No New – “Tacet”, l’esordio de I Pesci Solubili

Tacet è l’Ep d’esordio de I Pesci Solubili, band lombarda formata da Andrea Mazzola (voce), Gabriele Leoni (chitarra), Luca Curcetti (basso) e Francesco Bosio (batteria).

A circa un anno di distanza dall’uscita dell’album e dopo tantissimi live, i ragazzi hanno deciso di prendersi una pausa proprio per dedicarsi ai nuovi pezzi. Prima del silenzio hanno risposto a qualche nostra domanda.

 

È passato circa un anno dall’uscita di “Tacet”. State già lavorando ad un nuovo progetto?

Andrea: abbiamo tanti pezzi che ci piacerebbe registrare e tanti che invece incominciano a vedere ora la luce. Al momento stiamo pensando soprattutto alla fase creativa. Poi, se e quando sarà il momento, decideremo cosa sarà più valido e cosa meno e andremo a registrare.

Il tema conduttore delle vostre canzoni è la voglia di sognare un presente e un futuro migliore. Vi considerate degli ottimisti?

Andrea: generalmente sì. In realtà siamo tutti molto realisti, ma se proprio dobbiamo scegliere tra il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto, scegliamo quello mezzo pieno.

Francesco: in una società del genere non si può che essere ottimisti, altrimenti non si va più avanti.

Il nome della vostra band deduco prenda spunto da “Il pesce solubile”, il trattato di Andrè Breton. Come mai questa scelta?

Andrea: il nome fu proposto dal nostro ex bassista, che diede il via al progetto. Ci rispecchiavamo molto nell’ideale di quel paradosso surrealista e ci sembrava un nome abbastanza appeal. Ci piaceva.

Nel 2014, grazie al concorso “Anime Fuori”, avete avuto la possibilità di esibirvi davanti ai detenuti della Casa Circondariale di Bergamo. Cosa vi ha colpiti di più di questa esperienza?

 Andrea: per quanto riguarda il concerto, è stato incredibile vedere come tutti i detenuti fossero emozionati e pronti a divertirsi. Probabilmente perché non hanno molte occasioni per farlo.  Dal punto di vista logistico invece, sono stati strani i controlli scrupolosi da parte della polizia all’accesso della Casa Circondariale (hanno controllato perfino gli strumenti) e ancora più strano vedere come gli stessi si facessero fregare e raggirare continuamente dai detenuti.

Gabriele: è stata un’emozione unica. Sembrava di suonare per persone che per la prima volta in vita loro ascoltavano musica.

Che tipo di rapporto avete con il palco?

Andrea: chiedetelo agli altri, io sto sempre giù.

Gabriele: sempre protetto! Scherzo, quando suono mi isolo da tutto e da tutti, chiudo spesso gli occhi. Mi creo un mondo mio in quel momento.

Francesco: direi che abbiamo un rapporto decisamente ottimo col palco. Nessuno di noi soffre d’ansia da prestazione (solo Andrea in realtà, lui sì) e ci comportiamo allo stesso modo indipendentemente dal fatto che il palco sia enorme o minuscolo, e indipendentemente dal fatto che ci sia poco pubblico o sia strapieno.

Domanda Nonsense: A proposito di sogni…il peggior incubo mai avuto?

Andrea: io ricordo con particolare orrore uno da bambino in cui venivo rapinato e un altro più recente in cui rimanevo intrappolato sotto ad una slavina di neve.

Gabriele: mi capita spesso di sognare spezzoni di film horror visti quando avevo 5 o 6 anni.

Francesco: io sono emofobico, dunque i peggiori incubi riguardano operazioni chirurgiche e affini.

 

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.