No New – Nuovi supereroi targati Rashomon

A distanza di cinque anni da Andrà tutto bene, è uscito a novembre l’ultimo lavoro dei Rashomon, Santo Santo Santo. Un album interamente autoprodotto anche grazie ad una campagna di crowdfunding ben riuscita.

Ho fatto qualche domanda al gruppo per scoprire meglio questo disco dall’animo rock, ma attraversato anche da contaminazioni pop e rap.

 

“Santo Santo Santo” arriva dopo cinque anni dall’ultimo album, “Andrà tutto bene”; nel frattempo ci sono stati diversi cambi di   line-up. Come hanno influenzato il risultato finale di questo nuovo lavoro?

Questi cinque anni hanno reso “Santo santo santo” un oggetto molto diverso da “Andrà tutto bene”. Pensare, costruire, registrare e portare in giro il nostro primo disco è stato incredibilmente facile, era scritto nella storia in maniera cosi’ incontrovertibile che ci è sembrato tutto semplice e potente come bere un bicchiere di latte. Poi gli astri si sono disallineati, le divinità sono diventate permalose e avverse, e gli entusiasmi degli uomini non sempre compatibili tra di loro. Dentro “Santo santo santo” non trovate soltanto un basso, una nuova chitarra su alcuni brani, arrangiamenti più scritti e compatti. Trovate anche testimonianza della nostra lotta con gli dei, di tutte le nostre crisi, i nostri ripensamenti, i nostri cambi di rotta, i nostri sconforti i nostri rilanci.

 

La copertina dà già un’idea abbastanza nitida su quello che si andrà ad ascoltare. Come avete conosciuto Zamoc (l’artista che ha creato l’artwork) e com’è nata questa “collaborazione”?

Modena e’ piccola. Da ragazzini suonavamo tutti, ci siamo conosciuti tra i palchi e le piste da ballo delle feste studentesche. Zamoc suonava la batteria. Poi quando abbiamo cominciato a pensare a “Santo santo santo”, visto che lui era bravo e famoso, gli abbiamo chiesto di proporci un artwork. La prima cosa che ci ha fatto vedere era una testa di lupo che non ci ha convinto. Poi il nostro maxi consulente-amico-guidaspirituale Dado (creatore di medulla e autore dell’artwork di andrà tutto bene) ci ha presentato l’idea di superman che si fa in vena. L’abbiamo rilanciata a Zamoc e… voilà!  

 

In “Schiuma spray” si racconta di come certi avvenimenti accaduti durante l’infanzia/adolescenza, apparentemente di poco conto, si possano ripercuotere nell’arco di una vita intera modificando decisamente la propria idea di futuro. E’ un po’ la premessa di questo album, siete d’accordo?

Per noi schiuma spray è più un inno alla spensieratezza cazzona di provincia.

 

“Santo”, invece, è un adattamento della poesia “Howl” di Allen Ginsberg. Perché questa scelta?

 E’ una lunga storia. Abbiamo una versione per la stampa. Eccola: Quando erano piccoli, Kheyre (il cantante leader dei Rashomon) e il batterista suonavano in un altro gruppo, che si chiamava “i musicanti di brema”. In questo gruppo ci stava pure un fine dicitore, un tizio che mentre gli altri suonavano andava in giro a leggere poesie al pubblico. E visto che i musicanti di brema suonavano per strada era proprio una bella cosa che ci fosse questo fine dicitore che andava nei capannelli di gente a leggere poesie. Poi ogni tanto leggeva questa poesia di Allen Ginsberg. La poesia era cosi’ potente che tutta la musica poi veniva catturata dalla poesia e il fine dicitore si metteva a gridare in mezzo alla gente “santo il cazzo dei nonni del kansas” eccetera eccetera. Un omaggio dunque a questi momenti meravigliosi della nostra giovinezza e anche ad una grande poesia felice.

 

“Monkey Joe” è dedicata a Joe Cantele, il nuovo chitarrista con voi dal 2014. Possiamo dire che questo brano sia il più adatto a rappresentare i “nuovi” Rashomon?

Sì. Se faremo un altro disco sarà tutto così. O almeno le strutture dei pezzi saranno tutte molto simili a quella di monkey.

 

Raccontateci meglio l’idea dei videoclip che racconteranno le avventure di quattro improbabili supereroi in lotta tra loro…

Siamo musicisti più o meno a tempo perso, facciamo tutti altri mestieri ma il nostro sogno nel cassetto è quello di essere grandi star hollywoodiane. I vari elementi di questo disco, dalla poetica all’artwork, più alcuni potentissimi shocks esogeni tipo l’uscita di lo chiamavano jeeg robot, ci hanno convinto a fare il grande passo e ad intraprendere una carriera nel mondo del cinema. E’ uscito il primo episodio di una serie che affronta i grandi temi dei supereroi e della lotta tra i bene e il male. Il plot in un guscio di noce: i cattivissimi cattivi (ledface e il cannibale) hanno sconfitto tutti i supereroi e ridotto la città in macerie. Proprio da queste macerie nascono nuovi eroi, polverosi e perversi (generale 18 stelle e doctor usa), ultima speranza dell’umanità. I cattivi sfidano i buoni invitandoli allo scontro finale. Le prossime puntate vi condurranno attraverso un viaggio dentro e fuori i protagonisti fino ad arrivare allo scontro finale di cui sopra. Su questo ovviamente non possiamo dirvi nulla.

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.