No New – Portobello: gli anni ’80 e una vita nella musica

Abbiamo incontrato Portobello, al secolo Damiano Morlupi.

Classe ’80, di Civitavecchia, Portobello è una nuova promessa della musica indipendente, che ha da poco pubblicato il suo secondo singolo, “Anima Libera”, brano dedicato al padre scomparso, estratto dal suo EP “1980” in uscita l’11 aprile per Diavoletto Netlabel.

In questa intervista ci racconta la sua storia e di come la musica sia da sempre parte della sua vita.

Sei figlio di un dj e una speaker radiofonica. Immagino che la musica sia una componente del tuo dna…

Ad essere precisi erano un po’ tutto fare, soprattutto mio padre… all`epoca in una radio privata così piccola come quella che era radio Civitavecchia (la radio di proprietà di mio zio dove i miei lavoravano) ci si doveva arrangiare un po’ in tutti modi per risparmiare e tirare avanti. Comunque assolutamente sì, ero costantemente al passo con le uscite discografiche di quel tempo, mio padre mi faceva le cassettine e le ascoltavo mentre lui era in diretta, quindi praticamente sono cresciuto in una radio con le cuffie fisse sulle orecchie. Mia madre quando era incinta di me faceva un programma sulle canzoni di maggior successo del 1979, quindi da dentro assorbivo tutto! Hehehehehheheheheheheh

Sei cresciuto ascoltando vinili anni ’80-’90. Quali sono quelli che ti hanno cambiato la vita?

Tanti, troppi… Bob Dylan, Michael Jackson, Aretha Franklin, Bob Marley, Dalla, Battisti, tutta la new wave anni `80! Se devo dirti tre vinili fondamentali: Michael Jackson Bad, la colonna sonora di Metropolis (dove c`era Love Kills un pezzo di Freddie Marcury da solista che è decisamente assurdo)  e Three Immaginary Boys dei The Cure.

La tua musica è influenzata dal cantautorato e dal pop. Come sei riuscito a fondere questi elementi?

Non lo so sinceramente, faccio tutto in maniera naturale. Prima scimmiottavo altri cantautori o band che apprezzavo, da qualche anno ormai scrivo libero da concetti altrui . Cerco di ascoltare ma di non assorbire troppo, quindi come ti dicevo tutto molto in maniera naturale.

Nel tuo ep racconti uno spaccato della generazione nata negli anni ’80. Come viene rappresentata nei tuoi brani?

In diversi modi. In Quelli di sempre parlo delle paure che ogni ragazzo che si affaccia alla maturità prova, ma lo faccio sarcasticamente. Quel pezzo è nato così per gioco, quindi volevo dare un taglio scanzonato e non appesantito al brano. In Fuori di Qua invece la rendo più melodrammatica ma parlo più o meno della stessa cosa. Infatti dico sempre che quei due brani sono due facce della stessa medaglia. Quello che ho voluto comunque esprimere in entrambi i pezzi è la speranza che qualcosa possa cambiare a partire da noi stessi! Basta lamentarsi, l’ambiente cambia se cambiamo in primis noi.

Che rivoluzione sta aspettando questa generazione?

Quella frase è una provocazione: la rivoluzione non si aspetta, si fa, bisogna cominciare a dire no a quello che ci viene propinato o imposto subdolamente. Dobbiamo cominciare a prendere quello che vogliamo, sempre in maniera pacifica sia chiaro, ma determinata!

Universo” è un brano in levare. Ti piace sperimentare nella musica?

Quella è stata un’idea del mio produttore. All`inizio non ero convinto, poi ho sentito la sezione ritmica sulle chitarre che avevo registrato io come canovaccio e suonava da paura quindi abbiamo deciso di proseguire in quel mood. Alla fine è venuto un pezzo un po’ dub, con atmosfere quasi oniriche. A me piace molto e poi è positivo, comunque sì mi piace sperimentare.  Facevo rap un tempo quindi in futuro mi piacerebbe mischiare un po’ le carte in tavola.

Che programmi hai per i prossimi mesi?

Assolutamente suonare live e nel frattempo cominciare a lavorare su pezzi che ho in cantina e che vorrei trasformare in un disco a tutti gli effetti. Spero entro un anno di aver terminato un nuovo progetto e portarlo in giro per l`Italia perché ora con soli 4 pezzi ho un po’ il limite del tempo nei live ma alla fine non mi lamento.  Un anno fa non avrei mai pensato di arrivare a fare un Ep e suonarlo in giro, avevo ormai dato per scontato che non avrei più riabbracciato la chitarra e invece eccomi qui.

Intervista a cura di Egle Taccia

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!