No New – Un bel ritorno quello di Matteo Fiorino con “Fosforo”

Fosforo è il titolo scelto da Matteo Fiorino per il nuovo disco, prodotto da Phonarchia Dischi . Dopo l’esordio con “Il masochismo provoca dipendenza”, uscito nel 2015, il cantautore ha dato vita ad un lavoro dal sound più internazionale che vede la partecipazione di diversi artisti come IOSONOUNCANE, Etruschi from Lakota, Ottone Pesante, Calvino e Nicola Baronti alla produzione artistica.

Con l’uscita del primo singolo, la scorsa estate, ti chiesi delucidazioni sul significato di “Madrigale”, quindi mantengo la tradizione…che origini ha la parola “Fosforo”?

Fosforo deriva dal greco phospohoros, significa “portatore di luce” e racchiude il concetto che sta alla base del disco: le conseguenze delle nostre azioni si rivelano sempre in maniera lampante, abbagliandoci mentre brancoliamo nel buio. 

Rispetto ai brani più scanzonati del primo disco, in questi prevale sicuramente il sarcasmo. Colpa di una maggior consapevolezza?

Assolutamente sì, Fosforo è un lavoro sulla consapevolezza, proprio come certe nature morte, nelle quali, tra i vari elementi, spiccano i simboli della caducità della vita: teschio, clessidra, candela. Ebbene, io tutto questo immaginario lo affronto con la giusta dose di sarcasmo, perché in fondo rimango un cazzone anche quando mi faccio delle paranoie sul futuro, sulla morte ecc.

Musicalmente, invece, ci troviamo di fronte ad un bella fusione di black music, jazz, progressive ed elettronica. Complice anche la mano del buon Nicola Baronti?

Nicola Baronti ha capito perfettamente da che parte dovevano andare queste canzoni, perciò mi sono fidato ciecamente e raramente ho messo bocca sulle sue scelte. Ha visto il mio lavoro molto più in profondità di quanto avessi fatto io, e questo gli ha permesso di tirare fuori tutta una serie di sonorità che le canzoni contenevano in potenziale, sia nelle strutture che nelle armonie: prima di naufragare nel mare del cantautorato, infatti, ero già naufragato, in adolescenza, nel mare del progressive, del jazz e della black music in generale. L’elettronica rispolverata per l’occasione è quella del Battiato anni ’80, altra mia passione.

Questo lavoro è stato definito un viaggio senza mappa, al di là della meta finale che poco ci interessa, c’è stata una tappa intermedia che ti ha regalato una particolare energia?

Durante la scrittura dei brani ho vissuto a Bologna, La Spezia, Roma e in giro per i mari della Grecia, quindi tappe memorabili ce ne sono state diverse. Ma forse il momento più bello è stato al Premio Buscaglione, dove un paio di anni fa siamo arrivati in finale. Ricordo tre giorni a Torino insieme alla band e alle altre band in concorso e vari personaggi, tra artisti e addetti ai lavori. Lì abbiamo affrontato per la prima volta delle platee numerose, ci siamo divertiti ed emozionati molto, e soprattutto lì è avvenuto l’incontro con Phonarchia Dischi, l’etichetta di Nicola Baronti.

Raccontaci qualcosa anche dell’artwork di copertina...

L’artwork del disco è opera di Giacomo Laser. La natura morta centrale me l’ha fatta dipingere dicendomi che era a scopo curativo e io, che non toccavo un pennello dal ’95 o giù di lì, ho obbedito. Quando gliel’ho mostrata ha detto “bellissima, scannerizzala e mandamela!”. Poi l’ha inserita.
La sua idea era quella di utilizzare qualcosa che mi rappresentasse, una sorta di autoritratto e, a ben vedere, è un autoritratto a tutti gli effetti, perché ogni nostra creazione è espressione del nostro ego, ci rappresenta in prima persona, a maggior ragione se si tratta di nature morte, e qui torna il discorso sulla caducità di cui sopra. 

Come suona questo Fosforo nella dimensione live?

Dal vivo abbiamo trovato una quadra che mantiene intatti gli elementi chiave del disco, in maniera da adattare l’album al live in trio, che è così strutturato: voce e chitarra elettrica; voce, piano elettrico e synth; batteria, programmazioni. Le linee di basso vengono suonate col synth, come succede anche nel disco. Io, Lidio Chericoni e Simone Cavina ci divertiamo molto con questo set. 

Domanda Nonsense: ti spaventa di più il caos o l’estremo ordine?

Mi spaventano di più le domande Nonsense, però le apprezzo, compresa questa. 

 Intervista a cura di Cinzia Canali

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.