No New – L'”incostanza” di Costanza Paternò

Inizia a novembre il tour italiano di COSTANZA PATERNÒ, la cantautrice dal cuore siciliano che ha appena pubblicato il suo album d’esordio “Incostanza” sotto la neonata etichetta Rocketta Records.

Valerio Vergani l’ha incontrata per noi, in una bellissima intervista dove Costanza ci racconta il suo album brano per brano.

“Incostanza” è il tuo recente lavoro. Ci racconti le 12 tracce e dove consigli di ascoltarlo?

Allora, io consiglierei di ascoltare il disco la sera, dopo un paio di bicchieri o sotto l’effetto della stanchezza della giornata. Oppure si potrebbe ascoltare in macchina, dove oggi si ascoltano la maggior parte dei dischi. Nella tua capsula mobile individuale. Comunque cuffie e divano dovrebbe andar bene lo stesso.

Ora vi racconto le 12 tracce. Amare Parole è stata scritta su per giù nel 2010 a Trapani, sulla tavola della cucina della mia penultima casa in affitto nella periferia della città, vicino al conservatorio. Credo che non serva molto per descriverla, il testo è quanto mai chiaro sui fatti dell’amore e dell’illusione che esso crea: o no?  Mi ero appena faticosamente mollata e sentivo tutto il peso di un vestito che non mi apparteneva scivolarmi via di dosso. Rude è invece più antica, 2008, Premio per la canzone d’autore F. De Andrè 2010. Ispirata da una profonda nostalgia verso un amore immaginato, sperato, creato anche lui, si è arricchita negli ultimi anni del tema iniziale ( che poi viene ripetuto a metà e alla fine) e da canto d’amore anche questo pezzo è entrato a pieno titolo nelle canzoni di disillusione, infatti quello che nacque come suono, “iora”, ha poi preso un senso (llora: piangi in spagnolo), ed ecco crollare il mito!  Canta por la noche l’ho scritta per uno spettacolo teatrale del liceo. In una piece di Cervantes dovevo recitare la parte di un barbone e quella fu la prima volta che mi improvvisai autrice, nel 2002. Ai tempi cantavo in un coro anarchico ed il brano voleva rifarsi alla tradizione dei canti popolari spagnoli. Il ritmo di allora era molto meno cadenzato e ovviamente non c’erano improvvisazioni o altro. Come quando fuori piove l’ho scritta a Trapani nel 2006 guardando fuori dalla finestra l’arcobaleno che appariva. Un invito alla speranza, che le cose brutte passano e servono pure loro ad imparare. Fidati, scritta nel 2007, è uno dei brani meno tragici a livello amoroso, anzi! Spinge a riflettere sulla mancanza di fiducia (in altre parole sulla gelosia) che spesso è causa di oppressione e sconforto. Di certo il tono del brano vorrebbe spingere un po’ oltre questa fiducia ma chi è veramente pronto per la poligamia? Infatti con Le Vent, si torna indietro nel tempo e mi accorgo di aver affrontato già l’argomento. Scritto accanto al camino nel 2004, questo brano vorrebbe rappresentarmi come un imprendibile spirito del vento, disposto a condividere l’amore e il ricordo senza però mai lasciarsi afferrare in nessuna morsa soffocante. Meu Amor, 2009,  invece torna decisamente a lottare con la mia coscienza che, fra poteri e libertà, vorrebbe semplicemente che il mio cuore battesse il ritmo dell’amore e non quello dei freddi pensieri. Ma la mia testa va al rovescio e riesce solo a immaginare una Piccola Utopia, un sogno che non si compie, un amore che non sboccia. Musica, 2010, anche lei è frutto della separazione, ma è un bel ricordo, una figlia giocosa e per sempre bambina, la musica fatta assieme e registrata con Davide Di Rosolini nell’intenso biennio di Unduo, il nostro spassoso progetto di teatro canzone. Poi però ancora un ultimo sospiro nostalgico con L’amore come la neve. Gli ultimi due brani sono in assoluto i più recenti. Jebel è un testo prima che un brano, legato a doppio nodo a due persone a cui tengo molto, colui che l’ha tradotto e colei che l’ha cantato: Marta Raviglia, confezionandolo così come oggi lo sentite. Dal Barbiere (2013) è dedicata a Giano, mio figlio. Scritta alla vigilia del suo primo taglio di capelli ( in cui stette incredibilmente immobile e tranquillo) parla della magia con cui le cose o le persone che vorremmo restassero in nostro controllo non lo sono o non lo saranno mai del tutto.

