No report – Eugenio in Via di Gioia: la ricetta del buonumore

Venti luglio, ci troviamo a Roè Volciano al concerto di apertura del nuovo tour degli Eugenio in Via di Gioia. Nel verde parco del festival Restart Musicando 2017 la band torinese comincerà a suonare alle 21:30.

Il concerto viene aperto dai Liede. I Liede sono tre ragazzi torinesi (proprio come Eugenio e compagni) che ci regalano una decina di buoni pezzi e una cover. Tra una canzone e l’altra si può percepire chiaramente l’influenza musicale e cantautoriale della scena indie italiana odierna, basti pensare ad alcune canzoni di Calcutta o ai Thegiornalisti di “Fuoricampo”. Allo stesso tempo, si denota una certa originalità, sopratutto in questi due pezzi: “Sono sommerso” e “Finte intellettuali”. I Liede hanno pubblicato il loro primo album l’11 novembre del 2016 dal titolo “Stare bravi”. Potete trovarlo al seguente link: https://open.spotify.com/album/4uaNfTBNpKMYTNYnogVJZ1 in collaborazione con Costello’s Records.

Prima di parlare del concerto vero e proprio, voglio aprire una parentesi su una qualità in particolare degli Eugenio in Via di Gioia, una qualità che di certo  vi farà uscire da un loro concerto con il sorriso stampato in faccia: la vicinanza ed il rapporto con il pubblico. Si, perché: Eugenio non esita a buttarsi in mezzo  a voi, non esita nemmeno un attimo a scollegare la chitarra dal jack e venire a suonare proprio tra di voi. Paolo, Emanuele e Lorenzo non sono da meno: scherzano, ridono e con un’estrema naturalezza costruiscono parentesi comiche che rendono il concerto un vero e proprio spettacolo (potreste seriamente tornare a casa con le guance doloranti a causa delle risate) . In tutto questo si può toccare con mano un’umiltà tanto bella quanto reale, i quattro ragazzi di Torino parlano con noi, ci chiedono i nostri nomi, chiamano sul palco un signore di nome “Pietro” che inevitabilmente, diventerà poi il protagonista della serata. Alla fine di tutto al banco dei gadgets, Eugenio firma gratuitamente una loro tessera fedeltà. Su questa tessera vengono segnati tutti i concerti degli Eugenio in Via di Gioia a cui parteciperete e tutti i gadgets che comprerete. Una volta riempite dieci caselle, potreste vincere una cena con Eugenio, Emanuele, Lorenzo e Paolo. Che dire: geniali.
Il concerto si apre con “La punta dell’Iceberg” dal loro ultimo disco “Tutti su per terra” (https://open.spotify.com/album/3yHF1lIYRFWAVk4HpBeGWl). Da lì in poi verranno cantate e suonate quasi tutte le canzoni di quest’ultimo album. Impossibile non notare come i suoni e le voci si mantengano pressoché identici a quelli del disco, ottimo.
Sotto il palco, inizialmente, ci sono  quasi solamente giovani, giovani illuminati, come li definisce Eugenio nell’omonimo pezzo che lui definisce: “il mio preferito”. Bastano un paio di canzoni, però,  e notiamo come si siano fatte avanti tante altre persone di età diverse. Questo è l’ennesimo segno indistinguibile che la musica degli Eugenio in Via di Gioia arriva a tutti e l’atmosfera che crea è sorprendentemente folkloristica. Eugenio invita tutti a ballare e sorride constatando che un buon 50% del pubblico conosce le canzoni. Siamo pochi ma senza paura di condividere la voce. Il pubblico è fortemente stimolato sopratutto da “Sette camice” e “Selezione Naturale”. Quest’ultima vanta la collaborazione con Willy Peyote, la cui parte stasera è interpretata dallo stesso Eugenio, data l’assenza del rapper. Tra i vari pezzi del disco nuovo si aggiungono anche i classici dei precedenti. Tra questi i migliori sono: “Prima di tutto ho inventato me stesso” e “Pam”. “Prima di tutto ho inventato me stesso” è una canzone che affonda le sue radici in un testo straordinario, cantato e suonato da Eugenio mentre risolve un cubo di rubick (allegoria del Creato).

“Pam” al contrario, è un pezzo più sbarazzino  su cui la band improvvisa balletti, gag grottesche e sketch immaginari dentro a un supermercato Pam. Tuttavia, la canzone non è un semplice gioco, infatti, nasconde una critica abbastanza mirata al consumismo ed ai consumatori. E’ importante ribadire come anche in questo caso la musica si trasformi in uno spettacolo per gli occhi di tutti i presenti, mediante la vivacità e la simpatia della band. Il concerto procede con entusiasmo, passione, voglia di cantare e di suonare tra anedotti e curiosità, alcune di queste provenienti addirittura dall’estremo oriente: la Cina. Il tempo vola tra una ballata pop come “Emilia” e la drammatica e struggente “Egli”. Arriviamo così al capolinea con “Perfetto uniformato” . In questo esatto momento abbiamo la possibilità di vivere una di quelle situazioni che rendono i concerti indimenticabili. Eugenio fa sdraiare tutti, e così noi facciamo. Coinvolge chiunque: vecchi e bambini, poi ci spiega quello che dobbiamo fare: ad un determinato verso della canzone ci dobbiamo alzare  tutti,ballando e cantando insieme a lui.
Tutta la band scende dal palco, l’unico strumento è la chitarra di Eugenio. Finalmente arriva il fatidico momento: tutti si alzano, tutti cantano, tutti ballano intorno agli Eugenio in Via di Gioia. E’ un misto di allegria e spensieratezza e, perché no, di beata giovinezza. Emozionante è il termine adatto a descrivere il risultato ottenuto.
Così si conclude lo spettacolo, o almeno sembra. A gran richiesta i ragazzi tornano sul palco per cantare un’ultima canzone: “Re fasullo d’Inghilterra”. Non c’è niente che non va: dai teenager ai bambini, dai giovani agli anziani. C’è chi si tiene a braccetto, chi si abbraccia, chi sventola le mani in aria. Gli Eugenio in via di Gioia fanno qualcosa di unico: danno vita a una festa in cui tutti vengono coinvolti, anche chi non li conosce. E’ un concerto, ma al contempo sembra una festa folkloristica.
Forse, senza dircelo, gli Eugenio in Via di Gioia hanno trovato la ricetta del buon umore.

 

Autore dell'articolo: Paolo Viscardi

Paolo Viscardi