No Report – Erlend Øye a Catania: Un live intimo fatto di silenzio e concentrazione

A volte capita di andare a un concerto per ascoltare un artista e di rimanere assolutamente folgorati dalla band di apertura. È quello che è accaduto durante il live di Erlend Øye al Ma di Catania, organizzato da Rocketta lo scorso 25 febbraio, quando sono rimasta conquistata dalle atmosfere magiche dei Crying Day Care Choir, un trio svedese dalle sognanti atmosfere folk che, salutandoci nella nostra lingua, ci ha portati come per magia in luoghi fantastici, affascinando tutto il pubblico del locale a tal punto da far gridare più volte la richiesta di bis. Durante l’esibizione non hanno risparmiato qualche battuta, come quando, riferendosi a un loro brano dedicato all’estate svedese, ci hanno ironicamente fatto notare che da loro l’estate dura solo un giorno, massimo due. Sono scesi dal palco accompagnati da un boato di applausi, lasciandoci con la voglia di saperne di più sulla loro musica.

Anticipato dalla richiesta di mantenere silenzio in sala per far concentrare l’artista nella sua esibizione in solo, con l’esplicita preghiera di allontanarsi nel caso non si fosse interessati allo spettacolo (il Ma è una discoteca all’interno della quale vi è una sala-teatro per i live), il nostro Erlend si è presentato sul palco con la sua chitarra, regalandoci i suoi brani in una veste ancora più acustica e numerose cover, per niente scontate, tra cui sono spuntati a sorpresa anche autori nostrani come Gaber e Bruno Martino, segno che la sua passione per la nostra terra è enorme.

Ma andiamo con ordine, Erlend Øye, noto ai più per essere una delle due metà dei Kings of Convenience, si è innamorato a tal punto della nostra Sicilia tanto da trasferirsi a Siracusa, cosa che ha tenuto subito a precisare con il suo modo di fare un po’ buffo, raccontandoci di aver guidato con la sua macchina per venire fin qui da noi. In questo modo ha subito creato un clima di familiarità col pubblico, clima che però si è spesso interrotto a causa delle non poche baruffe intrattenute con chi disturbava durante il concerto. Forse questa è stata la vera e propria nota stonata di tutto il live, perché il suo fastidio nei confronti del brusio di sottofondo era più che evidente e ha rovinato un po’ l’atmosfera. L’esibizione però l’ha visto più volte interagire anche simpaticamente con noi, parlandoci del Carnevale di Venezia, a cui una volta ha assistito, e della voglia di scoprire il nostro Carnevale di Acireale.

La parte più spassosa è stata quella in cui ha fatto ingresso sul palco un bravissimo suonatore di mandolino di nome Gigi, che, con la sua bravura e la sua mimica facciale, ha alleggerito un po’ la tensione che si era creata mentre il nostro norvegese dal sangue caldo richiamava alcuni indisciplinati del pubblico.

Durante il momento “italiano” dei suoi pezzi ci ha presentato “L’estate è finita” per poi farci scatenare con il brano più atteso della serata, la scanzonata “La prima estate”. Il pubblico lo ha acclamato per i bis e lui ha promesso la sua versione di “E la chiamano estate” di Bruno Martino a una condizione, indovinate quale? Silenzio assoluto in sala per la sua dolcissima e sussurrata conclusione di serata, con questo meraviglioso brano della nostra tradizione.

Report di Egle Taccia

 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!