No New – I colori profondi di Sara Jane Ceccarelli

L’eugubina Sara Jane Ceccarelli nel 2001 ha cominciato ad esibirsi come cantante accanto a suo fratello alla chitarra e successivamente ha collaborato con molti altri artisti, tra i quali Francesco De Gregori.

A fine 2016 è uscito il suo disco debut, “Colors…”. É un bel disco, elegante e multiforme, che ci ha spinto a proporle un’intervista.

Ciao Sara, da buon italo-brasiliano comincio così: sei nata in Umbria e vivi a Roma, com’è la tua parte canadese?

La mia parte canadese è quella che mi permette di rimanere lucida e concentrata alla maniera anglosassone in una città caotica come Roma!

Scherzo…ho trascorso quasi tutte le estati della mia infanzia e adolescenza nella zona dei laghi canadesi, vicino Toronto. Mi porto dietro l’immensa vastità dei panorami incontaminati, dove l’uomo poco ha messo piede. E l’inglese, che ho imparato prima dell’italiano, torna prepotente nella musica come richiamo alle mie origini, quelle che sento vere e profonde.

Ti esibisci ancora con Paolo come un duo?

Certo! Io lo chiamo “Il duo del cuore”…l’interplay fraterno ha qualcosa di inarrivabile, sono più di 15 anni che ci esibiamo insieme ed è sempre meraviglioso.

Mio fratello è un collega incredibile, preparato, attento, e geniale. E mi capisce, che non è da poco!

Canti ancora il samba? Chi ti piace di più nella musica brasiliana?

Io e mio fratello siamo da sempre appassionati di musica brasiliana. Abbiamo iniziato con la più classica “bossa nova”, che si approccia come primo genere durante gli studi di jazz, per poi scoprire che il Brasile possiede una vastità incredibile di singoli e separati generi musicali da rimanere sbalorditi. Samba de morro, choro, samba, fino alla morna di Capoverde, ho cercato di approcciare questi generi con il massimo rispetto, sapendo di non essere un’interprete “autentica”…ho studiato portoghese un anno all’università per poterlo pronunciare al meglio e l’ho ascoltato notte e giorno. Amo molto Elis Regina e Djavan, entrambi grandi contaminatori.

Cosa il conservatorio ti ha portato di bello? E rovesciando un pò la cosa, non senti che l’erudizione potrebbe anche essere una trappola?

Mi sono iscritta a Conservatorio abbastanza adulta da poter discernere quello che poteva essermi utile da quello che invece non mi apparteneva. Ho lavorato molto col mio Maestro nonché Direttore del dipartimento, ho vinto l’audizione per l’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti con cui sono stata in tour 2 anni, ho cantato ad un concerto di beneficenza alla sala Accademica dove De Gregori mi ha vista e mi ha chiesto di fargli dei cori nel suo ultimo disco…insomma, mi ha portato parecchie cose interessanti! L’erudizione è trappola quando rimane sterile. Ma quando arricchisce o aiuta a comprendere meglio il mondo, allora è linfa vitale. Molto è anche nelle preziose mani dei docenti, con alcuni sono stata molto fortunata.

Com’è stato il lavoro di composizione e registrazione per Colors…? Sei riuscita a formare un bel gruppo di persone, puoi raccontarci qualche episodio o la storia di questo periodo di lavoro tra composizione, registrazione, foto e video?

Ho composto le melodie in piena solitudine, quando ancora l’idea di come e quando registrare non era chiara. Ho registrato al piano armonie molto semplici, e registrato una preproduzione alla Casa del Jazz completamente unplugged. Per poi convertirmi alla musica elettronica nel giro di breve tempo, decisione non semplice ma estremamente affascinante. Come dico a tutti, questo non è un disco di approdo ma un disco di decollo. Ho poi selezionato accuratamente le persone con cui registrarlo, non mi sono accontentata ma ho preteso di sentirmi a mio agio. Sono stati molto bravi e pazienti, ci siamo chiusi a studio quasi 4 mesi, ci credevamo tutti molto. Poi far fare loro le foto è stato tutto un altro paio di maniche…nel disco ci sono solo mie foto, facile intuire il perché: ai musicisti chiedigli di suonare, il resto è tutto faticoso! Scherzo… Ad ogni modo è anche vero che il gruppo è variabile, e i componenti non sono sempre gli stessi. Quindi c’è solo da aspettare i live, e conoscerli di persona.

È previsto un tour per promuovere Colors…? Quali saranno i prossimi traguardi?

Il Colors Tour è partito prima ancora dell’uscita del disco, il 28 aprile 2016 al Monk di Roma. Raniero Pizza ha voluto scommettere per primo su questo progetto e di questo non smetterò mai di ringraziarlo.

Abbiamo fatto più di 10 date fra Italia e il Copenaghen Jazz Festival per finire con la presentazione ufficiale al Lanificio159 di Roma il 15 dicembre 2016. A febbraio 2017 si riparte!

Grazie per la disponibilità, a te la parola finale.

È bello avere qualcuno che ti fa domande sulla tua musica, ti inorgoglisce e rende prezioso il tuo lavoro. Grazie.

Intervista a cura di Cesar Zanin.

 

Autore dell'articolo: Cesar Zanin

Cesar Zanin
Nato a São Paulo nel 1975, cittadino italiano via Jus Sanguinis. Traduttore (En-Br/It-Br/En-It), musicista e busker, scrittore (vivendo un pò alla Bukowski o Fante), studente (ora in Erasmus presso l'Unipg). Amante di cosmologia, dello zaino in spalla, del vino (poco costoso) e della signorina (con moderazione). Umanista/progressista, fisicalista/naturalista. Fiero amatoriale.