No Report – Dub Fx, il one man band 2.0, live all’Hiroshima Mon Amour

Benjamin Stanford meglio conosciuto come Dub Fx è nato come artista di strada esibendosi in molte piazze di tutto il mondo in compagnia della sua loop station. Oggi, dopo dieci anni di esperienza musicale, è giunto al suo quarto album “Thinking Clear”, lavoro che presenta una maggiore influenza reggae rispetto ai precedenti. L’artista australiano ha inaugurato il suo tour europeo di presentazione di questo nuovo disco proprio a Torino all’Hiroshima Mon Amour.

Ad aprire il live è stato Andy V, tastierista e sassofonista che accompagna sul palco Dub Fx. Una magica contaminazione di generi, dal soul al reggae alla drum and bass che viaggiava tra sax, tastiere e voce. Un giusto riscaldamento in attesa dell’artista che è stato accolto dal pubblico con molto calore.

Ad accompagnare Benjamin sul palco oltre Andy V c’è il bassista Evan Tweedie che alternava il basso al synth. Già i primi pezzi sono una bomba e il pubblico reagisce scatenandosi. Direttamente dal nuovo disco ci presenta “Birds and Bees” con uno strano effetto vocale, come se la voce di Benjamin fosse sotto effetto dell’elio. Poi partono i bassi, il ritmo coinvolgente su un sottofondo boschivo. Sonorità reggae ci fanno ancheggiare con “Road to Babylon”.

Una pausa di qualche secondo e il palco si svuota, resta solo lui e la sua macchina infernale. Siamo tornati a suoi albori: voce, loop station, beat box e tanta energia in un one man band 2.0. Benjamin si racconta a noi con il suo italiano dall’accento fiorentino. Ci dice che tutto è iniziato a Lucca, città natale del padre, dove ha iniziato ad esibirsi per poi spostarsi in giro per l’Europa.

Diretto e schietto il contatto con il pubblico al quale chiede se ha ascoltato il suo nuovo lavoro. Poi presenta uno dei pezzi ai quali tiene di più, sicuramente per la forte sperimentazione, “Searching”. Non si ferma la sua voglia di parlarci e orgoglioso ci racconta come dopo anni di lavoro adesso può permettersi di pagare gli amici di sempre, che sin dall’inizio lo hanno accompagnato in questa sua avventura.

Poi partono le hit come “Love someone”, “Love Me or Not” e una delle più interessanti dell’ultimo disco “ Fake Paradise”, che il pubblico accoglie come una hit di sempre. Un live pieno, intenso, emozionante per i racconti e le confessioni di un artista che si è fatto da solo riuscendo ad emergere. Un mix di sonorità a metà tra improvvisazione e spettacolo ben congeniato, che ci ha fatto ballare e sognare terre lontane e ritmi urbani.

 

 

Report di Federica Monello

Foto di Alessio Consoli

Autore dell'articolo: Federica Monello

Allegra. Chiacchierona. Amante della musica. Appassionata di scrittura e cultura. Ballerina mancata che si rifà ad ogni party scatenandosi al ritmo di rock, reggae ed elettronica. Laureata in Lettere Moderne a Catania adesso studia Comunicazione e Cultura dei Media a Torino. Osserva, ascolta e rielabora tutto ciò che succede intorno a lei per raccontarlo.