No New – Pietro Berselli: “Cantando e scrivendo mi conosco.”

Di cantautori come Pietro Berselli, attualmente, ce ne sono davvero pochi. Il suo disco Orfeo l’ha fatto apposta è un cumulo di sonorità, significati e significanti che, ascolto dopo ascolto, diventa un amico fidato. Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata insieme a lui, tra ispirazioni, dolori e colori.

di Eleonora Montesanti

Iniziamo con una domanda esistenziale che forse, ogni tanto, ti sei posto anche tu. Pietro, chi sei? Perché fai musica?
Faccio musica perché trovo che sia il modo più efficace per esorcizzare i dispiaceri, l’ansia, le paure. Alcune cose fanno meno male quando sono su carta, diciamo, questo almeno per quanto riguarda questo disco. Cantando e scrivendo mi conosco.

Ti ricordi ancora qual è la prima canzone che hai scritto?
La prima di questo disco è stata Brindisi, se invece parliamo della prima prima prima canzone andiamo tanto indietro! Non ricordo precisamente, ma doveva essere uno scimmiottamento abbastanza zoppicante di Fabrizio de Andrè!

Il tuo cantautorato è inconsueto, le tue canzoni sono flussi emozionali fatti di suggestioni che catturano attimi, immagini e storie e basati su sonorità post rock e new wave. Qual è la tua definizione di cantautore?
Domanda difficile! Anche se mi definiscono cantautore, il concetto italiano consolidato di cantautore mi sta abbastanza stretto. Per fortuna credo che stia cambiando e che si stia dando il giusto peso alla musica e alla composizione. Il cantautore che vorrei (tipo “il mulino che vorrei ”!) è una figura che rispecchia il suo momento storico, in musica e in parole, possibilmente, di qualità.

Se la tua musica avesse un colore, quale sarebbe? E perché?
Adoro il colore del marmo bianco, rispecchia ciò che è solido e fragile allo stesso tempo.

Orfeo l’ha fatto apposta è il titolo del tuo nuovo disco, una sorta di rivisitazione moderna del mito di Orfeo ed Euridice. Si potrebbe dire che, in sostanza, con questo titolo cinico e un po’ provocatorio il messaggio reale sia: meno male che c’è la musica per esorcizzare il dolore?
Penso che questo sia un modo di vederlo molto positivo, molto ottimista! Ora forse la vedo così anch’io, ma mentre scrivevo il concetto era più “per fortuna che c’è il dolore che mi ispira la scrittura”.

Quali sono state le fonti d’ispirazione più importanti che ti hanno accompagnato durante la fase più creativa di quest’ultimo lavoro? (Musicali, letterarie, sociali, culturali,…)
Difficile a dirsi, ho ascoltato tonnellate di dischi per cercare il suono di Orfeo, Posso provarci citando i Tv on the Radio come gli Eels, i New Order e Joy Division, i The Cure, Fever Ray, i Noir Désire, Verdena, Offlaga Disco Pax, ma la lista si farebbe davvero troppo lunga!

Come nasce una tua canzone? Lavori prima alla melodia o al contenuto?
Lavoro contemporaneamente a entrambi ma la prima cosa che mi ispira è un certo suono, da quello nasce la musica e con la musica la necessità o meno della linea vocale e da essa il testo.

Cosa rappresenta per te il palcoscenico?
Il palcoscenico è forse il luogo dove sono più a mio agio, ha delle regole ben precise e funzionano. Se lo sfrutti bene, è il tuo più grande alleato! E io ho ancora tanto da imparare a riguardo!

Domanda a bruciapelo: i tre dischi più importanti della tua vita.
Oddio! Difficilissima! Desperate Youth, Bloodthirty Babes dei Tv on the Radio, Blinking lights degli Eels e Storia di un impiegato di Fabrizio de André. Ma tre sono decisamente troppo pochi!

Cosa c’è nel tuo futuro più immediato?
Il tour! Dobbiamo portare il nostro Orfeo in tutta Italia, non vediamo l’ora, siamo carichissimi!

 

Autore dell'articolo: Eleonora Montesanti

Eleonora Montesanti
Nasce nel 1988 e rinasce il giorno in cui si imbatte, per caso, in un concerto degli Afterhours. Ci mette poco a capire che la musica è la sua vita: dopo la laurea in lingue e letterature straniere, Eleonora inizia a scrivere di musica per gioco e, da allora, sono passati 5 anni. L'altra sua passione, infinita e vitale, sono i cani.