No New- L’introverso: tra musica e immagini ci raccontano “Una primavera”

La storia di questa intervista nasce al Mi Ami quando, tra un concerto e l’altro, ho incontrato un bravissimo produttore, il cui nome vi verrà svelato nell’intervista, che mi ha consigliato di ascoltare un album, presentandomi Nico, la voce del progetto. Da quel momento la curiosità mi ha portata a fare la conoscenza de L’introverso e del loro secondo album “Una primavera” (Ruggito Music). Ecco la bella chiacchierata che ne è venuta fuori.

Mi racconti la vostra storia?

Futre: La storia de L’Introverso nasce tra i banchi di una scuola superiore di Milano passando per ex celle frigorifere trasformate in sale prova. Diciamo che prima di nascere come band siamo nati come amici.

Abbiamo voluto dare un senso alla forte affinità caratteriale che ci ha sempre legato cercando di concretizzarla in qualcosa che avesse un corpo; dato che avevamo tutti per le braccia uno strumento, abbiamo deciso di formare una band.

Quali sono le sonorità a cui vi ispirate e quali gli artisti che vi hanno portato ad avvicinarvi alla musica?

Nico: Gli Oasis e i gruppi inglesi degli anni Novanta hanno avuto un impatto molto forte su di noi. Innanzitutto ci hanno fatto iniziare a suonare, prima pensavamo solo al calcio, alle canne e alle ragazze. Poi, quella scena musicale ci ha lasciato in eredità l’amore per la forma canzone e per le melodie, ma con una ruvidezza di fondo che sentiamo nostra.

Adesso non pensiamo più al calcio, alle canne e alle ragazze.

“Una primavera” è il vostro secondo album, che vede come produttore Davide “Divi” Autelitano dei Ministri. Com’è nata questa collaborazione?

Futre: L’incontro con Divi è avvenuto diversi anni fa all’interno del Noise Factory, studio di registrazione di Milano e al tempo seconda casa per noi e per Divi. La sintonia è nata grazie a comuni radici musicali che ci hanno permesso di passare interi pomeriggi a parlare di canzoni, album e copertine di dischi. Alla passione per la musica aggiungiamo anche quella per il calcio e per il divertimento, tutte queste caratteristiche in comune con un professionista preparato a livello musicale ci hanno fatto identificare in lui la persona che cercavamo.

“Tutto il tempo” parla del ritorno alle vecchie abitudini dopo la fine di una storia d’amore. E’ sempre negativo lasciarsi?

Nico: Nella vita non si butta via niente, tutto serve a farci crescere, se decidiamo che debba essere così. La fine di una storia è sempre dura e lascia un vuoto enorme, ma, se non si scappa da se stessi e si guarda in faccia la sofferenza iniziale, regala un nuovo inizio e una solitudine rinfrescante, che ci permette di riscoprirci, amarci e diventare più indipendenti. In due parole: più forti.

Il video del brano è stato realizzato da voi. Non è la prima volta che vi trovate a cimentarvi con le immagini. Cosa mi raccontate di questa esperienza?

Futre: L’idea di buttarci nel mondo dei video è nato da una necessità: non avevamo più soldi per rivolgerci ad esterni che lo facessero per noi quindi semplicemente ci siamo detti: “Facciamolo da soli!”.

Abbiamo sempre trovato divertente giocare con le immagini e poterlo fare senza avere troppe indicazioni da seguire e senza cantanti rompipalle con cui doversi misurare l’ha reso ancora più piacevole.

Nico: Grazie. Perché i più rompipalle non sono i cantanti, ma i batteristi. Avremmo problemi solo se incentrassimo i video su una persona che passa la vita a picchiare dei fusti. Ma per fortuna non siamo pazzi.

Cosa ne pensate della scena musicale italiana?

Nico: La scena indipendente la vediamo in crescita, soprattutto dal punto di vista delle canzoni. Ci sono nuove band e nuovi cantautori che sanno scrivere canzoni vere, con ritornelli veri, mantenendo una credibilità intatta. E al pubblico piacciono. Fino a qualche anno fa non c’era spazio per questo tipo di cose, c’era troppo integralismo. Dagli italiani non mainstream si volevano solo i riff potenti o le sperimentazioni, senza riconoscere che esiste anche un modo indipendente di fare pop. Sembra un paradosso, ma il modo alternativo di fare pop esiste e non sta in delle formule particolari, è semplicemente farlo con passione e autenticità. Secondo me si percepisce la sincerità o la paraculaggine di un pezzo pop.

È davvero così difficile emergere e farsi conoscere nell’era dei social?

Nico: Sì, è una giungla. Infatti l’hype si crea quasi solo attorno a chi ha già strutture consolidate alle spalle. Chi è da solo è una goccia nell’oceano. Probabilmente prima dell’era social era più difficile, ma non lo sappiamo. Non c’eravamo.

Quanto è importante la sincerità per un artista?

Nico: Per noi è la base di tutto. Nella nostra musica mettiamo le nostre emozioni, i nostri luoghi interiori e anche quelli su cui camminiamo tutti i giorni. Per quel che ci riguarda non avrebbe senso fare musica senza un’urgenza espressiva. C’è chi lo fa per i soldi? Allora tanto vale aprirsi un’impresa e lavorare duro. La musica serve per buttare fuori quello che si ha dentro e per provare a trasmetterlo.

Come trascorrerete l’estate?

Futre: Attraversando la strada che divide la sala prove dal nostro kebabbaro di fiducia, stiamo registrando i provini per il nuovo disco, quindi gran parte del tempo la trascorreremo piacevolmente rinchiusi a suonare e bere birre fresche. 

Intervista a cura di Egle Taccia a Nico Zagaria e Futre, rispettivamente cantante e bassista de L’Introverso.

 

 

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!