No New – MAU NERA, UN RIMEDIO AL PROVINCIALISMO

Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con i  Mau Nera, giovane band piemontese i cui membri – Ivatt (Ivan Bertolino), Lebon (Giuseppe Borgna), Andix (Andrea Carretto), Dr Spizzerbass (Fabrizio Vaccari) e Fabbro (Fabrizio Bertero) – hanno trovato nel desiderio di evadere dai limiti imposti dal provincialismo la loro ragion d’essere, il piacere di suonare insieme e una sfrenata voglia di creatività.

Quando nascono i Mau Nera?
Ognuno di noi, negli anni, ha suonato in diversi gruppi locali, per cui ci conoscevamo perché appartenenti allo stesso giro. Un giorno, da una chiacchierata, è emerso che avevamo uno stesso progetto, ossia fare una musica che fosse diversa non solo rispetto a quella che facevamo nelle nostre precedenti band, ma, proprio in generale, rispetto a tutto il contesto in cui eravamo cresciuti. Una musica non banale, non imitativa ma fortemente creativa. Nella provincia di Cuneo la scena musicale è abbastanza morta, nel senso che la gente pensa soprattutto a lavorare e poco alla cultura nelle sue mille sfaccettature. Vanno tantissimo le cover band ma di nuovo e alternativo non c’è praticamente nulla. Ivan aveva diverse “storie” da raccontare mentre Lebon un cassetto pieno di musiche già pronte. Abbiamo provato a metterle insieme, col supporto e gli spunti di tutti, il risultato ci è piaciuto molto e, così, due anni fa, sono nati i Mau Nera.

Quali sono stati i primi passi che avete condiviso una volta formata la band?
Inizialmente, poiché ognuno di noi proveniva da generi differenti – ska, rock classico, funky, blues, rock demenziale – ci siamo subito posti il problema di come incastrare i vari pezzi del puzzle, ma siamo stati davvero fortunati: la grande sintonia che si è subito creata tra di noi e il desiderio di realizzare un progetto alternativo alla scena musicale locale, ci hanno permesso quasi subito di inserire tutte le caselle al posto giusto nonostante le origini differenti. Fabbro è stato l’ultimo ad unirsi a noi: appena arrivato, tra lui e Spiz si è creata un’intesa formidabile, così forte e bella da essere contagiosa per tutto il gruppo. In un primo momento, il progetto Mau Nera era più un progetto in studio, non ci ponevamo come obiettivo principale quello di far conoscere le nostre canzoni alla gente. Eravamo più concentrati a creare, a esplorarci, a capire quale fosse la strada da intraprendere. Poi, dopo l’arrivo di Fabbro, si è concretizzata la voglia di far conoscere la nostra musica al di fuori del Ginge Studio, che altro non è che la nostra alcova, il nostro laboratorio creativo.

Sono contenta che mi abbiate invitata al Ginge Studio per raccontarmi della vostra avventura musicale: quando si entra si percepisce subito che questa è la “casa” dei Mau Nera, un luogo eclettico e divertente. Come mai si chiama così?
Dopo aver girato diversi garage, siamo approdati qui, in queste due stanze che, pian piano, abbiamo reso simili a noi e al nostro stile. È importante trovarsi circondati da oggetti che fungano da specchi in cui riconoscersi. Il nome Ginge deriva da un termine piemontese che indica un tipo di castagna. In una piazza di Sommariva, dove viviamo, c’è una pianta detta, appunto, pianta delle Ginge; poiché quella è la piazza dove ognuno di noi ha iniziato ad esibirsi abbiamo pensato di prendere in prestito questo termine così familiare per noi ma dal suono così particolare per chi non è del luogo.

A proposito di nomi…Mau Nera da dove nasce?
Anche qui le nostre origini hanno avuto la meglio. Il nostro studio si trova in via Maunera, che, a Sommariva, è proprio un rione. In realtà, all’inizio, non ci convinceva molto, ci sembrava banale e scontato come nome da dare a una band che voleva proporsi come un’alternativa alla consuetudine musicale locale. Lebon, che non è di Sommariva, invece, era l’unico a trovarci qualcosa di interessante, probabilmente perché nelle sue orecchie Maunera non suonava come qualcosa di ripetitivo, di troppo conosciuto. Così, un giorno, è venuto da noi facendoci vedere il logo che aveva creato: un gatto nero con su scritto Mau Nera, staccato, non tutto unito. Beh, siamo rimasti tutti piacevolmente colpiti perché con poco era riuscito a far sembrare completamente diverso e accattivante qualcosa che per noi, sino a un attimo prima, era sempre stato così familiare da farcelo risultare solo ridondante. Ci è piaciuto e abbiamo deciso di chiamarci così.

Prima di salutarci raccontatemi come nascono le vostre canzoni
Tutto parte da Lebon e Ivan: il primo propone delle musiche costruite su strofe scritte in inglese al secondo, invece, spetta l’arduo compito di adattarle all’italiano mantenendo il più possibile la stessa metrica. Andix, poi, cerca di mettere insieme il tutto disegnando l’impronta sonora dei pezzi. A questa prima fase succede il lavoro di gruppo: insieme ascoltiamo quanto realizzato così che poi ognuno possa contribuire a migliorarlo affinché il risultato finale diventi qualcosa che appartenga a tutti i Mau Nera. Non c’è una gerarchia tra di noi, siamo tutti fondamentali e insostituibili. Come dicevamo all’inizio dell’intervista, abbiamo avuto una grande fortuna: pur essendo diversi, pur provenendo da generi differenti, il grande feeling che ci lega ci permette di amalgamarci in maniera armoniosa all’interno di un clima assolutamente goliardico e stimolante. Lo stesso accade per i video che abbiamo girato e che potete trovare nel nostro canale YouTube: Ivan immagina una storia, ce la racconta e da lì la fantasia e la creatività di ciascuno di noi partono per un bellissimo viaggio che ha la medesima destinazione.

 

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A cura di Laura De Angelis

 

 

 

Autore dell'articolo: Laura De Angelis

Laura De Angelis