Il Titolo del tuo nuovo lavoro descrive uno stato d’animo, un gioco di parole relativo al tuo nome o che altro?

Significa dentro Costanza e senza costanza. Un gioco di parole per introdurvi al mio disordine interiore e alle figure poetiche che ogni tanto si affacciano da questa confusione pazza.

Da Trieste alla Sicilia, il mare come comune denominatore. È elemento fondamentale per la tua vita? Lo si ritrova nelle tue canzoni?

In effetti manca un brano nell’album che darebbe giustizia a questa risposta, si chiama Marvita e lo potrete sentire a tutti i miei concerti ed apprezzare dal vivo finché non avrò stampato il prossimo disco, che spero sarà più facile da buttar fuori. Credo che fra Trieste (dove in verità non ho mai vissuto) e la Sicilia ci siano svariati elementi che mi porto appresso e non tanto perché comuni quanto perché amo profondamente la natura e se potessi domani andrei a perdermi in un bosco per vivere selvaggiamente il resto dei miei giorni. Pioggia, vento, sole, sabbia, neve, montagne ed insetti non mi spaventano , li canto e li adoro cantando. Certo, il mare. Il mare posso dire che è il mio sud e se c’è il mare in una canzone parlo di un uomo di qua, di una cultura, di un clima che parla del sud. Tremendamente sanguigno e tremendamente ottuso. Enorme e piccolo. Bellissimo e terrificante. Lontano da ogni razionalità nordica. Chiuso nel suo mistero mistico e a volte idiota. Ricchissimo e cieco.

Come e dove hai scritto questo nuovo album?

Le canzoni raccolte sono scritte tra il 2002 e il 2013. Tra poltrone, tavolini, cucine, saloni, pavimenti e camini; sotto effetto di tristezze o malinconie o stupidissime euforie. Non è il mio nuovo album, è il mio primo album.

Porterai “Incostanza” in giro per l’Italia? Che tipo di situazioni live prediligi e chi avrai sul palco con te?

Sul palco con me ci sarà Vincenzo Gangi, attuale chitarrista dei Dounia e ex bassista dei Kunzertu. Che cosa meravigliosa ritrovarsi simili. Pazzi amanti della natura, disillusi quasi fino al midollo, incapaci di gestire la vita come adulti occidentali, incapaci di avere un rapporto sano con le cose, la tecnologia, il tempo. Smemorati, buongustai, appassionati di musiche simili. Che meraviglia! Voglio invecchiare come Gangi che è “il bono vecchio Gangi” e sorridere a 33 denti e imparare sempre un sacco di cose, e dimenticarle tutte per poi concludere che nella vita non c’è nulla di serio ma tutto è importante. Trovarsi su di un palco con una persona con cui si hanno tali affinità non ha prezzo e non ha possibilità di descrizione: è semplicemente il massimo.

Dunque prediligiamo dei pubblici attenti ma ridanciani, pronti a colmare i silenzi di vino, prediligiamo i posti che ci possono accogliere con un pasto gustoso e un orecchio sveglio. I posti che ci danno quanto ci spetta senza tirare sul prezzo, il che è imbarazzante davvero! Quindi un pubblico accorto, raccolto, sincero. D’inverno andrà benissimo.

Intervista a cura di Valerio Vergani

Ecco le date del tour:

Venerdì 4 novembre: LA CARTIERA, Catania

venerdì 11 novembre: EXSPERIA (Festival Documentaria Noto) – NOTO (Sr)

giovedì 17 novembre: TABIR, Taranto

venerdì 18 novembre: FERRO 3, Scafati (SA)

domenica 20 novembre: BUATT, Eboli (SA)

martedì 29 novembre: MARLA, Perugia

mercoledì 30 novembre: LE MURA, Roma

giovedì 1 dicembre: LAGUNA LIBRE, Venezia

venerdì 2 dicembre: CIRCOLO CRESSI, Cercivento (UD)

domenica 4 dicembre: MACONDO, Bologna

venerdì 23 dicembre: ZOOTV, Brucoli (SR)

lunedì 2 gennaio: HMORA, Siracusa

martedì 3 gennaio: AL KENISA, Enna

mercoledì 4 gennaio: BOLAZZI, Palermo

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d’Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!