No New – Le Furie e “Il futuro è nella testa”, basta sceglierlo col cuore

L’ultimo disco, “Andrà tutto bene”, risale al 2012, finalmente sono tornati con Il futuro è nella testa, in uscita proprio in questi giorni (Gelsomina/Audioglobe). Stiamo parlando della giovane band fiorentina Le Furie, ovvero Edoardo Florio Di Grazia, Giacomo Mottola, Theo Taddei e Irene Bavecchi.

Edoardo ha risposto a qualche nostra domanda riguardo a questo nuovo lavoro.

 

“Il Mare” è il titolo del primo singolo estratto, è il racconto di come solo apprezzando i piccoli piaceri della vita si possa trarre il vero significato dell’amore. Detta così pare semplice…

Il mare è una canzone che segue il grande filone delle canzoni italiane scritte raccontando le emozioni che si provano d’estate o comunque quando ci troviamo di fronte all’immensità dell’acqua. 

Penso a “Una giornata al mare” di Conte, al “Mare d’inverno” di Ruggieri, a “Summer on a solitary beach” di Battiato , a “Un’estate fa” di Califano a “Odio l’estate” di Martino, a “Come è profondo il mare” di Dalla, etc..

Ho sempre amato queste canzoni che riescono a raccontare la faccia oscura che sta dietro il sole (non dietro la luna), dietro il divertimento, dietro la sabbia. Sono canzoni umane perché parlano di debolezze. Le uniche armi che possiamo usare sono l’accettazione della nostra debolezza e la semplicità. La capacità di saper trovare un’estate dentro l’inverno e un inverno dentro l’estate è una dote rara che vorrei avere. Il mare parla di questo.

 

 

L’album, invece, si intitola “Il futuro è nella testa”, come lo avete scelto e qual è il filo conduttore delle canzoni?

Scegliere un titolo è sempre un’impresa ardua. Abbiamo scelto “Il futuro è nella testa” perché volevamo un titolo che aprisse alla possibilità. Possibilità di cambiare, di evolversi o di restare così come siamo, ma solo perché lo decidiamo noi davvero. Esistono molti futuri possibili, dipende da noi. Il filo conduttore è proprio questo, cercare di capire non razionalmente ma con il cuore in che mondo viviamo e scegliere, ognuno per sé, il futuro che più ci rappresenta.

Sono passati cinque anni dal precedente lavoro, “Andrà tutto bene”, parliamo di un lasso di tempo parecchio lungo vista la frenesia tipica di questo periodo.

Esatto ed è proprio questo, per me, un grande merito. Oggi si tende a far uscire tutto subito: l’ Ora e l’ Adesso sono i padroni. Questo contrasta molto spesso con la qualità. Le canzoni devono uscire quando sono pronte, devono sedimentare come il buon vino. Certe volte basta un anno certe volte di più. Fare le corse tanto per farle è uno dei motivi per cui la musica sta vivendo tempi difficili. Il lavoro del musicista è un lavoro artigianale, ci vuole tempo, esercizio, volontà e mestiere. Questi sono i requisiti fondamentali. Non lo puoi dimenticare. Bisogna dare valore al lavoro che uno fa e lo si può fare solo con il tempo. E’ una scelta che comporta sacrifici, ma le cose belle non avvengono senza sacrifici. Se dovessi scegliere un difetto della mia generazione, che purtroppo comprende anche me, è che non è più capace di aspettare. E lì invece c’è il segreto della creatività.

Rimanendo sempre su di un argomento analogo, nel brano “Artisti da Fast Food” cantate “qui non ci sono più le canzoni ed ascoltiamo soltanto rumore, ci emozioniamo ascoltando rumore”. Come ci si può discostare da tutto questo mordi e fuggi che non ci permette più di riconoscere la vera essenza delle cose e di conseguenza neanche di coglierne la bellezza?

 Scegliendo di andare in controtendenza. Non seguendo le mode, cercando di trovare una propria e specifica originalità e voce. Cercando di essere critici ed ironici con gli altri e con noi stessi. Queste sono le prime risposte che mi sono venute in mente, che sono le risposte che uso per me e che a volte funzionano e a volte no. La frase poi nello specifico si riferisce a due cose:  certe volte ascoltando le canzoni ho come la sensazione che in realtà mi stiano bluffando, dietro agli arrangiamenti al sound all’estetica musicale non trovo lo scheletro, il cuore. E’ una delle nuove perversioni musicali. 

Poi si riferisce anche alla musica ambient che è il suono che descrive meglio la contemporaneità, mi sono ritrovato a piangere ascoltando dischi di Eno, di Pauline Oliveros, di Basisnki. Dischi fatti solo con nastri e loop o con diavolerie strane. Non riuscivo più ad emozionarmi con le canzoni ma con i suoni…

 La lunga esperienza live quanto vi ha aiutati nella realizzazione di questo disco?

 Il live è la componente più importane per chi scrive canzoni. Lì non puoi  barare o ci sei oppure no, non ci sono vie di mezzo. Questa lezione la portiamo sempre con noi, anche in studio, cercando di trovare e far emergere una verità.

Domanda Nonsense: la bugia più grossa raccontata per fare colpo in amore?

Ho promesso alla mia ragazza di fare un duo stile white stripes lei batteria io chitarra. Lei era contentissima. Ho fatto colpo! Lei non sapeva suonare, io suono male, non avevo tempo né voglia di fare il gruppo. Ho mentito spudoratamente. Sono passati più di 7 anni. Stiamo ancora insieme.

 

 

 Intervista a cura di Cinzia Canali

 

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.