No New – I Botanici e la storia di come una demo gli ha portato la felicità

Abbiamo incontrato I Botanici, band campana che ci presenta “Solstizio”, il loro album di esordio pubblicato per Garrincha Dischi e prodotto da Alberto “Bebo” Guidetti de Lo Stato Sociale.  “Solstizio” è un album che ha una storia particolare che ricorda tanto le belle storie di musica di tanti anni fa, quando lasciavi una demo a un produttore e speravi che prima o poi qualcosa di bello accadesse…

Il resto ce lo raccontano in questa intervista di Egle Taccia.

Come vi siete avvicinati alla musica?
Suoniamo tutti da tempo. Siamo nati nel periodo in cui a 13 anni si desiderava una chitarra. Poi ci sta chi ha mollato e chi, come noi, ha proseguito.

Venite da Benevento. Com’è fare musica al sud? È stato più complicato farsi notare?
Venire dal sud ha i suoi pro e contro. Forse, per quanto riguarda la visibilità, la differenza è poca rispetto ad una band che vive in zone più centrali, anche grazie all’utilizzo dei social. Forse uno svantaggio potrebbe essere legato alle potenzialità di creare collaborazioni, dato che molti artisti sono concentrati tra Bologna, Roma e Milano. In ogni caso ci spostiamo spesso, quindi cerchiamo di tenerci in contatto con quante più realtà possibili.

Ho letto che l’album ha avuto una lenta gestazione. Ci raccontate la sua storia?
L’album nasce dall’inverno del 2015. Qualche mese dopo conosciamo Bebo che decide di essere il nostro produttore. “Solstizio” viene registrato ad aprile del 2016 presso il Donkey Studio di Bologna ed esce ad aprile del 2017 per l’etichetta Garrincha Dischi.

Quest’avventura vi ha portati alla collaborazione con Alberto Guidetti de Lo Stato Sociale. Come siete riusciti a coinvolgerlo nel vostro progetto?
Sembra strano ma i mezzi tradizionali funzionano ancora. Avevamo una demo di tre pezzi registrati alla buona. Dopo un suo dj set dalle nostre parti consegniamo lui la demo e dopo qualche mese ci contatta per dirci che era interessato alla nostra musica e che voleva produrre il nostro disco. Ormai siamo amici e continueremo a collaborare insieme.

Di cosa parla “Solstizio”?

Solstizio parla delle storie finite male, di storie che lasciano un segno ma che vale comunque la pena ricordare.

I vostri suoni hanno come protagoniste le chitarre, ultimamente messe un po’ da parte nella musica. Vi piace andare controtendenza?
Non che sia stata una scelta andare controtendenza. In fin dei conti la chitarra è lo strumento che abbiamo sempre suonato, ma allo stesso tempo le contaminazioni del synth pop odierno non ci dispiacciono, quindi non escludiamo che in un futuro le chitarre possano essere affiancate anche da altre sonorità “meno rock” .

Mi raccontate la cosa più strana capitata durante le registrazioni dell’album?
L’aver deciso di registrare un pezzo l’ultimo giorno di registrazione. Avevamo ancora un giorno ma avevamo finito i pezzi che volevamo registrare. Senza pensarci troppo abbiamo preso le chitarre e registrato “Io non credo” in versione acustica. Il risultato ci è piaciuto molto e abbiamo deciso di metterla nel disco.

Se poteste cambiare qualcosa nella musica italiana o nella nostra scena live, cosa trasformereste?

L’acqua in vino.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d’Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!