No New – “Negli Occhi degli Altri”, il debutto dei Gringo Goes To Hollywood

È uscito il 5 luglio Negli Occhi degli Altri, l’Ep d’esordio dei Gringo Goes To Hollywood, un duo ligure. Il disco, completamente autoprodotto e registrato in una cantina di 10 mq,  contiene anche il singolo, nonché traccia d’apertura, Falsi Dei.

Abbiamo fatto loro qualche domanda riguardo a questo nuovo lavoro e alla bella storia della foto di copertina.

Perché Gringo Goes To Hollywood?

La scelta del nome è quasi casuale. In realtà, prima del nome completo per il gruppo, è nato “Gringo”, come soprannome. Luca Ravettino e Elisa Zignaigo avevano un bar in Centro a Sestri Levante, il Coffeebook, tra i miei sedici e diciannove anni ho passato quasi più tempo lì che a casa mia. Un giorno Elisa, per scherzo, ha cominciato a chiamarmi Gringo, che presto è diventato il mio soprannome, almeno per chi bazzicava al Coffeebook. Mesi dopo, quando c’era bisogno di un nome per il gruppo, Luca ha suggerito Gringo Goes to Hollywood, l’abbiamo tenuto. L’immaginario Western mi ha sempre affascinato, sarebbe bello in futuro inserire un po’ di quelle atmosfere nella nostra musica.

Un disco completamente autoprodotto. Siete soddisfatti del risultato raggiunto?

Il risultato è fatto di tante parti. Siamo sicuramente soddisfatti di come sono cambiate le canzoni nei due anni che abbiamo dedicato a questo Ep. Si è cercato di tirare fuori il meglio dalle 5 tracce, mettendo in discussione sia musica che parole. Siamo anche soddisfatti del centinaio di copie stampate e della loro grafica, curata da Michele Ulivi (che suona anche il piano in 6 P.M.). D’altro canto ci sono anche alcune cose che ci lasciano un po’ perplessi, come alcuni aspetti tecnici della registrazione e della resa sonora in generale. Oltre al fatto che avendoci messo due anni, sentiamo l’Ep un po’ distante dalla direzione che hanno preso alcuni pezzi più recenti. Senz’altro sono tutte cose che pensiamo sempre e suoniamo molto volentieri. Da una parte ci siamo affezionati, dall’altra ci piacerebbe fare anche nuove cose, e credo sia giusto e bello così.

Cosa lega le cinque tracce di “Negli occhi degli altri”?

Non c’è stata un’idea o un concetto che ha preceduto la scrittura delle canzoni. Nonostante ciò penso che le tracce siano abbastanza collegate l’una con l’altra. Non ne sono assolutamente sicuro, penso sia quel genere di cose che un orecchio esterno dovrebbe confermare o smentire. A legare le canzoni potrebbero essere alcune affinità musicali (dovute se vuoi, anche a una certa ingenuità) o alcuni stati d’animo comuni a più canzoni, se penso ai testi. La stessa idea del titolo “Negli Occhi degli Altri” è venuta parlando assieme a Dave del testo di “Paranoide”, prima l’Ep sarebbe dovuto chiamarsi “Sottoterra”, in riferimento alla cantina in cui l’abbiamo registrato. Quel posto, in effetti, potrebbe essere ciò che lega le cinque tracce, quella cantina di nemmeno 10 metri quadrati nella quale i pezzi sono nati. Ma anche quello che c’è fuori da quella cantina, quindi Cavi, Sestri Levante e in generale la provincia ligure, che suggerisce scenari presenti in più brani.

Mi incuriosisce sapere cosa rappresenta per voi la foto di copertina dell’album.

E’ una mia vecchia foto di famiglia. A sinistra c’è mio nonno Enrico, che non ho mai conosciuto, a destra suo fratello e al centro, più lontano, loro padre. E’ scattata a Deiva Marina, dove ho vissuto per un paio d’anni, prima che ci trasferissimo a Cavi. Appena l’ho vista mi è subito piaciuta e ho deciso che sarebbe diventata la copertina dell’Ep. Mi trasmette nostalgia e anche un certo senso di mistero. In realtà non rappresenta qualcosa in particolare, anche se quando la guardo mi cattura subito la figura di Enrico, c’è anche un aneddoto carino che mio padre mi ha raccontato quando abbiamo trovato la foto. Mentre lavorava in giardino, mio nonno era spesso disturbato da un passerotto che andava lì e cinguettava per un po’. Mio nonno lo chiamava simpaticamente Gringo. Ho scoperto questa storiella qualche anno dopo che venisse fuori il mio soprannome e il nome del gruppo. Una coincidenza che ricordo sempre con curiosità.

Un aneddoto che ricordate con più piacere accaduto durante la lavorazione dell’Ep?

Mi metti in difficoltà perché ce ne sono davvero tanti. L’anno scorso, mentre l’Ep era ancora inconcluso, ci è capitato di aprire ad Andrea Appino, a febbraio, e a Giorgio Canali, a dicembre. Entrambe occasioni per cui ringraziamo Fabio e il Randal di Sestri Levante. Sia Canali che Appino sono due personalità molto forti nella musica italiana, poterli incontrare è stato un piacere e un onore. Anche quando Raffaele ci ha consegnato il master dell’Ep è stato senz’altro un bel momento.

Originariamente cantavate in inglese, cosa vi ha spinti poi a cambiare rotta?

Sicuramente l’ambiente del Coffeebook è stato molto importante per questo aspetto. Luca è un ottimo paroliere e ha sempre spinto noi musicisti più giovani a usare l’italiano nelle nostre canzoni, suggerendolo come un modo più libero e diretto per esprimerci. Anche altre formazioni sestrine oltre ai GGTH hanno giovato di questa influenza linguistica. Al Coffeebook poi ho scoperto molta buona musica, tra le altre cose molti gruppi rock italiani come Afterhours, CSI, Verdena, Marlene Kuntz, il Teatro degli Orrori e anche alcuni cantautori che non conoscevo, tipo Claudio Lolli. Avevo visto nell’italiano, grazie a Luca e a questi ascolti, un fascino che prima non conoscevo.

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.