No New – Seraphins: “Libertà è riconoscere la propria identità.”

I Seraphins sono una band originaria di Bergamo le cui sonorità hanno un profumo e un colore squisitamente internazionali. In occasione dell’uscita del loro secondo disco, Skylines, abbiamo voluto conoscerli meglio.

DI ELEONORA MONTESANTI

 

Cari Seraphins, qual è la genesi del nome della band?
Ciao Eleonora! Possiamo dire che abbiamo scelto il nome “SERAPHINS” dopo aver visto il film “Seraphine”, che parla della storia vera della pittrice francese di nome “Seraphine”, una donna incompresa, derisa e allontanata dalla società “moderna” per la sua indole artistica sgradita ai più.
L’idea di avvicinarci a una figura reale e dai così forti principi (che condividiamo pienamente) come Seraphine ci piaceva molto, inoltre il nome “SERAPHINS” suona molto simile alla parola “Serafini”, il più alto ordine di angeli…ci piace “volare alto”! 🙂

Vi ricordate qual è il primo pezzo che avete scritto insieme?
Il primo brano è stato “Feeling Right”, risale all’estate 2014.

Quando è uscito il vostro album d’esordio, Colorful (2014), avete fatto un tour molto interessante e per certi versi insolito: avete suonato tantissimo nell’Europa dell’est. Avete notato differenze importanti sulla concezione della musica dal vivo rispetto all’Italia?
Sì, abbiamo fatto 3 tour nell’est Europa e abbiamo trovato una situazione nettamente differente da quella italiana…migliore! Suonare di fronte a persone che, già dal primo incontro, hanno voglia di ballare e cantare le tue canzoni è una bellissima esperienza, purtroppo qui in Italia accade poco quando una band emergente sale sul palco per la prima volta.
Nell’est abbiamo trovato la voglia di scoprire nuova musica, di conoscere nuova gente senza la “puzza sotto al naso” che troppo spesso abbiamo qui da noi.

Skylines , invece, è il vostro secondo disco, uscito lo scorso novembre. C’è un concept alla base dell’album?
Sì, certamente. È la continuazione del nostro primo album “Colorful” ed il concept è molto semplice, in realtà: a noi piace raccontare storie realmente accadute, raccontare la vita, la verità.
A volte lo facciamo da vicino, parlando delle nostre esperienze, del nostro vissuto e di come la pensiamo sui grandi o piccoli temi che inevitabilmente ci toccano. Altre volte, invece, cantiamo cose che abbiamo semplicemente visto o vissuto “da lontano”, da spettatori. Infatti uno dei significati del nome dell’album “Skylines” vuole ricordare proprio l’esperienza di mettersi ad osservare da lontano lo “skyline” di una città e raccontare qualcosa di ogni singola cellula che forma poi un popolo: la persona stessa.

Quali sono state le ispirazioni musicali che vi hanno accompagnato durante la fase creativa dell’album?
Se per ispirazioni musicali intendi gli artisti e le band che più ci hanno influenzato nell’ultimo periodo, possiamo senza dubbio citarti band come Biffy Clyro, Coldplay, The 1975, Nickelback, Red Hot Chili Peppers.

Freedom è il primo singolo estratto da Skylines. Guardando il video, ciò a cui ho pensato è che per essere liberi è necessario far pace col proprio passato, con le proprie radici. Che ne pensate?
Hai assolutamente colpito nel segno!
“La natura umana non può rifiutarsi di scegliere e di affrontare la propria identità.”
Questo è ciò che metaforicamente racchiude il viaggio rappresentato nel video; viaggio che rievoca la ricerca del proprio passato, fatto di perdite, mancanze e al contempo motore di scoperta, sviluppo. Una storia semplice all’interno di una cornice colorata, con personaggi a tratti grotteschi che ripercorrono le tappe mancanti della protagonista.
Girato tra il litorale ligure e due laboratori di
artigiani bergamaschi, il videoclip di “Freedom” racconta il faticoso percorso della giovane ragazza, determinata a scoprire le proprie radici. A partire dalla perdita della figura paterna in circostanze poco chiare, si innesca nella protagonista un meccanismo di rivalsa che, piuttosto che sfociare nella vendetta, approda nella redenzione. Libertà, anche se transitoria, è anche questo, un sentimento di liberazione che accarezza il nostro istinto.

Tra i brani, uno dei più belli è sicuramente Perfect Day. Ci descrivete com’è un vostro giorno perfetto?
Innanzitutto siamo molto contenti che “Perfect Day” ti piaccia! Il nostro giorno perfetto è quando siamo in tour e, svegliandoci la mattina con i postumi del concerto terminato poche ore prima, ci rimettiamo in viaggio, sapendo che la sera saliremo nuovamente su un altro palco a suonare per comunicare al nostro meglio tramite la musica ciò che vogliamo dire.

Qual è il vostro rapporto con l’Italia e, più nello specifico, con la vostra città (Bergamo)?
Purtroppo la situazione non è delle migliori, musicalmente parlando, ma siamo ottimisti e speriamo che le cose migliorino. La ruota gira. Speriamo che tornino i bei tempi dove durante le feste liceali c’erano decine di band emergenti che volevano suonare e migliaia di ragazzi e ragazze che non aspettavano altro!

Quali sono i tre dischi più importanti della vostra vita?
Californication, Black Horse, XX.

E se vi dico futuro, cosa mi rispondete?
Abbiamo molta carne al fuoco, stiamo lavorando sodo per far sì che il nostro futuro porti risultati sempre più concreti. In cantiere c’è, ovviamente, un nuovo album e nuovi concerti.

 

Autore dell'articolo: Eleonora Montesanti

Eleonora Montesanti
Nasce nel 1988 e rinasce il giorno in cui si imbatte, per caso, in un concerto degli Afterhours. Ci mette poco a capire che la musica è la sua vita: dopo la laurea in lingue e letterature straniere, Eleonora inizia a scrivere di musica per gioco e, da allora, sono passati 5 anni. L'altra sua passione, infinita e vitale, sono i cani.