No New – I “Fuccboi” dei Vangarella Country Club

Dopo l’esordio con un  Ep pubblicato nel 2015, i Vangarella Country Club sono tornati con il loro primo disco, Fuccboi, uscito il 16 giugno per Noia Dischi. Un forte uso di sintetizzatori e la presenza di sonorità eteree alternate a ritornelli paranoici sono alla base degli otto brani presenti nella tracklist.

Abbiamo avuto il piacere di porre qualche domanda a due dei componenti della band, ovvero Michele Cantarella  e Giovanni Cerrati. 

 

Perché “Fuccboi”?

Giovanni:  I Fuccboi sono l’incarnazione di un processo sociale: l’artificializzazione di sé stressata fino a quel punto in cui non serve più nemmeno a scopare o essere apprezzati, ma diventa un “punto zero” in cui ci si esaurisce nella propria immagine. No, scherzo, sono i pischelli fichi che fanno i like su Instagram con i vestiti belli esattamente come le loro controparti femminili.

Le otto tracce come hanno preso forma?

Michele: In modo molto disordinato. Potrete trovare due anni delle nostre vite in 40 minuti scarsi di musica, e per la maggior parte di questo tempo io e Giova non ci siamo mai visti perché vivevo a Parigi. Mandavo demo a Giovanni e lui, ogni tanto, me ne mandava altre indietro. Ci siamo ritrovati a settembre 2016 a Roma, con mille demo in mano. Da lì in poi abbiamo tagliato tutto quello che non ci piaceva e condensato l’album in otto tracce. In realtà “Aestetica” è stata lo spartiacque della nostra produzione: da lì in poi, tutti i brani che abbiamo scritto sono poi finiti nell’album. Quelle poche tracce vecchie che sono sopravvissute, invece, le abbiamo praticamente riscritte da capo.

 

 

Chi sono i ventenni d’oggi?

M: Quella dei ventenni è una generazione che al massimo delle proprie aspettative può sperare di finire mantenuta per metà dai propri genitori. Viviamo gli anni dell’università pieni di promesse e belle speranze, per poi uscirne disoccupati, sovraqualificati, e rassegnati ad offrirsi al lavoro schiavile sotto forma di tirocini non pagati pur di fare qualcosa. Tutti quei soldi spesi nell’istruzione serviranno comunque a qualcosa: in mancanza di occupazioni vere e proprie, ci rifugiamo nell’ostentazione del nostro intellettualismo, dei nostri bei vestiti, delle nostre velleità artistiche. Non è una sorpresa se noi tre perdiamo tempo a fare musica di merda, è l’unica via d’uscita che abbiamo dalla follia.

G: I ventenni di oggi siamo noi e una decina di altre persone che conosciamo. Gli altri sono adolescenti o vecchi, reali o percepiti.

Sono passati solo due anni dall’Ep “L’importanza del liceo classico”, eppure è evidente la vostra crescita. Dal liceo alla laurea il passo è stato breve insomma!

M: Da qui all’ep ne abbiamo fatta di strada. Abbiamo trasformato quello che era un progetto creato per dimostrare a noi stessi che potevamo fare qualcosa di meglio invece di deprimerci in qualcosa di più serio. Come “artisti”, siamo diventati una band vera: non solo abbiamo lavato i panni nell’Arno in quanto a influenze, ma Simone è entrato nel gruppo e abbiamo iniziato a suonare dal vivo per davvero. A livello personale, abbiamo visto responsabilità piombarci addosso di colpo, relazioni importanti finire in un soffio, e siamo più o meno sopravvissuti alle nostre lauree. “Fuccboi” è una testimonianza della nostra maturità non tanto a livello musicale quanto soprattutto a livello umano.

 

 

Il video di “N.Y.U.” è assolutamente originale: un tutorial su come cucinare gli udon. A chi è venuta questa idea?

M: Il video di “N.Y.U.” nasce da un’idea mia, ma era da un po’ di tempo che volevamo fare una cosa del genere. Volevamo un video che fosse apparentemente scollegato dal testo, in cui potevamo contrapporre primi piani bellissimi su leccornie esotiche a testi e basi non proprio allegri. Come con tutti gli altri nostri video, vi è poi in comune un erotismo che può essere espresso in maniera più o meno esplicita: in “Aestetica” e “Umana” abbiamo gli hentai, in “N.Y.U.” il food porn, e vi anticipo già adesso che il video di “7euro” contiene delle scene bdsm. È anche vero che cercavamo il reshare di GialloZafferano, cosa che ahimè non è mai arrivato 🙁

Direi che la copertina rappresenta molto bene il concept del disco. Chi è l’artefice?

M: L’idea in copertina è mia. Non mi ricordo bene come mi sia venuta, dovevo aver bevuto un Negroni di troppo, ma mi pare che fossi al Trentaformiche al concerto dei nostri amici Sweat e abbia avuto l’illuminazione che in copertina dovessimo metterci un ragazzo androgino, nudo, colto nel mezzo di un orgasmo. Credo di aver chiamato Giovanni al telefono alle quattro del mattino per spiegargli l’idea. Una volta decisa la copertina, abbiamo trovato fotografa (Ilaria Ieie) e modello (Sean Cubito) e abbiamo scattato tutto. Al resto delle grafiche in copertina ci ha pensato Federico Colaboni, il nostro patron della Noia Dischi.

Credo che quella foto colga bene lo spirito dell’album. Non solo fa da richiamo a quell’erotismo di cui vi abbiamo parlato prima, ma soprattutto quella posa racchiude in sé tutto quello che noi vogliamo esprimere con “Fuccboi”: l’edonismo usato come pretesto per nascondere la propria rassegnazione.

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.