prima di ogni altra cosa ci raccontano il brano. Sono l’essenza stessa.

 

Una ricerca del suono che si tramuta in una ricerca interiore per l’ascoltatore…

Per noi la ricerca diventa motivante quando il risultato a cui porta diventa uno stimolo non solo per noi, ma soprattutto per quelli con cui condividiamo la nostra musica. Infatti, ci piace pensare che la ricerca del suono si trasformi in un canale di comunicazione verso gli altri. Quando qualcuno che ha ascoltato un nostro brano ci dice “Madò che viaggio”, allora vuol dire che, almeno in parte, siamo riusciti a fare quello che avevamo in testa. 

 

Spiegateci meglio come, tramite le musiche, avete cercato di descrivere il coesistere tra l’elemento umano e quello artificiale.

Il rapporto tra l’uomo e la tecnologia è oggi sempre più labile. Nei prossimi anni sarà difficile distinguere ciò che è completamente umano da ciò che è completamente artificiale. E così, nei nostri brani, abbiamo cercato di fondere i due elementi, quello umano, rappresentato da suoni acustici o organici, e quello artificiale, rappresentato da sintetizzatori e drum machine. Abbiamo cercato di descrivere quello che vediamo ogni giorno attorno a noi. Il risultato vuole essere la creazione di un ambiente sonoro che mescoli sensazioni che vanno dai 30° C fino ai 30 sotto zero.

 

 

Voi che rapporto avete con la tecnologia?

Non possiamo negare che la tecnologia ci affascini. Senza le possibilità che ci offrono le attuali DAW probabilmente non saremmo in grado di realizzare la nostra musica. Non solo. Gli strumenti che utilizziamo per produrla, in qualche modo, influenzano e modificano la musica stessa. Per dirla con un’espressione elegante: c’è un rapporto di influenza biunivoca tra la musica e i mezzi utilizzati per crearla. La rivoluzione dell’informazione ci ha, quindi, fornito mezzi straordinari ma, al tempo stesso, ci ha trasformati. Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione ha consentito a tutti di avere accesso a mezzi che una volta erano prerogativa di pochi. E di questo siamo felici. Pensiamo alla facilità con cui è possibile oggi registrare un disco. Bastano un computer, una scheda audio, due monitor e un microfono. La maggior parte del nostro Ep, ad esempio, è stata prodotta e registrata in casa. Dall’altro lato, i rischi di una eccessiva semplificazione sono evidenti a tutti. Non sappiamo se questo sarà un bene o un male. Noi abbiamo solamente scelto la musica come mezzo per cercare di descrivere il cambiamento che stiamo vivendo.

 

 “Dive” è l’unico brano dell’album non completamente strumentale. Com’è nato?

“Dive” è l’unico brano del nostro Ep che segue una forma canzone più tradizionale e in cui la voce è l’elemento centrale, anche se in tutti i brani sono presenti campionamenti vocali qua e là. Per questo brano, abbiamo collaborato con una bravissima cantante e amica, Debora Littieri (aka Deb). La genesi è particolare. Durante le serate passate a scrivere, abbiamo chiesto a Debora di improvvisare su qualche nostra base che avevamo già pronta. Dopo una serie di registrazioni, ci siamo accorti che c’era qualcosa che non funzionava o che comunque non ci convinceva a pieno. Così, abbiamo provato ad importare il cantato di quello che poi sarebbe diventato il ritornello “My love is pure” su di una nuova base, “Dive” appunto. Da lì in avanti, le cose hanno cominciato a girare. Abbiamo lasciato il ritornello con una sola frase, per mantenere l’idea di un campionamento estrapolato da altro brano (come effettivamente era) e abbiamo costruito attorno le strofe.

 

Questo Ep suona come ve lo eravate immaginati in partenza?

Quando abbiamo deciso di scrivere un Ep, abbiamo provato ad immaginare che forma dargli. Ed avevamo un’idea abbastanza chiara. Poi, però, durante la scrittura ci siamo lasciati ispirare dal momento, senza porci troppi freni. Per cui, la risposta è “in parte”. Suona come ce lo eravamo immaginati in partenza, ma ha anche qualcosa di nuovo che non ci aspettavamo.

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

 

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.