No New – Dentro l’ “Appartamento in centro” dei Rookie

I Rookie sono una band rock che ha da poco pubblicato il loro primo album “Appartamento in centro”, un disco che da loro viene definito onesto, che non si perde in esercizi di stile. La loro è una musica rock, contiene gli elementi migliori degli anni ’90 e ogni canzone racconta una storia che potrebbe essere la mia o la vostra. Conosciamoli meglio in quest’ intervista.

 

Rookie è un progetto esordiente fatto di membri che vengono da altre band, come vi siete incontrati e uniti?

Io e Spazza (chitarra) ci conosciamo da anni, è stato il fonico dei Dufresne per tutto il tour di AM/PM e da tempo si parlava di suonare insieme. Antonio Loseto (batteria) è stato la persona che mi ha spinto a suonare la chitarra, siamo cresciuti insieme ed è con lui che ho formato la mia primissima band quando ero adolescente. Carlo Demo (basso) è stato chitarrista della band che avevo prima dei Dufresne mentre Luca Sammartin (tastiere) è il produttore del disco. Ci siamo conosciuti due anni fa, tramite amici comuni e ci siamo piaciuti. Con lui e Spazza abbiamo creato una società di produzione che si chiama PRODUZIONI FANTASMA, ci occupiamo di composizione, registrazione, arrangiamenti, produzione, grafica e di tutto quello di cui un artista ha bisogno per valorizzare al meglio il proprio progetto.

 

Nella vostra descrizione affermate che in Veneto la nebbia è sparita insieme ai centri sociali, perché?

Per quanto riguarda la nebbia non so a chi dare la colpa mentre per il discorso centri sociali i sindaci veneti ce l’hanno messa proprio tutta per distruggere l’underground! Basti pensare a Bitonci a Padova… Purtroppo per come la vedo io questa musica underground che ci piace tanto, nasce e cresce solo in certi ambienti, ha bisogno di stimoli sociali, creativi. Si nutre di disagio ma anche di spirito di iniziativa e di voglia di riscatto sociale non trova spazio nei teatri comunali non riesce ad esprimersi nelle feste di piazza, è sempre fuori luogo, troppo sporca per una biblioteca travestita da sala prove comunale dove non puoi alzare il volume per non disturbare.

 

In quanto tempo è venuto alla luce l’album?

Ci sono voluti sei mesi buoni per fare il disco, ma non tanto per un discorso di complessità compositiva ma più che altro per fare la band, compattarci e trovare una direzione. Il suono che volevo lo avevo già in testa, sapevo già che avrei voluto registrare in bobina e quasi in presa diretta. Con Luca abbiamo deciso di non usare sample sulla batteria e di mantenere la performance più naturale possibile.

 

Cos’è per voi “Appartamento in centro”?

All’ inizio era solo il titolo di uno dei pezzi del disco, ragionandoci su siamo arrivati alla conclusione che tutte le canzoni del disco raccontavano storie o descrivevano momenti di vita sociale diversi ma verosimilmente contestuali. E allora l’appartamento è diventato un condominio e le canzoni gli inquilini.

 

Perché il singolo è “La soluzione”?

Non è stato semplice scegliere il singolo, è stato Ciube (Dufresne) a suggerirmi di usare questo pezzo! All’ inizio mi faceva paura perché lo giudicavo molto pop a livello vocale ma mi sono fidato di lui. C’è questa paranoia che chi fa musica indipendente prende le distanze da tutto quello che è pop come se fosse un veleno mortale e devo ammettere che anche io sono molto sensibile a questa cosa, ma ho imparato a fregarmene e a ragionare solo su quello che mi piace. Non è semplice non farsi condizionare, perché esporsi significa correre il rischio di venire criticati o classificati, ma credo anche che non si faccia musica per una scena (che inevitabilmente collassa) ed è sbagliato limitarsi per non uscire dai canoni estetici autoimposti.

 

Lavorare e suonare in una band: come si coniugano le due cose?

È un matrimonio bellicoso, perché le esigenze lavorative ti impongono orari e limiti temporali che non coincidono con i tempi creativi. Una band che lavora può suonare solo nei week end e se il venerdì deve fare un concerto fuori città deve prendersi permessi o ferie. Se ha la fortuna di avere un titolare comprensivo nessun problema altrimenti sono cazzi. Scegliere di dedicarsi solo alla musica è un privilegio di pochi. Nonostante questo continueranno ad esistere le band, siamo come la resistenza armata al confine, scomodi, affamati, senza privilegi ma determinati a resistere!

 

Federica Monello

 

 

Autore dell'articolo: Federica Monello

Allegra. Chiacchierona. Amante della musica. Appassionata di scrittura e cultura. Ballerina mancata che si rifà ad ogni party scatenandosi al ritmo di rock, reggae ed elettronica. Laureata in Lettere Moderne a Catania adesso studia Comunicazione e Cultura dei Media a Torino. Osserva, ascolta e rielabora tutto ciò che succede intorno a lei per raccontarlo.