No New – Winter Severity Index: lato oscuro italiano

Andate recentemente alla ribalta nel panorama darkwave mondiale, 100% italiane, a dimostrazione del fatto che la musica indipendente nostrana non solo non è mai morta, ma ha ancora molto da offrire. Figlie di sonorità sperimentali degli anni ’80, da poco hanno pubblicato il loro secondo disco, Human Taxonomy, e sono in viaggio per un tour che tocca varie città europee e del sud america. Nonsense Mag è andato ad intervistarle dopo averle viste live a Londra nello storico evento “Dead And Buried”…

Raccontate in breve come è nata la band e come si è evoluta nel tempo…
Simona: Nata nel 2009 come una band tradizionale, composta da quattro elementi, Winter Severity Index ha visto la pubblicazione del primo EP autoprodotto “Winter Severity Index” nel 2010, distribuito da AF Music e presto andato sold-out.
Nel Gennaio 2012 il progetto si è trasformato in un duo, dopo la decisione di Diana Salzo (basso) e Valeria Tirabassi (batteria) di lasciare la band, ho continuato collaborando con Valentina Fanigliulo, a.k.a. Mushy realizzando l’EP “Survival Rate”, pubblicato nel 2013 da Blood Rock Records solo in vinile. La collaborazione con Alessandra Romeo (ex Cat Fud e Bohemien) è iniziata nel 2012 in occasione di un live con The Chameleons Vox. Assieme abbiamo realizzato il primo full lenght del progetto, Slanting Ray, nel 2014, per Blood Rock (doppio vinile) e Manic Depression Records (CD), al momento sold-out. L’album è stato presentato in vari club e prestigiosi festival sia in Italia che in Europa, oltre che essere recensito come uno dei migliori album New Wave del 2014 da molti magazine italiani e stranieri. Nei nostri live ci accompagna sempre Giovanni Stax al basso.
Il nostro secondo LP Human Taxonomy, pubblicato a maggio 2016 da Manic Depression Records, è stato menzionato da molte webzine e giornali di settore fra le migliori produzioni dell’anno. Attualmente stiamo promuovendo l’album con un tour in Europa e America Latina.

Da un quartetto siete passate a duo, è cambiato qualcosa nel modo di comporre?
Simona: Chiaramente è cambiato. Ogni volta che si collabora con persone diverse la musica prende connotazioni diverse. Pur avendo mantenuto una certa identità di fondo, il suono si è chiaramente evoluto nel tempo e relativamente al percorso che ho compiuto con Alessandra, con cui collaboro dal 2012, ossia anche considerando la formazione come fissa, il suono ha subito un lento mutamento nel tempo. Il nostro primo LP è molto differente da quest’ultimo, nelle intenzioni, nelle atmosfere. Volevamo raccontare cose diverse.

Avete pubblicato da poco “Human Taxonomy”, raccontate un po’ quest’album…
Simona: Human Taxonomy (tassonomia umana) nasce da una riflessione sulla pressante volontà classificatoria dell’essere umano non solo nei confronti della realtà a lui circostante ma anche di se stesso. L’uomo ridotto a una categoria, incasellato in un ruolo che deve necessariamente ricoprire per essere riconosciuto dalla società, vede sostituire la sua personalità con un modello precostituito, al quale sente in qualche modo di dover aderire, rivendicando, tuttavia, l’esigenza di differenziarsi da esso. Ma anche nel suo dichiararsi diverso, a volte, l’uomo incappa di nuovo in un gioco di maschere ed etichette dal quale è difficile liberarsi definitivamente. Ne consegue un senso di dolorosa alienazione dal suo essere più intimo, che rivendica, infine, la libertà di vivere nelle sfumature e nelle ambiguità.

Alessandra: Direi che ci siamo chiuse per 6 mesi tutte le domeniche a casa di Simona. In queste sessioni il livello di attenzione e concentrazione è stato talmente alto che spesso sembrava più un compito in classe che una componimento musicale. Entrambe siamo maniache dei dettagli, perciò alcuni brani sono venuti fuori subito, altri ci hanno preso per diverse settimane.

Che band vi ispirano maggiormente?
Alessandra: Tutto quello che senti nel nostro suono é stato ispirato dalla wave anni ’80 e dal postpunk, ovviamente Cure, Cocteau Twins, The Chameleons, Sad Lovers and Giants, Dead Can Dance, ma anche U2, Pixies, Massive Attack, Mogway. Ogni decade ha avuto influenza su di me, tranne questa…

Simona: Sono pienamente d’accordo, anche perché penso che non abbia senso ispirarsi a quello che sentiamo attorno a noi oggi, sarebbe come copiare al compito il classe dal compagno di banco:D Molti si ispirano al passato, in varie maniere: dal revival della psichedelica, a quello della new wave, ai suoni retro dell’elettronica… Anche noi ci facciamo ispirare dalla nostra storia personale.

Avete appena finito delle date live in giro per l’europa, potete raccontarci come è andata?
Alessandra: Ogni volta che viaggiamo incontriamo un pubblico diverso, a volte é più freddo, a volte é trascinante per il suo calore. La cosa più bella però é conoscere le persone (gli organizzatori, i promoter) che quasi sempre sono mossi dalla sola passione per la musica, e scoprire che nella maggior parte dei casi, non é solo la musica che ci accomuna, ma una vera e propria visione del mondo, anche sociale e politica, oltre che estetica.

Quali sono i prossimi piani futuri per la band?
Simona: Continuare con la promozione del secondo LP e successivamente lavorare a qualcosa di nuovo. Non abbiamo fretta, lasciamo maturare gli eventi 🙂

Autore dell'articolo: Kalle

Kalle

Musicista, chitarrista e cofondatore dei Mescaline Babies, coi quali ha condiviso alcuni dei più importanti palchi europei.
Appassionato di musica, cinema e di qualsiasi forma d’arte.
Vive a Londra.