No New – I Fukjo sono cresciuti e “Quello che mi do” ne è la prova

Quello che mi do è il nuovo album, pubblicato il 27 febbraio, della band pugliese Fukjo. Cinque brani che, accompagnati da noise rock e intrecci psichedelici, raccontano gli ultimi tre anni di vita vissuta della band tra cambi, fratture e rinascite. Il disco è stato registrato e mixato da Giulio Ragno Favero presso il Lignum Studio.

 

Se doveste descrivere con pochi aggettivi “Quello che mi do”  quali scegliereste?

Rocambolesco, intimistico, frenetico.

 

I nuovi brani come sono nati?

Le fondamenta dei brani sono state gettate in fase di composizione da ognuno di noi. Poi successivamente sono stati rimasticati con la formazione in sala prove, quindi svestiti, rivisitati e rielaborati. In genere lavoriamo in questa maniera. Il nuovo innesto alla batteria poi ci ha aiutati nella fase esplorativa, dando nuova linfa, nuovi percorsi.

 


Com’è andata la collaborazione con Giulio Ragno Favero (Il Teatro degli Orrori, One Dimensional Man, Off Musiek)? 

Senza dubbio positiva come esperienza. Crediamo si tratti dell’eccellenza dal punto di vista delle produzioni rock in Italia. Ci ha reso la vita più semplice, ha dato fuoco a tutte le paranoie di cui spesso un musicista è vittima quando è in studio e ci ha indirizzati sul suono più adatto. Ne usciamo certamente più adulti da questa esperienza.

 

 


Sin dal vostro primo album, “Wasabi”, del 2013, avete spesso collaborato con altri artisti, penso alle Lilies On Mars o a Pierpaolo Capovilla. Quanto è importante per un artista potersi confrontare con altri?

 E’ importante riuscire a guardare oltre il giardino di casa in tutti i settori della vita sociale e lavorativa. Nella musica forse a maggior ragione perché è nell’esperienza umana che avviene il compimento del gesto artistico. Quindi esserci incrociati con altre menti, altre attitudini, altre mani ci ha permesso di formarci, visto soprattutto che si trattava del nostro primissimo lavoro, realizzato in giovane età.

 


Quanto incide il background musicale nel vostro sound?

Più che background crediamo sia il gusto ad incidere più di ogni altra cosa. Il background certamente indirizza, perché è normalissimo che gli ascolti più sono insistenti più si incrociano con la nostra fantasia, però l’importante è ricercare il proprio gusto e questo per noi avviene in sala prove quando arrangiamo i brani. Ci affidiamo solo ed esclusivamente al nostro gusto.

 


Perché il nome “Fukjo”?

Prettamente perché ci piaceva. Ci piaceva come suonava, in fondo è un po’ il nome che dai a qualcosa di tuo a cui tieni molto, quindi deve piacerti innanzitutto. Poi abbiamo trovato anche solido il concetto che c’è attorno alla parola. Richiama il Fukyo della pratica buddista “Mai sprezzante” e questo ci ha fatto affezionare maggiormente al nome, tant’è che abbiamo messo una J al posto della Y ma lo pronunciamo alla stessa maniera.

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.