No New – Schena ci delizia con le sue “Canzoni ad uso interno”

Canzoni ad uso interno,  uscito per Irma records a giugno, è il titolo dell’album d’esordio di Schena, artista bolognese. Cantautorato finissimo e la capacità di saper scrivere su melodie apparentemente semplici. Malinconia necessaria e voglia di raccontarsi in un disco vecchio stampo che strizza l’occhio al presente.

 

Un disco nato da una lunga gestazione. Soddisfatto del risultato?

Sì, credo di potermi ritenere soddisfatto. Il lavoro con l’idea di poter mettere insieme le canzoni di questo disco è iniziato qualche anno fa. E’ un disco fatto a strati, nel frattempo sono passate un bel po’ di cose nella mia vita, anche il mio modo di scrivere canzoni è cambiato, per questo suona autobiografico ma i pezzi sono piuttosto diversi. La registrazione e l’editing del suono hanno comportato un ulteriore lungo periodo, un po’ perché non mi piace correre dietro alle scadenze e un po’ perché volevo che ogni pezzo fosse libero dagli schemi di genere. Un po’ come facevano negli anni settanta certi cantautori che amo molto: Jannacci, Rino Gaetano, Ivan Graziani, Dalla, ad esempio.

Perché “Canzoni ad uso interno”?

In primo luogo perché molte delle canzoni sono nate per me e non per il mercato. Mi spiego meglio, sono certamente contento se il disco vende, ma posso esserlo anche di più se qualcuno rimane legato ad una canzone o ne fischietta un motivo. L’uso interno riguarda soprattutto chi ascolta l’album.


L’idea dell’album è nata dalla scoperta del giornalista e poeta italiano di inizio novecento Ernesto Ragazzoni. Com’è avvenuto questo “incontro”?

Quando si diventa adolescenti in base alla sensibilità ci viene consegnato (dalla scuola? da qualche incontro importante?) un filo da riavvolgere di autori, musicisti, artisti….ad un certo punto ho incontrato Ragazzoni come primo traduttore italiano delle poesie di Poe. Doveva avere qualcosa di speciale questo outsider della letteratura (non si trova niente in commercio di lui) che nella vita aveva fatto il bancario, il ferroviere e poi (con grande talento) il giornalista. Le sue poesie furono raccolte e pubblicate solo dopo la sua morte da un amico editore. A lui era bastato declamarle all’osteria, in buona compagnia: più uso interno di così!

 

Il tuo primo lavoro discografico. Con che spirito hai iniziato questa avventura?

Non saprei. Posso dirti l’obiettivo. Ho pensato che questo tipo di progetto, quasi acustico, molto sentimentale e personale, potesse dare un piccolo aiuto…un compagno da autoradio, da postazione pc…insomma potesse rendere meno stressanti certi momenti della giornata, come la fila in macchina…

 

Come ti sei avvicinato al cantautorato?

All’inizio tramite alcuni vinili che erano in casa e che io e mia sorella torturavamo da bambini. Poi ad un certo punto, quando mi davano disperso per la new wave inglese, ci sono caduto pesantemente, forse per merito dell’inglese che ho sempre masticato male.

 

Hai già proposto questi nuovi brani nella dimensione live? Come sono stati accolti?

Per le presentazioni fatte finora direi bene, si cerca di ricreare l’idea degli arrangiamenti anche se siamo in due invece che in sette…faremo date anche nella seconda parte dell’anno, “Canzoni ad uso interno” si deve depositare ancora un po’…

 

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.