No Report – Coma_Cose: il duo rivelazione del momento live @ Astoria

Sono arrivati a definirli “indie-rap” per essere riusciti a legare i generi in una commistione di trap, hip hop e indie, inserendo nei loro testi quella descrizione dell’urbano, di ciò che vivono e che si trovano davanti quotidianamente con leggerezza e ironia, riempiendo i loro brani di riferimenti e citazioni di grandi cantautori del passato, come Lucio Battisti, dalla quale “Anima latina” è nata invece l’apprezzatissima “Anima lattina”, che ha da poco raggiunto le 200.000 views  su YouTube.

I Coma_Cose, duo milanese formato da Fausto ‘Lama’ Zanardelli, che con il nome di Edipo, suo progetto solista, abbiamo già avuto modo di ascoltare, e Francesca, alias California, di cui il cognome non c’è dato sapere. Sono di sicuro uno dei fenomeni musicali nel panorama emergente italiano più apprezzati del momento che, con soli 7 pezzi all’attivo – altri 3 in arrivo, appena annunciati sui social insieme a 10 nuove date del tour – sono riusciti a riempire i club di tutta Italia. La stessa sorte chiaramente è toccata a Torino, lo scorso 26 Gennaio, nella perfetta location del Basement dell’ Astoria in San Salvario che ha fatto il tutto esaurito.

I ragazzi si fanno attendere mentre la sala va riempendosi, capiamo subito, data la sua presenza al centro del palco , che il live sarà accompagnato da una batteria e quando per l’appunto parte la base dell’intro e il batterista si siede iniziando a suonare da solo, l’atmosfera si carica subito di un’energia che da quel momento non verrà mai a mancare durante tutto il live, sia da parte dei Coma_Cose che del suo pubblico. Siamo pronti a cominciare.

Partono subito forte con “Anima lattina” ed già un unico coro di voci: “Biciclette nostalgia, rose gialle gelosia…”, i due funzionano bene sul palco, si divertono, si scambiano sorrisi d’intesa passeggiando sul palco alternandosi e il pubblico non smette di cantare: “…abbiamo un’anima lattina, sempre che abbiamo un’anima.” Si passa immediatamente alla più ruvida “Cannibalismo” seguita da “Deserto” e, dopo avere quindi “organizzato un rave alle colonne” è proprio qui che il pubblico inizia a scatenarsi, “French Fries”, “Jugoslavia”, “Golgota” e “Pakistan” una dietro l’altra, parte il pogo, c’è addirittura qualcuno che cade a terra per poi rialzarsi e continuare.

Tra applausi e fiatoni, siamo tutti lì a guardarli speranzosi, con gli occhi di chi non ne ha avuto abbastanza, ma i Coma_Cose hanno appena concluso il loro repertorio. Una breve pausa e rieccoli sullo stage. Lui prende la chitarra, parte la batteria e dato che “Coma_Cose i nuovi Prozac+” è doveroso omaggiarli con una loro cover. Si continua quindi con “Stonata” dei Prozac+, brano estratto dal loro terzo album: “3Prozac+”. Non è ovviammente finita qua. Il duo milanese esegue per la seconda volta  i 4 brani più appreazzati: “Jugoslavia””Deserto”, un’ intensa versione acustica di “Pakistan”, per poi chiudere, questa volta sul serio, con “Anima Lattina”. Il risultato è che, anche grazie all’adrenalina della performance, i brani escono ancora meglio dell’inizio del live.

Ci dirigiamo allora verso l’uscita del Basement ed è proprio accanto alla porta che incontriamo Davide “Boosta” Dileo, tastierista dei Subsonica, con il quale abbiamo la possibilità di scambiare qualche battuta: “Anche tu fan dei Coma_Cose?” gli chiedo, e lui: “Mi piacciono! Mi piacciono molto!”.

Salutiamo allora Boosta e usciamo dal locale. Siamo soddisfatti, adrenalinici. Non si vedono spesso gruppi emergenti capaci di tirar fuori una tale energia da parte del proprio pubblico.

Ai Coma_Cose va sicuramente il merito, non solo di coinvolgere quella parte di pubblico amante del genere che forse più sta andando in questo momento come la trap, ma anche di riuscire a farsi apprezzare, grazie alla loro ironia e alla ricercatezza delle loro influenze musicali, la maggior parte delle quali hanno radici ben distanti dalla scena rap, da quella fetta di pubblico più vicina alla musica indie.

Siamo curiosi di ascoltare i prossimi 3 pezzi in uscita.

 

Autore dell'articolo: Giuseppe Fossi