No New – unòrsominòre. è tornato con due album e tanti spunti sui quali riflettere

Una valle che brucia e Analisi Logica, due dischi usciti contemporaneamente (per diNotte Records) senza nemmeno un singolo o un video di anticipazione. L’artefice di tutto questo è unòrsominòre., nome d’arte di Emiliano Merlin, già nei Lecrevisse nei primi anni duemila e poi autore dell’apprezzato “La Vita Agra” uscito per Lavorarestanca nel 2011.

Su questo doppio lavoro ci sarebbe tanto da dire, ma è molto meglio lasciare la parola all’artista che pare esser nato per raccontare…

 

“Una valle che brucia” e “Analisi Logica”, un album e un ep, usciti il 14 aprile, senza nessun tipo di preavviso. Scelta oserei dire rivoluzionaria.

Grazie, ma non esageriamo! Qualche precedente c’è sicuramente stato, nessuno inventa mai niente e di certo non ho la presunzione di averlo fatto io. È stata più che altro una scelta dettata dal pudore e dalla decenza. Siamo sommersi dai teaser di robette, tutti preannunciano tutto e francamente oltre a trovarlo fastidioso non ne capisco il perché. Né mi è parso necessario ritardare l’uscita di uno dei due dischi, avevo le canzoni pronte e quindi le ho pubblicate.

Anche questa volta molto rilievo viene dato alla parola: tematiche importanti, testi crudi e diretti, riferimenti alla letteratura e alla storia. Sicuramente la tua è una scrittura che divide il pubblico, ma deduco che tu preferisca così. Meglio creare conflitti e spunti di riflessione, giusto?

Senza meno. Canzoni inclusive e rassicuranti le fanno già in troppi, ogni tanto è salutare incrociare qualcuno che ti infastidisce, e non per come è pettinato ma per quello che dice nei suoi testi. E comunque mi sentirei ridicolo a cantare di località balneari o dell’acuto disagio generazionale degli studenti di giurisprudenza. Naturalmente tutto ciò rende il mio pubblico vieppiù esiguo; che posso farci? Non saprei comunque fare diversamente.

Sia l’album che l’ep sono stati prodotti da Fabio De Min dei Non voglio che Clara. Che impronta ha dato la sua mano a questo lavoro?

Fabio sa come ottenere i suoni che mi vengono in mente, cosa che io tecnicamente non saprei fare, e trovarne altri a cui io non penserei mai. È più esperto di me in materia di elettronica, e ha una forte personalità artistica che lo porta a dare un contributo importante in quella fase complicata in cui bisogna prendere decisioni ma le orecchie e il cervello sono pieni di suoni, e si fatica a distinguere cosa funziona e cosa no. Lo stimo come artista, i suoi pareri sulle canzoni mi interessano davvero, e poi ci conosciamo da tanto ormai, sa che personaggio sono e io so che personaggio è lui.

Da “La vita agra” sono passati alcuni anni. In che momento hai capito che valeva la pena ritornare in studio?

Non so se ho mai capito che ne valeva la pena, più che altro ho accettato il fatto che non potevo fare altrimenti. È accaduto quando ho avuto un numero sufficiente di canzoni pronte, e che pensate insieme formavano un immaginario che mi è parso sufficientemente potente, e, soprattutto, di cui ho avvertito la necessità di liberarmi. Se non si incidono e pubblicano, le canzoni restano a girare in cerchio nella testa e non si può andare avanti. Bisogna sgravarsi, sennò il peso si accumula, si resta ancorati e non ci si muove più.

Interessante il progetto grafico curatissimo che accompagna “Una valle che brucia”: diverse foto di vari soggetti e tipologie. Raccontaci meglio com’è nato.

La foto di copertina è stata scattata da David Game, un ricercatore di wildlife australiano, e ritrae un solitario yak del Tibet che si è allontanato dal branco e fissa l’obbiettivo in mezzo a una natura dai colori irreali. L’idea dello yak solitario, curiosamente, mi rullava per la testa da un po’, e quando mi sono imbattuto nel blog di Edward e ho visto questa foto gli ho subito scritto per chiedergli di poterla usare, e lui ha dato l’assenso. Le altre foto che compongono l’artwork sono tutte legate in qualche modo ai testi del disco e ne rappresentano ciascuna un aspetto; le ho raccolte e selezionate nel corso dei mesi e in qualche modo ciascuna di esse potrebbe essere una copertina alternativa. Con Michele De Finis (il mio chitarrista) e con i ragazzi di diNotte Records, che hanno pubblicato il lavoro, abbiamo collaborato scegliendo accuratamente materiali, formati e design. Acquistando la copia fisica infine si riceve un codice per scaricare una cartella di contenuti speciali (provini, foto delle session di registrazione, testi).

 

 

“Analisi logica”, invece, vede in copertina una riproduzione delle “Tavole di Verità” di Wittgenstein

Mi è parso un’ottima declinazione grafica del concetto che anche il titolo esprime. “Io sono devoto alla logica”, come cantava Ivano Fossati; “decidere cosa è giusto e che cosa scartare”, come cantavo in una mia canzone di qualche anno fa.

 

Visto il periodo storico/musicale, quante volte durante la lavorazione di questi dischi ti sei chiesto “chi me lo fa fare”?

Quotidianamente, e non ho mai trovato una risposta diversa dal “Bah, ormai ti tocca, forza”. Che posso fare? Sono cresciuto in anni in cui la musica “seria” aveva un’importanza sociale e personale che ora sembra ridicola, ridotta com’è a intrattenimento di sottofondo o divertissement per uscire a bere la birretta. È difficile accettarlo e conviverci, ma non c’è molta scelta, no? Per fortuna, capita di ricevere messaggi meravigliosi da parte di qualcuno che è stato toccato in profondità da qualche mia creazione, e questo ripaga di tanti sforzi.

Domanda Nonsense: Ti propongono di comporre la colonna sonora di un cartone animato, accetti? E, nel caso, quale sceglieresti?

Bella domanda, diversa dalle solite! Devo confessare di non essere un grande fruitore di cartoni animati, e anziché risponderti a caso un Miyazaki qualsiasi ti dico che mi divertirei molto a musicare un piccolo gioiello di animazione fantascientifica francese degli anni ‘70, “Il pianeta selvaggio”: oltre a essere un’esperienza visiva meravigliosa è anche una delle prime opere d’arte in cui viene affrontato, anche se in modo indiretto, il tema dell’antispecismo, che per me ora è molto importante e di cui ho cantato nella mia canzone “Mattatoio”.

 

 

Intervista a cura di Cinzia Canali

 

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.