No Report – Cristina Donà ha portato la sua nuova “Tregua” al Bronson di Ravenna

Sono da sempre convinta che un concerto al mese dovrebbe essere una terapia obbligatoria, poca spesa molta resa, perché non c’è bisogno di partire dai grandi nomi, anzi. Siate curiosi, come diverse persone lo sono state venerdì sera al Bronson di Ravenna, quel piccolo grande gioiello che da anni offre una scaletta live di tutto rispetto. In programma, questa volta, il concerto della poetessa del rock indipendente: Cristina Donà.

Ad aprire la serata gli Sherpa, gruppo che fonde sapientemente sonorità psichedeliche, shoegaze e post-rock. Un live breve ma intenso. Non interagiscono molto con il pubblico, lasciano che sia la musica a parlare e possono decisamente permetterselo. Sono dei bravi musicisti, caratteristica che non deve essere sfuggita nemmeno alla Donà la quale li ha scelti, nell’ultimo disco, per una collaborazione nel brano Tregua che, questa sera, non mancheranno di farci ascoltare.

Dopo l’ottimo inizio, il palco ora è tutto per lei, il pubblico più pigro si avvicina e le luci si spengono. La cantautrice sta portando in giro per l’Italia la sua ultima fatica discografica, Tregua 1997-2017 Stelle buone, una rilettura del primissimo album da parte di diversi artisti indipendenti.

Tu donna non dimenticare chi sei…un’introduzione di forte impatto dà il via ad una scaletta che verrà eseguita in rigoroso ordine, dalla traccia 1 alla 11. Nessuna pausa, solo qualche inchino di ringraziamento, poca improvvisazione e tantissima sostanza. La voce di Cristina è impeccabile, ma anche la band non è da meno, d’altronde ci troviamo di fronte a dei signori musicisti: Cristiano Calcagnile,  Lorenzo Corti, Danilo Gallo e Gabriele Mitelli.

Un’atmosfera man mano sempre più calda, sopra e sotto il palco. Tra i pezzi più forti Raso e chiome bionde che vede la cantautrice abbandonare la chitarra acustica per guadagnare il centro del palco, Le solite cose, una canzone che parla di apatia, ci racconta sorridente Cristina; la versione meravigliosa di Piccola faccia e la sarcastica Senza disturbare. La conclusione spetta a Tregua che nel finale “incontra” la bellissima versione di All Apologies dei Nirvana.

Il bis parte con una marcia in più. Una Cristina, più sciolta, si racconta al pubblico con quel connubio magico di teatralità e ironia e non nego che, per qualche istante, abbia rivisto in lei un’immensa Anna Marchesini. Una bella botta di adrenalina con The Truman Show lascia poi il posto ad un’intima Goccia cantata insieme al cantante degli Sherpa, bellissime le due voci che si fondono insieme e l’evidente timidezza di Matteo.

È tempo poi della bella Labbra blu dei Diaframma, canzone che avrebbe tanto voluto scrivere lei. Ci si avvicina davvero alla fine; la gente coglie con talmente tanto entusiasmo Dove sei tu, che l’artista decide di continuare sola con la chitarra per sentire le voci del pubblico…Bello, mi piace, io non vado via!

La Donà è visibilmente emozionata e sorpresa dal calore riservatole, tanto che, dopo Invisibile, decide di rientrare per la terza volta sul palco facendo cantare l’intero Bronson sulle note di Universo.

− Grazie del bel regalo! − ci saluta così.

Ma grazie dovremmo dirlo noi tutti a questa artista immensa che ancora, dopo vent’anni di carriera alle spalle, umilmente, si stupisce del fatto che la musica possa essere apprezzata e conosciuta anche senza l’appoggio di chi dovrebbe sostenere certa indubbia qualità artistica (le radio in primis).

Per fortuna funzionano anche altre strade e questo è meraviglioso. Proprio così.

 

Report a cura di Cinzia Canali

 

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.